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Marche: produzione miele verso lenta professionalizzazione
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L’apicoltura sta lentamente andando verso la professionalizzazione del settore anche se la maggior parte dei 1.355 apicoltori marchigiani, con un totale di 34 mila alveari, è amatoriale o semiprofessionale. Nelle Marche, secondo i dati del Servizio agricolo della Regione, c’è una produzione complessiva di 850.000 chilogrammi l’anno di miele, mentre la media per apicoltore è di 20-30 alveari. Nella regione sono presenti quattro Consorzi apistici provinciali e un’associazione di produttori.

«Solo il 2% degli apicoltori marchigiani è professionista, con un numero di alveari fra i 700 e i mille - dice Claudio Caproli del Consorzio apistico provinciale di Macerata - e questa è la loro principale attività lavorativa. Il 25 per cento è semiprofessionista, con 100-200 alverari a testa: il resto sono hobbisti o piccoli apicoltori, con 10-15 alveari. Come associazione, in provincia di Macerata, ci sono 440 apicoltori con un 12mila alveari e cerchiamo di promuovere la qualità del prodotto e una migliore organizzazione aziendale. In molti, infatti, hanno ancora difficoltà nella trasformazione del prodotto, nella gestione del laboratorio, nella commercializzazione e nella parte economica dell’attività, fattori che invece andrebbero potenziati». E non finisce qui.

«Negli anni ‘70, c’erano più apicoltori, un migliaio, ma con un numero ancora minore di alveari ognuno. C’è stata poi una selezione naturale, chi è stato più bravo e capace è rimasto nel settore e oggi -prosegue Caproli - abbiamo meno apicoltori ma con più alveari a testa».

Il problema principale, però, per il settore, è quello sanitario, legato cioè alle malattie che possono affliggere le api. «La principale è la varroa (acaro parassita esterno, ndr.) - spiega Caproli – anche se gli alveari possono essere attaccati da patologie virali e batteriche. Su queste problematiche, gli apicoltori, specie quelli semiprofessionali, si aspetterebbero un supporto dalla Regione».

«Il 2009 è stata un’annata cruciale, ottima - sottolinea Orioli - con una media di 30-40 chili di miele prodotto per alveare, rispetto alla media di 20-25 chili che si ottiene nel Centro Nord. Credo che sia stato un risultato eccezionale che non avevo mai visto in trent’anni di attività». Il 2010 si preannuncia, secondo Caproli, in tono minore. La produzione del miele dipende dall’andamento stagionale e dal tipo di coltura che si trova nelle vicinanze degli alveari.

«Adesso c’è molto girasole - aggiunge Caproli - e per la produzione è certamente positivo». Per la maggior parte degli apicoltori, però, quest’attività è ancora legata più alla passione che alla redditività. «Il costo di produzione - afferma Caproli - oscilla fra i 2 euro al chilo di miele, per chi ha più alveari, e i 3-4 euro per gli hobbisti. Il prezzo di vendita all’ingrosso si attesta a 3,20 euro al chilo. Quindi, per molti, è una piccola integrazione al reddito dell’attività di agricoltore».

Altri dati. Un alveare, in media, costa 200 euro di cui 100 euro per la famiglia di api e 100 euro per la cera dove viene creata l’arnia. Il settore vuole, comunque, puntare sulla qualità. «Avevamo sperato di poter ottenere la Dop o l’Igp per il nostro miele - ricorda Caproli -, per adesso, possiamo utilizzare solo il marchio QM - Qualità Marche».

Malcontento, invece, è stato espresso dal Consorzio apistico provinciale di Pesaro e Urbino, nel Convegno annuale. Sotto accusa l’operato della Regione Marche. E veniamo ai fatti. Nel triennio 2008-2010, la Regione ha speso 412 mila euro a sostegno degli operatori dell’apicoltura per la produzione del miele locale, con 1.152 soggetti beneficiari.

Secondo gli apicoltori di Pesaro e Urbino è, poi, «grave la situazione sul fronte legislativo. La Regione, dopo aver abrogato nel 2004 la legge n. 36 del 1987, che dettava le “Norme per l’incremento, la tutela e il miglioramento dell’apicoltura”, ha lasciato cadere il comparto apistico in un grave vuoto legislativo che oggi, a distanza di sei anni, non si prevede ancora di colmare».
 
(by Adnkronos)