Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Arnie con sensori per le api-fantasma
[Torna all'indice generale]
  
Si chiama Colony Collapse Desease (CCD), che si traduce in «Sindrome da Spopolamento degli Alveari», ed è l’incubo di molti apicoltori: nei soli Stati Uniti ha fatto sparire dagli anni ‘80 a oggi, dal 20 al 40% degli alveari. Sparire, letteralmente. Perché le api se ne andavano e non tornavano indietro, né morivano vicino all’arnia; non era quindi possibile effettuare un’autopsia dell’insetto per comprendere le cause della morte.
In un articolo pubblicato dalla rivista scientifica online «PLoS One», un’équipe americana, composta da scienziati militari ed entomologi, indicava, pochi giorni fa, l’individuazione di una delle possibili cause della patologia: l’interazione tra un fungo unicellulare e un virus. Ma il mistero è ben lungi dall’essere svelato.
«Ciò che i ricercatori hanno trovato – spiega Paolo Fontana, sperimentatore al Centro di trasferimento tecnologico della Fondazione “Edmund Mach” di Trento – è la compresenza negli alveari colpiti da CCD di questi due patogeni. Un fatto che non sorprende: quando la colonia perde molte api e va in crisi – quando cioè si indebolisce, non raggiunge più la temperatura sufficiente per allevare le larve, non può più contare sul numero di componenti necessario per tenere disinfettato l’alveare – si diffondono malattie di vario tipo: funghi, virus e batteri». Che sono quindi causa o effetto? Questo ancora non è chiaro.
Gli esperimenti condotti dagli studiosi americani hanno analizzato in laboratorio il comportamento di tre gruppi di api (singole o in piccole unità). Per trenta giorni un gruppo è stato semplicemente osservato, al secondo è stato inoculato il virus, al terzo il virus unito al fungo. L’ultimo gruppo ha registrato la mortalità più alta.
«Ma studiare l’insetto singolo o l’intera colonia, che è un superorganismo, è molto diverso – commenta Fontana –, poiché diverse sono le loro risposte sia comportamentali che immunitarie».
Trovare una spiegazione allo spopolamento e alla mortalità degli alveari non è un problema marginale: secondo la “Us National Academy of Sciente” (dati 2006), circa un terzo della dieta alimentare umana è basato su piante impollinate da insetti; l’ape mellifera, da sola, è responsabile dell’80% di tale impollinazione.
Sinora l’ipotesi più probabile per spiegare il Bee Decline pare essere una serie di concause, tra cui l’inquinamento elettromagnetico, la diffusione di nuove malattie e la recrudescenza di quelle già conosciute, e l’utilizzo di prodotti fitosanitari contenenti neonicotinoidi e fipronil, che l’Italia ha vietato dal 2008 nella concia delle sementi di mais, proprio perché ritenuti da tre ministeri (Agricoltura, Ambiente e Salute) direttamente correlabili agli episodi di moria delle api.
Come strumento di studio, arriveranno a breve le arnie informatizzate. «All’interno assomigliano a quelle standard – racconta Fontana – ma in realtà sono dotate di “tornelli” che contano gli insetti in entrata e in uscita. I “conta-api” utilizzati sinora, si affidavano a sistemi ottici al laser o con videocamere, non hanno dato prova di grande attendibilità; ora stiamo lavorando a un sistema efficace, efficiente e anche economico. E siamo molto vicini ad ottenerlo».
Fornita di cellula di carico per valutare il peso dell’arnia (e sapere così, ad esempio, quando la popolazione cresce, o quando la struttura è piena di miele) e di sensori per monitorare temperatura e umidità interna, l’arnia informatizzata trasmetterà i propri dati in tempo reale.
«Con arnie a basso costo, adottabili da molti apicoltori, sarà possibile monitorare da una postazione centrale l’andamento delle tante unità presenti sul territorio. Dal punto di vista scientifico – conclude lo studioso –, sarà uno strumento molto utile per valutare gli effetti dovuti al declino delle api».
 
(by Il Sole 24 Ore - e.cu.)