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I mieli italiani: tanti e buoni
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Finalmente una buona annata per il miele italiano: le produzioni sono state generalmente abbondanti, salvo per qualche miele e per alcune zone. Più in dettaglio, la qualità dei mieli è elevatissima e le varietà disponibili sono sempre più numerose. Ecco in sintesi il primo bilancio della stagione produttiva, giunta ormai al termine.
L’Osservatorio nazionale del miele – in occasione dell’imminente “Fiera e Borsa nazionale del miele”, in programma a Castel San Pietro Terme (Bo) il 19 e il 20 settembre - ha pubblicato un primo rapporto sulla situazione produttiva e di mercato del miele in Italia.
La quantità di miele prodotta dovrebbe assestarsi sulle 20 mila tonnellate. Il raccolto abbondante è stato favorito sia dalle buone condizioni meteorologiche – specie ad inizio stagione – sia dal provvedimento del Ministero delle Politiche agricole che ha sospeso l’uso delle sostanze neonicotinoidi nella concia delle sementi. Sostanze che nel 2007-2008 avevano causato diffuse morie di api e lo spopolamento degli alveari, limitando la produzione di miele. La stima di un così elevato incremento della produzione è anche il risultato di uno studio dell’Osservatorio Nazionale Miele, che tra l’ottobre 2008 e il maggio 2009 ha condotto una campagna straordinaria d’indagine e valutazione della consistenza produttiva del settore apistico in Italia. Si tratta di un’attività complessa svolta su tutto il territorio nazionale che ha evidenziato una cronica sottostima sia del numero degli alveari sia della reale capacità produttiva. L’attività svolta è solo all’inizio, consente tuttavia di affermare con sufficiente sicurezza che la produzione nazionale di miele per il 2009 è quantomeno superiore a 20 mila tonnellate contro una stima sulla capacità produttiva consolidata negli anni precedenti alla grande crisi del 2008 pari a 13-14.000 tonnellate.
Il fenomeno più interessante e positivo per gli amanti del miele è però l’elevata qualità e la straordinaria ricchezza di tipi di miele. Si può dire che prende corpo una nuova tendenza dell’apicoltura italiana, impegnata da qualche anno a migliorare sì la qualità ma soprattutto a produrre mieli monoflora – cioè prodotti dalle api con il nettare di una sola specie di piante - sempre più puri e particolari. Tutti conoscono il miele di acacia o quello di castagno, quello di eucalipto o quello di agrumi, ma pochi sanno che ormai sono centinaia gli apicoltori che si sono specializzati nella produzione di mieli monoflorali particolari o rari, strettamente legati al territorio di produzione. E così si vedono sempre più spesso mieli come quello di timo, prodotto sui monti Iblei della Sicilia, di cardo o di asfodelo raccolti in Sardegna, di rododendro raccolto sui prati alpini o di rosmarino della costa ionica. E poi ancora mieli di trifoglio, sulla, girasole e tarassaco; tiglio, erica e corbezzolo; ciliegio, erba medica, santoreggia e coriandolo. Sono oltre trenta i mieli italiani monoflora regolarmente classificati. Al Concorso “Grandi mieli d’Italia” - che domenica 20 settembre assegnerà le “3 gocce d’oro” ai migliori mieli di produzione nazionale - hanno infatti partecipato oltre 500 mieli di 37 tipi diversi, provenienti da tutte le regioni italiane. I più strani? Quello di grano saraceno prodotto nella pianura Cremonese e quello di stregonia, raccolto sulle montagne aquilane.
Anche i mieli millefiori stanno vivendo una seconda giovinezza, dato che anche in questo caso vengono sempre più valorizzati i territori di provenienza e le corrispondenti caratteristiche dei mieli. Non più semplice miele millefiori – cioè prodotto dalle api col nettare di piante diverse – ma millefiori di macchia mediterranea, di alta montagna delle Alpi, della maremma o dell’Appennino tosco-emiliano. Millefiori sì ma ognuno con un proprio inconfondibile profumo e sapore.
 
(by Avvenire)