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Anteprima Apitalia 6/2011 – Api-Bioxal
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L’acido ossalico e il blocco di covata nel trattamento estivo contro la varroosi. E’ un cambiamento per l’apicoltura italiana. Nella trasformazione la ricerca italiana ha avuto un ruolo centrale. L’acido ossalico è una sostanza quasi imprescindibile per molti degli apicoltori italiani. Tuttavia il nostro paese si è trovato in forte ritardo proprio nel compiere il passo finale.
E questo nonostante l’impegno della ricerca italiana nello studio di questa sostanza e la grave carenza di acaricidi registrati per l’uso invernale, che ne suggeriva una rapida autorizzazione. Analizziamo come stanno andando le cose

L’uso di sostanze chimiche nel controllo della varroa dipende dal superamento di alcuni inevitabili passaggi. Sotto questo aspetto non ci sono differenze fra i composti naturali come l’acido ossalico e sostanze d’altro genere.
Innanzitutto, c’è la fase sperimentale. L’acido ossalico, in particolare, è stato usato a lungo come soluzione nebulizzata direttamente sulle api, ma per utilizzarlo in modo pratico e veloce si è dovuto attendere la tecnica del gocciolamento, messa a punto nella seconda metà degli scorsi anni ‘90.
La ricerca italiana ha avuto un ruolo fondamentale in questo cambiamento, ma il lancio internazionale del nuovo metodo si ebbe con le prove eseguite dai ricercatori del Gruppo Europeo per il Controllo Integrato della Varroa. Essi adattarono alle condizioni dei vari paesi quello che per anni fu noto come “sistema italiano” e che ora è fra i metodi di lotta alla varroa più usati al mondo.
Lo stesso gruppo si occupò anche dell’inclusione dell’acido ossalico nell’allegato 2 del Regolamento (CEE) 2377/90, ora sostituito dal Regolamento (UE) 37/2010. In questa maniera, già nel 2004, la sostanza venne riconosciuta, a livello normativo, come principio attivo utilizzabile contro la varroa e come composto di scarso rilievo rispetto all’eventuale contaminazione del miele.
Di solito le stesse imprese chimiche, interessate alla produzione dei farmaci, si occupano anche della procedura di autorizzazione dei principi attivi corrispondenti e delle spese relative. Nel caso dell’acido ossalico, tuttavia, ciò avvenne per uno sforzo collettivo dei ricercatori europei impegnati nello studio della varroosi, favoriti anche dall’indispensabile appoggio delle più importanti associazioni di apicoltori dell’Unione Europea.
Create le basi tecniche e definito il quadro normativo necessari, alcuni paesi hanno, poi, compiuto il passo decisivo per consentire ai loro apicoltori di utilizzare effettivamente l’acido ossalico nei loro alveari.
Fra questi Germania e Spagna che, da tempo, hanno registrato acaricidi contro la varroa basati su questo principio attivo.
L’Italia è fra i più importanti paesi apistici e l’acido ossalico è una sostanza quasi imprescindibile per molti dei suoi apicoltori. Tuttavia il nostro paese si è trovato in forte ritardo proprio nel compiere il passo finale...

Potrete leggere l’articolo completo su Apitalia n°6/2011
 
(by Apitalia)
 
 
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