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Interrogazione parlamentare: su etichette miele norme confuse
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La deputata leghista Giovanna Nigro ha individuato un interessante “conflitto” tra le normative che riguardano l’etichettatura delle confezioni di miele e ne ha fatto oggetto di un’interrogazione che ha rivolto al ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan. Visto l’argomento “legislativo” che cita norme utili agli “addetti ai lavori”, pubblichiamo qui di seguito, il testo integrale dell’interrogazione.

«L’articolo 2, paragrafo primo, numero 4), lettera a) della direttiva 2001/110/CE, direttiva del Consiglio concernente il miele, reca disposizioni sul luogo di origine del miele alimentare, da riportare sull’etichettatura delle confezioni di vendita del miele stesso, allo scopo indicando: «4) a) il Paese o i Paesi d’origine in cui il miele è stato raccolto devono essere indicati sull’etichetta. Tuttavia, se il miele è originario di più Stati membri o Paesi terzi l’indicazione può essere sostituita da una delle seguenti, a seconda del caso: «miscela di mieli originari della CE», »miscela di mieli non originari della CE», «miscela di mieli originari e non originari della CE»;

nella normativa nazionale, la predetta direttiva 2001/110/CE, è stata recepita tramite il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, che nel testo consolidato, in merito al luogo di origine del miele, da indicare sull’etichetta delle relative confezioni di vendita, prevede, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, lettera f), che: «sull’etichetta devono essere indicati il Paese o i Paesi d’origine in cui il miele è stato raccolto»;

come risulta evidente, la disciplina nazionale di vendita del miele, in merito all’origine dello stesso, è condivisibilmente più restrittiva e puntuale rispetto alle indicazioni previste dalla corrispondente direttiva comunitaria;

in alcune circostanze si sta verificando che le competenti autorità di controllo nazionali procedano al sequestro amministrativo di confezioni di miele che, pur riportando nelle etichette di vendita la dicitura prevista dalla direttiva europea: «miscela di mieli originari e non originari della CE», non corrispondono alla prescrizione prevista dal decreto legislativo n. 179 del 2004, nel testo vigente, secondo cui è obbligatorio indicare il Paese o i Paesi d’origine;

le società che incorrono in tale sequestro provvedono correttamente ad effettuare richiesta di dissequestro alle competenti amministrazioni territoriali presso cui sono registrate le sedi centrali delle stesse società, contestando che le loro partite di miele allo scopo poste sotto sequestro sono conformi alla preordinante direttiva europea, mentre sarebbe la norma nazionale in contrasto con l’ordinamento comunitario;

le amministrazioni territoriali interessate a dirimere la questione sono spesso i comuni, i quali nell’esaminare le controversie, anche alla luce dei recenti orientamenti degli organi giurisdizionali europei e nazionali, secondo i quali vige il primato dell’ordinamento comunitario rispetto a quello degli Stati membri quando le leggi nazionali si discostano dalle norme europee, a danno del soggetto tutelato o ad ogni modo interessato, procedono ad ordinare il dissequestro delle confezioni di miele oggetto della predetta sanzione amministrativa della confisca provvisoria -:

se sia a conoscenza delle problematiche esposte in premessa;

se non ritenga opportuno assumere iniziative normative al riguardo, ovvero se non intenda emanare circolari specifiche alle autorità di controllo nazionali che indichino come procedere, quando verifichino situazioni come quelle descritte in premessa, circa la corrispondenza alle norme comunitarie delle etichettature di vendita del miele, che risultino in contrasto con la corrispondente legislazione italiana».
 
(by Apitalia)