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Ogm: gli Usa alle prese con imprevedibili effetti collaterali
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Diffondere colture geneticamente modificate anche sul territorio italiano? Il no delle Regioni è stato ancora una volta unanime alla Conferenza del 16 dicembre scorso (2010) che ha visto esprimersi la totalità degli Assessori dell’agricoltura in tal senso.
Assieme a Grecia, Austria, Ungheria, Francia, Germania e Lussemburgo, l’Italia procederà all’attivazione della clausola di salvaguardia, prevista dalla Direttiva Ce 18/2001, opponendosi alla coltivazione di Ogm già autorizzata a livello comunitario. Unica via, questa, per tentare di scongiurare la contaminazione delle sementi di origine nostrana: «la coesistenza è impossibile e il rischio di ibridazione è ineliminabile; noi ci battiamo semplicemente per affermare i diritti di tutela delle produzioni tipiche» sostiene Tiberio Rabboni, assessore in Emilia-Romagna.
E mentre la Comunità Europea procede con le autorizzazioni al mercato transgenico, sdoganando dapprima il mais Monsanto 810 e recentemente le patate Ogm della multinazionale chimica tedesca Basf (famosa sin dai tempi delle remote musicassette), gli agricoltori d’oltreoceano, dopo quindici anni di sperimentazione sul campo, si trovano a fare i conti con le prime, disastrose, quanto inarrestabili, conseguenze dirette. Nel 1996 l’azienda di biotecnologie agrarie Monsanto diede inizio alla commercializzazione di mais, soia e cotone modificati in laboratorio, resi immuni al diserbante chimico di propria produzione Roundup — un prodotto a base di glifosato, ingannevolmente pubblicizzato come ecologico e biodegradabile, secondo quanto stabilito nel 2007 dal Tribunale di Lione che per questo condannò la multinazionale ad un’ammenda — in modo da sostituire rapidamente le tradizionali specie autoctone: attualmente il 98% della produzione di soia statunitense proviene da piante transgeniche, assieme al 58% del cotone ed il 66% del mais, su una superficie complessiva di oltre 170 milioni di acri.
Nei primi anni il successo commerciale fu strepitoso, e in Arkansas gli agricoltori smisero perfino di arare la terra poiché l’uso combinato ed esclusivo — obbligatorio all’atto di acquisto delle sementi brevettate — dell’erbicida e degli Ogm non lo rendeva più necessario; ma in breve tempo, numerose specie di infestanti in natura hanno con solerzia sviluppato anch’esse una forma di resistenza al glifosato, accrescendosi in maniera abnorme e prolificando a dismisura. È il caso dell’Amaranthus palmeri che sta rapidamente invadendo anche le coltivazioni di cotone e soia geneticamente modificati di Georgia, Tennessee, Nuovo Messico, Kentucky, Alabama, Mississippi, Carolina del Sud e Missouri, costringendo gli agricoltori — impossibilitati a contrastarne la smodata diffusione — ad abbandonare centinaia di migliaia di acri invasi.
In risposta alla catastrofica condizione in cui versa l’intera regione del Sun Belt, la multinazionale Monsanto non ha saputo far di meglio che promuovere l’impiego di una nuova miscela di diserbanti composta in parte da acido diclorofenossiacetico (2,4-D), notevolmente tossico ed impiegato come defogliante già negli anni Settanta, nella guerra a sud contro i Viet Cong e a nord nei confronti della Repubblica Democratica del Vietnam.
Di fronte all’imminenza di un ulteriore disastro ambientale, oltreché economico, il ricorso alle colture biologiche su piccola scala si sta rivelando l’unica via di salvezza; ma è, inoltre, indispensabile preservare le specie naturali dall’incombente rischio di contaminazione.
Il polline del mais transgenico è, infatti, in grado di diffondersi fino ad un raggio di oltre un chilometro e mezzo, come molte piante anemofile che — trasportate dal vento — possono inseminare a grandi distanze: il risultato di una siffatta ibridazione sarebbe molto difficile se non impossibile da arginare. La stessa sussistenza delle varietà autoctone sarà in pericolo finché si moltiplicheranno nel mondo gli organismi geneticamente modificati.
Manipolazioni del Dna compiute allo scopo d’alimentare non il genere umano bensì il profitto, effetti speciali farseschi come il pomodoro viola “anticancro” per stupire il consumatore, disorientandolo: la denuncia è dello studioso americano Jeffrey M. Smith, autore del libro “Seeds of deception” che rivela dati scientifici taciuti negli Stati Uniti su gravi intossicazioni ed allergie provocate dall’assunzione di cibi transgenici, nonché della loro stessa cancerosità. Malsani, nocivi per la totalità dei mammiferi, alterano il delicato equilibrio di ecosistemi complessi e generano nuove allarmanti sciagure su scala globale: la quantità di pesticidi – circa 172 mila tonnellate solo negli Usa – immessi nel terreno a causa degli Ogm è aumentata del 1500% negli anni compresi tra il 1994 ed il 2005. A Wall Street, intanto, il colosso agrochimico Monsanto festeggia l’avanzamento del proprio titolo, ed i ricavi riguardanti l’ultimo trimestre del 2010 – 1,83 miliardi di dollari – superano addirittura le più rosee aspettative.
 
(by Rinascita)