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Il mondo delle api a misura d'uomo
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LA VESPA CINESE DEL CASTAGNO
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L’invasione della temibile vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus), che dove si insedia impedisce la fioritura del castagno provocando cali nella produzione fino al 60-70 per cento, sta mettendo a dura prova i coltivatori italiani. I castagni, invasi dal parassita, rimangono senza foglie o con foglie sfigurate da visibili calle e con i giovani getti disseccati e col tempo la pianta deperisce e muore. Ogni galla contiene 4 o 5 larve di vespa che a maturità depositano tra le 100 e le 150 uova. Questa vespa, arrivata per errore in Piemonte per opera di un vivaista, si è propagata velocemente in mezza Italia che è il terzo produttore mondiale di castagne (circa 70.000 tonnellate) e il primo in europa a causa della mancanza di un suo antagonista asiatico: Torymus sinesis, che si nutre delle sue larve. Soltanto in Emilia-Romagna gli ettari coltivati a castagno, dove primeggia il pregiato marrone biondo, sono 4.400 senza contare quelli spontanei. Nel territorio bolognese, dove io vivo ed opero in apicoltura, il castagno ricopre circa 3700 ettari di boschi.
La lotta, per ora è soltanto quella biologica. Per questo gli operatori fitosanitari delle Regioni, con grande abilità e pazienza, coltivano e trasportano in grosse provette gli insetti di Torymus depositandoli sulle piante infettate. La lotta chimica, oltre a risultare difficile, potrebbe danneggiare anche la pianta. Come si può vedere dalla foto i loro alveari sono enormi e somigliano agli sciami di api.


LA VESPA KILLER DELLE API
Anche questo tipo di vespa è uno sgradito regalo pervenuto dalla Cina (esattamente da Shanghai per opera di un ignaro coltivatore francese di bonsai). Da allora si è diffusa velocemente in ogni direzione raggiungendo la Spagna e che, secondo gli esperti, non passerà tanto tempo per l’arrivo anche in Italia. E’ una vespa di notevoli dimensioni, non aggressiva per l’uomo ma predatrice e divoratrice delle api. Anch’essa, come i calabroni, le cattura in volo e le trascina su un albero per ucciderla, divorargli il torace oppure portarla in pasto alla progenie. Si stima che una sola vespa può far fuori ben 60000 api. Si può immaginare quale sarebbe il disastro per la nostra apicoltura che si rifletterà sull’ambiente e sull’agricoltura a causa dell’inevitabile riduzione dell’impollinazione. Le api, infatti, rappresentano circa il 90 per cento degli insetti impollinatori delle piante fruttifere, commerciali in genere e selvatiche. Per far fronte al problema le Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche stanno studiando il sistema di lotta biologica attraverso l’antagonista naturale Torymus sinesis, lo stesso che si nutre di larve della vespa del castagno. Si spera in un buon esito della sperimentazione per mettersi in tempo, si fa per dire, ai ripari.
 
(by Roberto Grillini)