Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
La moria delle api? Un "mito": è la domanda ad aumentare
[Torna all'indice generale]
  
Un nuovo studio suggerisce che il numero delle colonie di api è globalmente in crescita, nonostante il recente collasso in Nord America ed Europa che ha causato notevoli preoccupazioni per la popolazione mondiale di api.

Il vero “problema delle api”, dicono il professor Lawrence Harder dell’University of Calgary e il ricercatore argentino Marcelo Aizen, non è il loro numero, ma la crescente mole di lavoro che devono fronteggiare. Nel loro studio pubblicato su Current Biology, Auzen e Harder sostengono, infatti, la tesi che le api sono sempre più impiegate nell’impollinazione di colture quali lamponi, ciliegie, mango e mandorle: colture molto redditizie ma anche molto costose in fase di produzione. Si tratta dunque di una domanda aggiunta che rappresenta un problema economico e non biologico, sostengono i ricercatori, anche se la diffusione di colture dipendenti dalle api potrebbe porre dei vincoli ambientali in certe regioni.

«Il declino delle api osservato negli Stati Uniti e in Europa, spesso ricondotto a fenomeni non ancora chiari come il “Colony Collapse Disorder”, potrebbe indurci a pensare che si tratti di un fenomeno globale» ha detto Marcelo Aizen «ma abbiamo scoperto che non è così». I ricercatori hanno basato i propri studi su dati della Fao, scoprendo che dal 1961 il numero di alveari è cresciuto di circa il 45%, con corrispondente aumento della produzione del miele; il problema è che, nello stesso periodo, le colture che richiedono impollinazione da parte delle api sono cresciute ancora più marcatamente, arrivando a ricoprire il 6,1% di tutta la produzione agricola nel 2006, erano il 3.6% nel 1961. I ricercatori sostengono che questo aumento è stato causato da motivazioni economiche, in quanto si tratta di colture molto redditizie. Il cambiamento ha portato con sé anche dei costi ambientali non indifferenti, sostengono, in quanto la produzione di queste colture ha un notevole impatto sugli habitat naturali, e le api stesse sono considerate una specie invasiva quando introdotte in un ambiente naturale. «Questi costi ambientali vanno tenuti in considerazione durante lo sviluppo e la gestione di pratiche agricole» hanno scritto i due studiosi.

Lo studio ha sollevato reazioni contrastanti nella comunità scientifica internazionale; ulteriori indagini sono necessarie per giungere a certezze generalmente condivise riguardo alla presenza delle api e al loro ruolo nelle pratiche agricole, tanto che Rob Currie, un esperto di api che non ha preso parte alla ricerca di Harder e Aizen, invita alla prudenza e a “non sottovalutare questa delicata questione”.
 
(by CBC - via Agronotizie)