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Il mondo delle api a misura d'uomo
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I pesticidi si nascondono nell’acqua delle piante
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I neonicotinoidi uccidono le api, è dimostrato. Ma non è dimostrato che le api muoiono a causa dei neonicotinoidi. La faccenda sembra complessa e invece è molto più semplice di quanto non sembri. Vincenzo Girolami, ordinario di Entemologia agraria all’Università di Padova, nonché membro della Commissione Consultiva per i prodotti Fitosanitari, ha portato a termine una ricerca “elementare” - come definita da lui stesso - ma che ha segnato una svolta decisiva nella questione relativa alla moria di api che ha visto e vede tuttora, da un lato gli apicoltori e i ricercatori, e dall’altro gli industriali della chimica fronteggiarsi a suon di dichiarazioni e cause in tribunale. “È stato più semplice di quanto si possa pensare”, spiega Girolami al VELINO. “Abbiamo prelevato dalle piante un campione di acqua e lo abbiamo somministrato alle api. Sono morte nel giro di due minuti”. Si tratta di un processo naturale comune a tutte le piante. Durante il processo di crescita, queste emettono la “guttazione”, termine tecnico per definire l’essudazione, ovvero le gocce d’acqua che vengono spesso scambiate per rugiada su cui – secondo il professore - ricadono i pesticidi nel momento dell’inseminazione. “Si tratta di litri e litri al giorno per un ettaro di terreno”, spiega Girolami. “Litri di acqua velenosa che, dalle analisi che abbiamo svolto finora e che presto pubblicheremo – e che Girolami ha dichiarato in anteprima al VELINO – presenta la stessa percentuale di principio attivo di uno spray insetticida”. Praticamente veleno puro alla portata degli insetti utili come le api. “E non solo – tuona ancora il ricercatore -. Vengono coinvolti nella moria tutti gli insetti, come le farfalle, i bombi e così via. Si tratta di un fenomeno ecotossicologico che non riguarda più solo le api”.

“L’associazione apicoltori della Germania mi ha chiesto di poter accedere alla mia ricerca per dimostrare che le api muoiono a causa dei neonicotinoidi e per chiedere definitivamente l’abolizione di questi principi attivi”, prosegue Girolami. Ma il ricercatore non si dice del tutto contrario ai fitofarmaci sistemici: “Credo che le molecole sistemiche siano delle ottime molecole. Risultano infatti essere tra le meno aggressive per l’ambiente, ma per quanto riguarda le api si sono rivelate catastrofiche. Sono state sicuramente usate male”. Soprattutto se si considera che “un grammo di principio attivo è in grado di avvelenare un ettolitro di acqua”. I principi attivi in questione, l’Imidacloprid della Bayer, il Fipronil della Basf e il Thiametoxan di Syngenta, sono stati sospesi lo scorso 20 settembre da un decreto del ministero della Salute firmato dal direttore Sicurezza alimenti Silvio Borrello. Ma la partita è ancora tutta da giocare e la polemica si è spostata nelle aule di tribunale. Nel frattempo i principi sistemici che un tempo venivano utilizzati nelle conce per le sementi per essere immessi nel terreno tramite l’azione meccanica delle macchine inseminatrici, saranno sostituiti con i geodisinfestanti. “Ovvero si agirà sul terreno invece di agire sul seme”, spiega Girolami. “Ma non credo che la prossima primavera darà buoni risultati. Abbiamo scoperto infatti che tutti i pesticidi si depositano nelle gocce d’acqua generate da essudazione”. E non finisce qui. La verità, secondo il ricercatore, “è che l’80 per cento delle volte questi principi attivi vengono dati quando non servono. Vengono immessi per uso preventivo anche laddove gli insetti che sono destinati a combattere non sono presenti. Se gli enti di assistenza tecnica agricola facessero il loro lavoro – conclude Girolami – non si sprecherebbero tanti soldi in insetticidi e non si metterebbe a rischio l’ecosistema inutilmente”.
 
(by Il Velino - esp)