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Per salvare le api anche le Marche indagano sulle cause
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Salvaguardare le api per la biodiversità, ne è convinta l’Assam che ha organizzato un alla Facoltà di Agraria, ad Ancona, un incontro per fare il punto sul progetto nazionale APENET, ad un anno dalla nascita. Nelle Marche, mortalità per malattie e non per inquinanti.


Le Marche nella rete per salvare le api: ASSAM (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche), Regione Marche e Università Politecnica delle Marche sono i soggetti marchigiani di un Progetto nazionale che oggi presenta i primi risultati dopo il primo anno di vita. Operose e affascinanti, sì, ma sono tra gli insetti più fragili e sensibili all’inquinamento. Quella che riguarda le api si chiama Sindrome da spopolamento e mortalità e dal 2007 si è fatta sentire in maniera preoccupante aprendo un dibattito, non solo in Italia, sulla cause e gli effetti del fenomeno. I responsabili? Un mix di fattori. E una rete nazionale sta indagando, con un progetto, approvato nel 2009 dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che coinvolge numerosi centri di ricerca italiani coordinati dal CRA-API. Obiettivo? Mettere in luce le complesse relazioni biologiche, ecologiche ed etologiche tra api e ambiente, relazioni che stanno provocando i gravi problemi di mortalità delle api e spopolamento degli alveari. Il progetto “APENET: monitoraggio e ricerca in apicoltura” vede le Marche protagoniste con una propria rete regionale. ASSAM, Regione Marche e Università Politecnica delle Marche, i soggetti, insieme all’Istituto Zooprofilattico del Veneto – Sezione di Padova, che analizza api e cera da tutta Italia.
Salvare le api, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare, non è solo un semplice esercizio zootecnico. Se scompare un insetto pronubo come l’ape (permette l’impollinazione), sparirebbe la frutticoltura. E non solo. «A rischio sarebbe la maggior parte della flora, la biodiversità vegetale e le basi stesse dell'agricoltura – ha detto Marco Lodesani, Direttore CRA-API, Unità di Ricerca di Apicoltura e Bachicoltura e coordinatore Progetto APENET – tra le cause principali della sindrome in oggetto due sono le problematiche che maggiormente stiamo indagando: le patologie e gli agrofarmaci. Spesso si tratta di nuove molecole o nuove modalità di somministrazione per le colture, come ad esempio, i concianti del mais». Il ruolo strategico delle api e la loro salvaguardia non solo come semplice esercizio zootecnico, è ben chiaro, da sempre, all’ASSAM e al suo Centro Agrochimico Regionale. «L’ASSAM – ha spiegato Graziano Pallotto, Dirigente Assam – è il referente per APENET nelle Marche insieme all'Università Politecnica delle Marche e contribuisce al monitoraggio della rete controllando il miele per verificarne la qualità e valutando attraverso analisi chimiche le possibili problematiche, aiutando così i tanti apicoltori marchigiani. Continua, d’altronde, anche il nostro percorso, insieme alla Regione Marche, per arrivare ad un disciplinare che possa creare un miele di marchio QM».

Come continua l’attività del Centro Agrochimico Regionale ASSAM che «da tempo si occupa di analisi chimico-fisiche, polliniche, sensoriali, insieme ad attività di formazione, aggiornamento per gli esperti iscritti all’albo ed eventi di sensibilizzazione alla cultura del miele» ha spiegato Mariassunta Stefano, del Centro Agrochimico Regionale ASSAM. E non finisce qui. «Nelle 5 postazioni marchigiane – ha detto Nunzio Isidoro, Dip. SAPROV dellUniversità Politecnica delle Marche -non abbiamo rilevato tassi di mortalità elevate e, comunque, si tratta di mortalità riconducibili non ad inquinanti ambientali (tipo fitofarmaci) ma a problematiche legate alla varroa, acaro che vive a spese della api, e alle malattie ad essa connesse, come virosi o nosemiasi». Procede, dunque, la strada di APENET. Prossimi step: sviluppo della rete di monitoraggio, del sistema delle segnalazioni da parte degli apicoltori, del biomonitoraggio dell’inquinamento ambientale e di una vera e propria squadra di pronto intervento (SPI).
 
(by Assam)