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Brindisi: apicoltori contro i sindaci
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Apicoltori brindisini in rivolta: non possono più effettuare gratuitamente il sevizio di “recupero” degli sciami primaverili. Le spese e i rischi sono troppi. Allora, chiedono collaborazione da parte del Comune. Nei giorni scorsi hanno inviato una lettera a tutti i sindaci del brindisino e venerdì 28 maggio 2010 si sono riuniti per decidere le modalità di intervento su una questione che è sempre più importante. A giugno del 2009 gli apicoltori di Brindisi, Lecce e Taranto si sono costituiti in associazione, l’Aba (Associazione Brindisina Apicoltori) presieduta da un noto apicoltore, Stanislao Pagliara. “Essendo interessati alla tutela e salvaguardia delle api, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis Mellifera Ligustica Spinola), - così come chiaramente espresso nell’articolo 1 della legge quadro 313 del 2004 - ci proponiamo per il “servizio di recupero degli sciami primaverili” nei Comuni di Brindisi, Mesagne, Latiano, San Vito dei Normanni, San Pancrazio S.no, Guagnano, San Pietro Vernotico, Francavilla, Oria, Torre Santa Susanna, Erchie, Locorotondo, Cisternino, Martina, Ostuni, Fasano, Ceglie Messapica, Mandria, si legge in una lettera inviata ai sindaci dei comuni interessati in cui chiedono collaborazione. E aggiungono. “Il servizio in oggetto sarà effettuato esclusivamente da apicoltori nostri associati e dovrà essere regolamentato con apposita convenzione da stipulare tra ciascun Comune e la nostra Associazione. Facciamo presente che molto spesso, per il recupero degli sciami di api, sarà necessario l’ausilio dei vigili del fuoco per mettere a disposizione i dispositivi necessari a garantire la sicurezza dell’apicoltore che andrà ad operare e degli altri. Fiduciosi in un vostro favorevole accoglimento, restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento”. La lettera non ha trovato risposta da parte degli enti interpellati. “Il recupero degli sciami è diventata un’attività laboriosa e pericolosa che richiede tempo e denaro – spiega Francesca De Vincentis – non possiamo più eseguirla gratuitamente. Si tratta, inoltre, di un intervento importante sia per la salvaguardia delle api che della cittadinanza. In genere gli sciami non sono pericolosi e vanno via massimo dopo due giorni, non bisogna istigarli ma al tempo stesso devono essere liberati”. La stessa lettera sarà inviata alla Protezione Civile, nella speranza di trovare collaborazione almeno da parte di questo Ente.
 
(by Senzacolonne.it)