Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Le api e la lotta di classe
[Torna all'indice generale]
  
Anche le api, nel loro piccolo, provano a fare la rivoluzione. Come è noto, la società delle api è forse la società animale caratterizzata dal più alto livello di cooperazione: ognuno svolge il suo ruolo sotto il dominio incontrastato della “regina”. Un gruppo di ricercatori dell’Università di San Paolo del Brasile e dell’università belga di Lovanio hanno invece scoperto che sotto l’apparente inflessibilità dell’organizzazione sociale dell’alveare si nasconde una silenziosa ma strisciante lotta di classe. I ricercatori, guidati da Denise Alves e Tom Wenseleers, hanno infatti scoperto che quasi il 23 per cento dei maschi dell’alveare non discende dalla regina ma da operaie “insubordinate”, quasi tutte a loro volta discendenti da una regina precedente. Nel loro articolo appena pubblicato sulla rivista “Molecular Cell” hanno spiegato che dall’analisi genetica da loro condotta su circa 600 maschi di 45 colonie ha rilevato l’esistenza di sorprendenti parentele con la popolazione delle api operaie: il 22,89 per cento dei maschi di Melipona scutellaris, la specie presa in esame, è risultato essere figlio di operaie e non della regina. «Ciò dimostra per la prima volta - ha osservato la Alves - come le operaie continuino un conflitto riproduttivo parassitizzando la generazione successiva di lavoratori a proprio beneficio». Le api operaie, infatti, non sono in genere in grado di accoppiarsi, ma possono deporre uova non fecondate che si sviluppano in maschi. Proprio per questo per assicurarsi il dominio riproduttivo la regina spesso divora in modo selettivo le operaie che depongono uova o, come avviene in altre specie, altre api operaie si incaricano di mangiare le uova della compagna.

Tuttavia, nonostante questo tipo di “ostacoli” alla loro riproduzione, alcune operaie riescono a riprodursi e a trarne così un vantaggio individuale a scapito della colonia nel suo complesso. Grazie a questa insubordinazione riproduttiva le operaie evitano poi di dedicarsi a compiti più rischiosi, come quello di foraggiamento, e così riescono a godere di un’aspettativa di vita in media tre volte superiore al normale.
Il gruppo di ricercatori ha anche messo in luce che il 77,11 per cento dei maschi discendeva dalla regina, il 4,3 per cento da operaie figlie dalla regina attuale e il 18,54 da operaie discendenti da una regina precedente. «Questi risultati – ha concluso la Alves - sono la prima dimostrazione che il conflitto per la generazione dei maschi non oppone solamente la regina alle operaie, ma si manifesta anche fra una generazione di operaie e l’altra».
 
(by CodiCS)