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Api autoctone e arnie informatizzate
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Selezionare e distribuire api che risultino ben adattate al territorio, in grado di sopravvivere, resistere alle malattie, produrre miele e impollinare efficacemente nei vari ambienti della provincia. E’ uno degli obiettivi del programma di sperimentazione in apicoltura attivato dall’Istituto agrario di San Michele all’Adige che intende in questo modo risolvere il problema della sopravvivenza invernale delle api.

Ripopolare gli apiari trentini con nuove famiglie di api “autoctone”. In altre parole, selezionare e distribuire api che risultino ben adattate al territorio, in grado di sopravvivere, resistere alle malattie, produrre miele e impollinare efficacemente nei vari ambienti della provincia.
E’ uno degli obiettivi del programma di sperimentazione in apicoltura attivato dall’Istituto agrario di San Michele all’Adige che intende in questo modo risolvere il problema della sopravvivenza invernale delle api, dato che molto spesso il materiale apistico acquistato fuori provincia si rivela poco adatto alle condizioni climatiche locali ed è molto soggetto agli attacchi dei nemici dell’ape, in primo luogo l’acaro parassita Varroa destructor. Ma non è tutto. I tecnologici di San Michele sperimenteranno anche un prototipo di arnia informatizzata che consentirà di tenere sotto controllo gli apiari per via telematica informando in tempo reale sullo stato di produttività e vitalità degli alveari.
Del progetto si è parlato qualche giorno fa, a San Michele all’Adige, nell’ambito dell’incontro tecnico promosso dal Centro trasferimento tecnologico per presentare i risultati di un anno di attività del programma di sperimentazione in apicoltura. Diversi gli argomenti affrontati. Gino Angeli, responsabile dell’Unità operativa di fitoiatria, ha illustrato i filoni di interesse apistico, elencando le attività svolte nella passata stagione e quelle che saranno messe in campo quest’anno, con uno sguardo alle prospettive future. Il tecnico Orfeo Sartori, ha parleato dell’azienda apistica e dell’apiario situato nella struttura periferica di Vigalzano che fornisce il materiale apistico per le sperimentazioni e produce miele venduto nella cantina di San Michele all’Adige.
Paolo Fontana, ha illustrato i risultati preliminari di una sperimentazione relativa al grado di infestazioni dell’acaro parassita Varroa destructor in alveari costituiti da diverse razze di api. Stefano Tamanini, ha presentato le nuove prospettive per la consulenza specialistica agli apicoltori, in un quadro operativo che prevede incontri per gruppi di apicoltori. Valeria Malagnini, ha parlato di alimentazione delle api. Durante una sperimentazione è stato valutato, infatti, l’effetto di quattro diverse linee di nutrizione sullo sviluppo di nuclei costituiti in piena estate. I primi dati evidenziano come tra alimenti commerciali per le api e sciroppi “fatti in casa” a base di zucchero comune o di canna, non sussista una sostanziale differenza sulla sopravvivenza invernale delle api.
Tutto questo alla luce della difficile situazione che sta vivendo questo settore. Negli ultimi anni l’apicoltura e l’ape stessa sono in grave pericolo, in tutto il mondo ed anche in Trentino. Il fenomeno è identificato internazionalmente come “declino delle api”. Per questo motivo il Centro trasferimento tecnologico di San Michele ha deciso di intensificare il suo impegno avviando una serie di sperimentazioni e attività sul territorio, volte ad individuare i fattori di crisi dell’apicoltura trentina ma anche le possibili strategie per rendere questa importante realtà più efficace, produttiva e qualificata. Queste azioni sono state coordinate con quanti in Trentino si dedicano alle api ma con uno sguardo alle realtà nazionali e non solo.
 
(by Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali)