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Allarme per miele contaminato dal polline
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Ora è facile dire l’avevamo già detto. E sì perché Apitalia, correva il febbraio 2007 – lo stesso mese in cui sta scoppiando lo scandalo – sul numero 2 della Rivista aveva pubblicato un ampio servizio in cui illustrava perché l’ape non apprezza gli OGM. I prodotti dell’alveare non apprezzano gli OGM, gli apicoltori non apprezzano gli OGM. Invece che sbattere sempre gli apicoltori in prima pagina – quasi sempre in senso negativo – occorrerebbe sbattere in prima pagina chi non vigila sulla tossicità di alcune scelte agricole. Altro che Apicoltori. Noi lo sappiamo da sempre che l’ape vuol dire difesa dell’ambiente. Allora, certi di questa consapevolezza, noi, insieme agli apicoltori, aumenteremo le nostre proteste nei confronti delle Istituzioni per assicurare un futuro all’apicoltura di casa nostra e al Miele Italiano. Altro che finanziamenti che non si sa dove vadano a finire: è giunto il momento di intentare cause, per danni, a chi sta danneggiando tutto il settore. Ma ci rendiamo conto del danno che stanno procurando all’immagine del miele?
Massimo Ilari - Direttore Editoriale Apitalia



Allarme per miele contaminato dal polline

«Il miele in cui è riscontrabile la presenza di polline di mais MON 810, sia gli integratori alimentari a base di polline contenenti polline della medesima varietà di mais sono alimenti prodotti a partire da OGM» e di conseguenza devono essere soggetti «ad un’autorizzazione all’immissione in commercio, indipendentemente dal fatto che tale materiale sia stato incluso intenzionalmente o meno». Lo afferma la Coldiretti nel rendere note le conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, Bot, su un pronunciamento relativo alla presenza di DNA, geneticamente modificato, nel miele richiesta dal Tribunale amministrativo della Baviera, interpellato da un produttore tedesco di miele che ha rilevato nel proprio prodotto tracce di polline di mais OGM (varietà MON 810), coltivato in un campo posto in prossimità di coltivazioni OGM. In altre parole - sottolinea la Coldiretti - la coltivazione di un campo OGM è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api, rendendo necessaria, in ogni caso, una specifica autorizzazione per la messa in vendita. Un danno per gli apicoltori e una preoccupazione concreta - precisa la Coldiretti - per i consumatori. In Italia, grazie all’azione della Col diretti, è vietato coltivare OGM e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria, fortemente voluta dall’organizzazione degli imprenditori agricoli. Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità: nel nostro paese da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni OGM. Nel 2010 - considera la Coldiretti - sono stati importati 14 milioni di chili di miele dall’estero rispetto alla produzione nazionale di circa 20 milioni di chili.



E allora? Qualche valutazione non gusta. Le conclusioni dell’Avvocato Generale rappresentano un segnale importante anche in riferimento all’avvio in Italia, all’inizio di febbraio, del processo contro un agricoltore che lo scorso aprile aveva seminato mais OGM nei suoi poderi di Fanna e di Vivaro, in Friuli, dove sono state ammesse tutte le richieste di costituzione di parte civile avanzata da Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia di Pordenone, Coldiretti, Slow Food, Codacons regionale e nazionale. Una provocazione che non ha convinto i cittadini italiani che mantengono salda la propria opposizione agli OGM, ritenuti meno salutari di quelli tradizionali da tre italiani su quattro che esprimono una opinione (73 per cento, secondo l’ultima indagine Coldiretti/Swg). Oltre ai possibili rischi per la salute e per l’ambiente gli Ogm spingono – sostiene sempre la Coldiretti - verso un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy. Nel 1998, l’impresa Monsanto ha ottenuto un’autorizzazione all’immissione in commercio del mais geneticamente modificato della linea MON 810 che contiene un gene di un batterio che provoca nella pianta di mais la formazione di tossine atte a distruggere le larve di una piralide parassita, la cui presenza pregiudica lo sviluppo della pianta. Il Freistaat Bayern (Land della Baviera, Germania) è proprietario di diversi terreni sui quali negli ultimi anni è stato piantato, a scopi di ricerca, il mais MON 810. Bablok, un apicoltore amatoriale che produce, in prossimità dei terreni del Freistaat Bayern, miele per la vendita e per il proprio consumo, nel 2005, su un campione di polline di mais raccolto in alveari posti a una distanza di 500 metri dai terreni del Freistaat Bayern, ha riscontrato la presenza, da un lato, di DNA di MON 810, e, dall’altro, di proteine geneticamente modificate. Inoltre, anche il miele dell’apicoltore Bablok presentava, in alcuni campioni, modesti quantitativi di DNA di MON 810. Ritenendo che la presenza di residui di mais geneticamente modificato avesse reso i suoi prodotti apistici inadatti alla commercializzazione e al consumo, Bablok ha avviato taluni procedimenti giudiziari contro il Land della Baviera dinanzi alle autorità giudiziarie tedesche. Il Bayerischer Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa del Land della Baviera, Germania) ha chiesto alla Corte di Giustizia se la presenza di polline di mais geneticamente modificato in tali prodotti apistici costituisca un’alterazione “sostanziale” di questi ultimi, cosicché la loro immissione in commercio dovrebbe essere soggetta ad autorizzazione. Le conclusioni dell’Avvocato Generale - ricorda la Coldiretti - non vincolano la Corte di giustizia la cui sentenza sul caso è prevista per luglio. Il compito dell’Avvocato Generale consiste, poi, nel proporre alla Corte, in piena indipendenza, una soluzione giuridica nella causa per la quale è stato designato.
 
(by Apitalia)