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Le api muoiono
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Dopo nove giorni di sciopero della fame Renato Bologna è ancora un omone grande e grosso. Ma Marisa Valente ha un corpo minuto che ormai nuota nei jeans e nella maglietta color fucsia. Difendono le loro api, dai pestidi neonicotinoidi, e in ultima analisi l’ambiente e la salute di noi tutti.

Da domenica 3 luglio il loro furgone è parcheggiato davanti all’assessorato regionale all’Agricoltura in corso Stati Uniti, a Torino. Sono apicoltori biologici, avevano 250 arnie sulle colline dell’Astigiano, in una zona dove crescono quasi solo vigneti. Ora le loro arnie sono appena 10.

Dall’impollinazione effettuata dalle api dipende un terzo dei raccolti agricoli. Ma le api muoiono in tutto l’Occidente, e analisi di laboratorio effettuate su quelle di Renato Bologna e Marisa Valente hanno evidenziato tracce di Tiametoxam, un insetticida neonicotinoide che figura fra i quattro principi attivi consigliati dalla Regione Piemonte per la lotta integrata alla flavescenza dorata della vite, la malattia più temuta dai vignaioli e in crescente diffusione: quando le piante ne sono colpite, è necessario abbatterle.

Il “contagio” avviene attraverso un insetto. Nelle zone in cui la flavescenza è radicata (come quella in cui Bologna e Valente abitano ed allevano api) sono obbligatori due-tre trattamenti preventivi ogni anno.

Così i due hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere di proibire tutti i pesticidi neonicotinoidi.

In Italia l’unico divieto (provvisorio) riguarda l’uso dei neonicotinoidi per la concia della semente del mais, in seguito alla strage di api verificatasi nella Pianura Padana durante la semina 2008, la prima in cui la concia fu una prassi generalizzata.

I neonicotinoidi sono pesticidi sistemici neurotossici. Significa che si diffondono in tutte le parti della pianta e nei loro essudati, e che agiscono sul sistema nervoso degli insetti. Si usano anche su alberi da frutto e ortaggi, non solo nelle vigne.

Se la dose non è tale da provocare la morte immediata, gli insetti “rincoglioniscono“, per usare il vocabolo di Renato Bologna. “Diventano come gli anziani colpiti dall’Alzheimer”.

“Le api venute in contatto con ‘sta roba qui’, se riescono a tornare all’alveare svolazzano malamente, sbandano, si rovesciano ripetutamente a pancia in su mentre camminano”.

“Le compagne ancora sane cercano di allontanarle. Infatti, bastano 5 api intossicate dai neonicotinoidi perché nel giro di 24 ore sia intossicato il 65% delle api che vivono nell’arnia”.

“Questi veleni non passano nella pappa reale e nel miele: le api, per così dire, fanno opera di filtro durante l’elaborazione. Sono invece presenti nel polline, nelle larve e negli altri prodotti dell’alveare. Cioè in quelli in cui la nostra azienda è specializzata. Abbiamo ordini per decine di migliaia di euro e non riusciamo ad evaderli”.

Sul sito internet messo su in occasione dello sciopero della fame, Renato Bologna e Marisa Valente “linkano” una serie di documenti scientifici relativi agli effetti dei neonicotinoidi sulle api e su insetti utili per l’agricoltura: “Ma ci sono anche tutti gli altri insetti: dalle farfalle alle lucciole. In campagna se ne vedono sempre di meno”.

In questo senso, dicono, fare a meno dei neonicotinoidi significa difendere la biodiversità e l’ambiente.

Ma non solo. Sempre scavando nella documentazione che essi hanno messo on line, si trovano studi secondo i quali il Tiametoxam si è rivelato cancerogeno in occasione di ricerche condotte sui topi e i recettori dell’acetilcolina – quelli su cui i neonicotinoidi agiscono – non sono presenti solo negli insetti ma anche nei mammiferi, in diversi distretti coinvolti nella rete del sistema endocrino.

“E’ un problema che riguarda la salute di noi uomini: non solo le api”, dicono. Chiedono di firmare un appello contro i neonicotinoidi. Io l’ho già fatto.
 
http://www.rfb.it/bastaveleni/default.htm
 
(by Apitalia)