Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
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La montagna e il topolino
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Vi ricordate della grande riunione presso l’APAT di Roma del 29 Gennaio 2008 dove era in discussione la moria delle api? La Sala era gremita all’inverosimile da apicoltori arrivati da tutta Italia. Come relatori avevamo il gota dell’apicoltura Nazionale. Gli Apicoltori portavano in cuore la speranza, quella speranza a cui risposta non fu data.
Per quello che mi riguarda ho due cose da dire a Voi Apicoltori e su cui spero di innescare un processo di riflessione.
Chiusi la mia relazione (scritta e messa agli atti ) con queste testuali parole: “…mi auguro che di questa giornata non resti solo che un buon ricordo”.
Ripropongo alla Vostra attenzione il fatto che qualcuno aveva tentato di porre un veto al mio intervento e che riguardo al moderatore c’era stata una opposizione (da parte di un rappresentante di una associazione) nei confronti del dottor Massimo Ilari, Direttore Editoriale di APITALIA.
Mi è stato riferito che i miei interventi hanno suscitato ODIO nei miei confronti e sono sicuro che questa lettera ne susciterà ancora, non me ne curo perchè l’odio è il sentimento dei deboli ma è a Voi Apicoltori che voglio dar modo di riflettere, ed è mia speranza che alla riflessione seguano scelte e decisioni.
Dopo le relazioni di insigni Professori e Ricercatori che comunque non fornirono risposte alle Nostre speranze, nel pomeriggio ci fu una tavola rotonda dove i rappresentanti di vari Ministeri presero l’impegno di istituire con periodicità un tavolo di confronto con le organizzazioni per fare il punto della situazione ed eventualmente prendere delle decisioni.
Nel mio intervento breve e conclusivo dissi che nel giro di qualche mese avrei chiesto di conto. Nel mese di Giugno 2008 feci diverse telefonate per avere notizie, mi si rispose che non sarebbe stato possibile realizzare quanto promesso perché non c’erano fondi. E chi ha mai chiesto soldi? Per quello che mi riguarda ho sempre pagato di tasca mia.
Risulta a qualcuno di Voi che quella assemblea abbia avuto un seguito?

Ho girato in lungo e in largo “La Montagna” (a questa parola lascio che la vostra fantasia aggiunga l’aggettivo che meglio crede) ma del topolino non ho visto neanche la coda!
Quello che è accaduto sino ad ora in apicoltura rappresenta solo l’ inizio di profondi e radicali cambiamenti nel modo di gestire le situazioni. Il peggio deve ancora avvenire! E’ stata combattuta una battaglia contro i neonicotinoidi. Una battaglia a cui Noi di A.N.A.I. non siamo stati invitati. Avremmo potuto schierare i nostri “Mirmidoni” e forse l’esito sarebbe stato diverso senza far la fine dell’uomo ragno. La guerra a difesa dell’ape è ben lungi dall’essere vinta. Abbiamo ancora molto da lottare e poi forse vincere. Dico forse perché di sicuro avremmo proposto un’altra strategia e comunque abbiamo appoggiato in modo indipendente e leale l’iniziativa. Forse non si voleva condividere eventuali onori e di sicuro oggi non si condividono oneri. Le famiglie di api che io e tanti altri apicoltori abbiamo perso lo dobbiamo solo alla varroa e a tutte quelle patologie ad essa collegate. L’apicoltura è entrata in un tritacarne, i controlli sono aumentati e, come vi ho già detto, i prossimi a spulciarci saranno le Agenzie delle Entrate.
Mi stanno comunicando da diverse regioni che c’è una recrudescenza di sospetti casi di peste, quindi varroa e… altre famiglie perse. Le alte temperature non favoriscono un buon utilizzo di quei pochi farmaci che abbiamo a disposizione e quindi …occhio al pentolino !
Anno dopo anno le cose sono andate a peggiorare, non credete che sia venuto il tempo di smetterla con assurde contrapposizioni e intraprendere azioni unitarie?
In ottemperanza alle vigenti leggi i controlli (Piano ed extra Piano) c’è da dire che creano disagio e preoccupazione. Qualche chimico inizia a parlare di inquinamenti ambientali e dal mondo della veterinaria arrivano notizie di regolamentare il possesso degli alveari per distinguere la produzione per autoconsumo (tre /cinque alveari ) dalla produzione per il commercio. In parole povere, 20 alveari portano ad una produzione di miele tale da determinare attenzioni di controllo a tutti i livelli e se questo avviene saranno messi in discussione anche i finanziamenti.
Sarebbe stato opportuno partecipare a tutte quelle azioni di cambiamento che sono avvenute e non accettare passivamente tutto ciò che ci è piovuto dall’alto. Provo brividi quando vedo ai tavoli di contrazione persone che non hanno la ben che minima idea di cosa voglia dire mettere in gioco ogni giorno la partita IVA che permette di dare tranquillità economica alla famiglia.
Personalmente non credo ai dati che ci vengono forniti (75.000 possessori di alveari di cui solo 7.500 in possesso di requisiti legali) altrimenti dovrei dire che dato il numero di controlli a livello nazionale pari a circa 250 secondo il P.N.R. io dovrei essere sottoposto a controllo ogni dieci/ quindici anni cosa che invece non avviene per me e per molti altri colleghi e le analisi toccano sempre ai soliti noti. La matematica non è un opinione e come si dice a Pisa : “… un po’ per uno in collo a mamma…”
La 313 continua a mostrare i suoi limiti,. Nuove leggi comunitarie e il mercato ci impongono un nuovo modo di interpretare l’apicoltura.
Io voglio difendere il Mio lavoro, voglio un lavoro migliore e ordinato, voglio certezze per curare le api e far loro produrre miele pulito, da Voi mi aspetto delle risposte.
Che iddio vi benedica tutti.
Con rispetto.
 
(by Presidente A.N.A.I. - Sergio D’Agostino)