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Rubava le arnie durante la notte
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Non bastassero malattie e pesticidi a fare strage di api, ci mancava solo il ladro seriale di arnie. Lui, A.A., agricoltore 72enne di Ozzano, era diventato l’incubo degli apicoltori dell’Imolese, dalla valle del Sillaro a quella dell’Idice. Un furto dopo l’altro, da Castel San Pietro a Monterenzio, ma anche Ozzano e San Lazzaro. Puntava gli alveari durante il giorno e la notte, a bordo della sua jeep, andava a rubarli nei poderi confinanti, sostituendoli con altre arnie con dentro le sue api morte, uccise dalla peste americana, patologia letale per questi insetti. Ladro e untore.
L’indagine dei carabinieri di Ozzano è partita a marzo del 2009 — ma da anni sono segnalati furti di questo tipo anche nell’Imolese — e si è conclusa l’altro giorno. Quando il pm, Antonella Scandellari, ha autorizzato una perquisizione, fatta congiuntamente dai militari e dal personale dell’Asl. Nell’azienda del pensionato, sulle colline ozzanesi, in località San Pietro, sono state trovate 23 arnie, di cui 18 già riconosciute dai proprietari e restituite. In tutto erano sei le denunce sporte da apicoltori della zona, ma altri potrebbero essere finiti nel mirino. L’uomo, incensurato, è stato denunciato per furto ma rischia anche l’incriminazione per diffusione di malattie infettive. I sospetti dei militari e degli altri apicoltori, che ora non escludono di chiedere i danni, sono caduti sul pensionato dopo che in uno degli allevamenti razziati erano state rinvenute tracce di pneumatici di un fuoristrada. Le stesse, poi, individuate nel podere dell’agricoltore con la passione dell’apicoltura.
«La situazione stava diventando preoccupante — spiega Andrea Besana, uno dei derubati, nonché veterinario e tecnico dell’Associazione apicoltori felsinei di Bologna. Io e altri allevatori abbiamo trovato nell’apiario alcuni alveari non nostri, con i segni della peste americana. Una malattia latente, che rischia di contagiare nel tempo anche gli alveari sani». Oltre al danno economico — un alveare costa fino a 150 euro, oltre alla mancata produzione di 40-50 chilogrammi di miele — anche il rischio di una vera e propria epidemia. «Quest’uomo — continua il veterinario — non risulta avesse mai denunciato all’Asl gli alveari, cosa prevista dalla legge. Il suo è stato un comportamento irresponsabile. Le api non sono galline che si chiudono in un recinto, ma volano. Così le sue, infettate, potevano venire a contatto con le nostre. Come associazione potremmo chiedere i danni, se non altro per lanciare un segnale. L’apicoltura deve già affrontare gravi problemi, e se ci mettiamo anche questi episodi...».
 
(by Il Resto del Carlino - Lorenzo Priviato)