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A proposito di api
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Lunedì 26 settembre su Repubblica è stato pubblicato un articolo sulle Api “Sono tornate le Api, ora lasciamole in pace”, a firma Carlo Petrini, Presidente Slow Food. Facciamo conoscere le nostre considerazioni, spedite anche al quotidiano La Repubblica, agli apicoltori perché riteniamo che alcune affermazioni sulle api e l’apicoltura non siano del tutto in linea con il settore apistico. Dunque, un po’ di chiarezza per allargare il dibattito a tutto il settore

A proposito di api

Carissimo Petrini, alcune doverose precisazioni in merito all’articolo “Sono tornate le api ora lasciamole in pace”, apparso su Repubblica di lunedì 26 settembre 2011. E’ altrettanto doveroso che lo faccia Apitalia, la rivista storica dell’Apicoltura italiana. Le api non si dividono più in “domestiche” e “selvatiche”. Ormai volano solo quelle “domestiche”, quelle allevate dagli apicoltori. E di ciò dobbiamo ringraziarli, senza la loro passione le api sarebbero scomparse da tempo. Dunque, un fatto è certo: non possono né andare via né tornare. Certo sono colpite da morie, in tutto il mondo, per la chimicizzazione eccessiva dell’agricoltura e per le malattie che colpiscono il meraviglioso insetto. Ora per quanto attiene la chimicizzazione dell’agricoltura, fa strage di api, è giusto bandire dai campi, per sempre, i neonicotinoidi e tutto il resto dell’arsenale chimico-tossico. Non a caso Apitalia nel 2008 lanciò la Campagna nazionale “Liberi dai Veleni” che ha raccolto miglia di firme: le stiamo per presentare all’Agricoltura. Ma tutto ciò non basta. Per scongiurare la moria d’api è d’obbligo riconvertire l’agricoltura, scegliendo stabilmente il metodo biologico, l’unico che può assicurare un futuro a tutto il Pianeta. In più, occorre ricordare che l’ape non è una specie protetta. Non a caso anche per cercare di modificare questa scarsa attenzione, ottobre 2008, abbiamo lanciato un’altra Campagna nazionale di raccolta firme “Difendiamo l’ape, un animale a rischio estinzione” (ciò perché si sono perse le tracce delle “selvatiche”). E veniamo alle malattie. Da qui arriva l’altro serio pericolo per le api. Sta di fatto che anche in questo caso gli apicoltori fanno fatica a contenerle dato che non dispongono di mezzi risolutivi. E’ su ciò che i media dovrebbero puntare la loro attenzione chiedendo, insieme a noi, alla Salute la ragione di tanti ritardi. Tutti insieme per l’ape, come ci insegna, ogni giorno, la loro società. Ogniqualvolta si apre un alveare e si osservano le api è come ammirare la bellezza del creato.
Ulteriori precisazioni. Non risponde al vero che in un anno la produzione di miele abbia toccato un +26,3%. Nell’articolo si parla di una produzione di miele, dati 2008, di 15.000 tonnellate: e va bene. Poi, si salta al 2010 e si parla di 23.048 tonnellate (incremento del 26,3%). E no, quest’ultimo dato somma la produzione nazionale e il miele importato nel nostro Paese. L’Italia non copre il fabbisogno interno di miele e allora se ne importano migliaia di tonnellate da paesi europei ed extraeuropei (Cina e Argentina fanno la parte del leone. Per l’Argentina, le statistiche indicano il 44%). Prendendo per buono il dato del 2008 – 15.000 tonnellate – occorre ricordare che andrebbero sottratte le 3.348 tonnellate di miele italiano che esportiamo annualmente: si scende sotto le 12.000 tonnellate di prodotto. Insomma, repetita juvant, l’Italia importa – lo afferma la Coldiretti - circa la metà del proprio fabbisogno interno con una produzione nazionale che per il 2011 è stimata sulle 13 mila tonnellate: ora i conti tornano.
Il grande neo sta nel fatto che i consumatori italiani assumono poco miele: 350 g pro-capite l’anno. E su ciò che dovremmo puntare l’attenzione, veicolando, sempre sui media nazionali, l’importanza del miele e degli altri prodotti dell’alveare nel sistema alimentare. Ci vorrebbero anche aiuti consistenti per i giovani che intendono praticare il mestiere di apicoltori. E’ l’unico modo per incrementare la produzione interna: in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando l’imperativo dovrebbe essere quello di attrezzarsi con progetti e produzioni ecologiche dal sicuro avvenire, come quelle apistiche. Il settore apistico è uno dei pochi che riesce a mettere in rapporto produzione e consumo, assicurando anche prodotti a Km0.
 
(by Massimo Ilari - Direttore Editoriale Apitalia)
 
 
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