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Umbria: giunta regionale adotta piano triennale
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Valorizzare e promuovere il miele e le produzioni apistiche umbre, rafforzare l'assistenza agli apicoltori, migliorare i sistemi di prevenzione e cura delle patologie e delle selezioni genetiche dell'Apis Mellifera Ligustica, introdurre attrezzature più moderne di allevamento, lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Sono alcuni degli obiettivi del Piano triennale a favore dell'apicoltura per il 2009-2011, che la Giunta regionale, su proposta dell'assessore all'agricoltura, Carlo Liviantoni, ha adottato per sviluppare e valorizzare il settore. Tra gli obiettivi anche quelli di provvedere alla certificazione di qualità, alla tracciabilità e all'etichettatura. "Il Piano - dice Liviantoni - tiene conto delle osservazioni degli enti e delle organizzazioni interessate. L'apicoltura e' un settore importante per lo sviluppo dell'agricoltura, non solo per la produzione di miele, ma anche per il miglioramento qualitativo e quantitativo delle produzioni vegetali, il mantenimento della biodiversità e il contributo che riesce a dare nella conservazione e nella tutela dell'ambiente". Il documento, che ora dovrà essere approvato dal Consiglio regionale e che, per gli interventi finanziabili, sarà sviluppato attraverso tre programmi annuali e la pubblicazione di appositi bandi, prevede specifiche campagne di educazione alimentare e valorizzazione del prodotto umbro nelle scuole e negli agriturismi, interventi per dotare gli apicoltori di adeguate attrezzature per l'allevamento delle api e per lavorare e commercializzare i prodotti apicoli. In base al Piano, oltre a facilitazioni per diffondere sul territorio piante arboree, arbustive ed erbacee mellifere, potranno essere attivate azioni di sensibilizzazione sull'utilità delle api per incrementare qualità e quantità delle produzioni ortofrutticole, sementiere e biologiche.



UMBRIA

L'apicoltura umbra, caratterizzata da un'elevata polverizzazione aziendale e da profonde differenze territoriali, ma suscettibile di grande sviluppo per numero di alveari (quasi 33 mila) rappresenta il 2,8 per cento del dato nazionale, ma merita interesse per la funzione impollinatrice delle colture agricole, di specie protette, essenze forestali, prati e per tutti gli altri prodotti diversi dal miele.

La maggior parte degli apicoltori sono stanziali (oltre il 97 per cento sul totale, con l'83 per cento degli alveari), spesso hobbisti e semiprofessionisti in aziende non specializzate. Il 50 per cento degli apicoltori - riferisce un comunicato della Regione - ha un numero di arnie inferiori a 20 e una produzione di miele inferiore a 3 quintali all'anno. Il 3 per cento dei cosiddetti ''nomadisti'' (con molti più problemi derivanti dall'entità degli investimenti per mezzi e macchinari o per i costi di trasporto per la transumanza) produce invece quasi 70/80 chili l'anno.

Dall'esame dei dati, nei luoghi montani (con temperature medie di 18 gradi in estate, 3 in inverno e precipitazioni pluviali di 1200/1400 mm annue) risiede circa il 18 per cento degli apicoltori con una media di quasi 10 alveari per operatore. La produzione più redditizia (con aziende più sviluppate sotto il profilo produttivo e gestionale) è nelle zone del Trasimeno e lungo il bacino del Tevere (Perugia, Marsciano, Orvieto e Ternano), caratterizzate da clima sub-mediterraneo collinare.

In Umbria vengono prodotti mieli di melata e millefiori, in minima quantità anche biologici (nell'Eugubino, a Città di Castello, Colfiorito, Norcia, sui Monti Sibillini e in quelli dell'Amerino). Da alcuni anni, l'apicoltura regionale vende le proprie produzioni (mai eccessive ma sempre di buona qualità e a prezzi sufficientemente remunerativi) ''al minuto'' o direttamente ai grandi canali commerciali. Una notevole quantità di miele è utilizzata dalle molte industrie dolciarie presenti nella regione.

In Italia, secondo gli ultimi rilevamenti, ci sono 1 milione 150 mila alveari e circa 50 mila apicoltori. Circa il 60 per cento delle aziende produce solo miele, con una produzione media annuale di 11 mila tonnellate, quantità che soddisfa circa la metà del fabbisogno interno. Sebbene abbia avuto un certo incremento rispetto al passato, il consumo per persona (meno di 500 grammi all'anno) posiziona l'Italia ai livelli più bassi rispetto agli altri Paesi comunitari.

Le esportazioni, pur con periodici alti e bassi legati a particolari andamenti di mercato, in questi ultimi anni si sono mantenute intorno alle duemila 500 tonnellate (circa il 24 per cento della produzione nazionale). L'Italia è anche tra i maggiori importatori di miele, con un flusso di quasi 15 mila tonnellate annue, che provengono principalmente da Argentina, Ungheria, Germania e Paesi dell'Est europeo e che vengono utilizzate dall'industria.

In Europa sono invece presenti circa 11,5 milioni di alveari, condotti da quasi 600mila apicoltori, per una produzione di 174 mila tonnellate di miele. A livello comunitario è nettamente insufficiente rispetto al fabbisogno interno ed è pertanto costante ed elevato il ricorso ad importazioni di miele, soprattutto dal Centro e Sud America, dall'Est Europa, da Nord e Sud Africa.
 
(by Apitalia)