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Il mondo delle api a misura d'uomo
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Riceviamo e gentilmente pubblichiamo. Ricordiamo ai lettori che quanti partecipano con i loro interventi sul sito esprimono il loro punto di vista. Da parte sua, Apitalia sarà sempre pronta a scendere in campo in difesa degli apicoltori.
La Redazione

Risposta a Sergio D’Agostino Presidente A.N.A.I.

In seguito alla pubblicazione delle sue lettere “Coraggio” e “ Tante cose da cambiare” su APITALIA.net, ritengo doveroso fare chiarezza su alcuni punti del Suo intervento, nell’interesse di tutti gli apicoltori.

L’allevamento di ogni specie animale, finalizzato alla produzione di alimenti, sottostà a regole precise che hanno come primo scopo quello di tutelare la salute del consumatore e poi quello di tutelare il patrimonio zootecnico nazionale.

Purtroppo, nel mondo della zootecnia, come in qualsiasi altro settore, esistono imprenditori privi di scrupoli che, per aumentare i loro guadagni, percorrono strade non lecite. Il compito delle autorità preposte è quello di individuare i trasgressori e punirli applicando la normativa in vigore.
Le faccio esempi pratici presi dal mondo agricolo: l’uso di proteine animali per l’allevamento di bovine da latte, nel tentativo di ridurre il costo della razione e quindi aumentare i guadagni sul litro, ha generato il fenomeno della mucca pazza con le note conseguenze sulla salute umana; il pascolamento o la produzione di fieni su luoghi insalubri hanno provocato l’inquinamento da diossina del latte e della mozzarella di bufala; l’uso di scarti derivati dalla raffineria del petrolio nell’alimentazione del suino pesante hanno inficiato la salubrità di quelle carni; l’uso del metanolo nel vino ha avvelenato diverse persone; l’uso di ormoni e tireostatici nella produzione del bovino da ingrasso, l’allevamento del pollo in condizioni igieniche insufficienti, hanno creato non pochi problemi nella salute degli animali e dei consumatori, provocando danni economici su tutti i mercati e un grave allarme cui gli Stati Europei hanno risposto con misure legislative drastiche, al fine di scoraggiare tali pratiche illecite nell’interesse della salute pubblica primariamente.

La normativa cui faccio riferimento è:
1. i REGOLAMENTI CE 178/02, 852/853/854 /04 e relativi decreti
sanzionatori D.lvo 5 aprile 2006 n° 190 e D.lvo 6 novembre 2007 n° 193;
2. il D.lvo 16 marzo 2006 n° 158 sul divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni animali;
3. il D.lvo 6 aprile 2006 n° 193 sul farmaco veterinario e sue modifiche;
4. il Regolamento di Pol izia Veterinaria DPR 8 febbraio 1954 N° 320;
5. la L. 30 aprile 1962 n° 283 art.5.

Dal D.lvo n°158 è scaturito un Piano Nazionale Residui (PNR) che prevede il controllo sul settore zootecnico a mezzo di prelievi di derrate alimentari o di prodotti fisiologici di origine animale, effettuati dal SSN, tesi a rilevare la presenza di residui derivati dall’illecito/errato utilizzo di sostanze illegali/legali nella produzione di alimenti di origine animale.

Nel caso da lei menzionato il “malcapitato apicoltore”, incappato nella rete dei controlli, è stato trovato ad adoperare stecche di legno imbevute di un cocktail di varie sostanze, una delle quali provatamente cancerogena, contemporaneamente all’uso di strisce di Apistan e a tetracicline asperse in polvere su tutti i telaini, tutto questo in presenza di melari e in piena stagione nettarifera.
Nel miele prodotto da questi alveari sono state trovate concentrazioni di residui (oltre ogni limite consentito e rilevabile da tutti i laboratori del mondo), delle sostanze sopra menzionate che sicuramente non si trovavano là per motivi diversi da una volontaria introduzione.
L’apicoltore, professionista, non possedeva il registro dei farmaci e mancava dei documenti commerciali di acquisto dimostranti la tracciabilità dei prodotti terapeutici usati.
Dichiarava l’utilizzo di acidi organici di cui però non deteneva alcuna prescrizione veterinaria.
Non aveva effettuato alcuna denuncia di possesso degli alveari alla usl competente per territorio pur praticando da anni apicoltura stanziale in quella postazione.
Le sanzioni emesse, derivano dall’applicazione della normativa vigente che “Dottori Veterinari” sono obbligati ad applicare quali contestatori di infrazioni accertate e sono:
− D.lvo 158, art. 15 mancata registrazione dei trattamenti Euro 4.074,00;
− art. 25immediato abbattimento degli animali riconosciuti positivi;
− D.lvo 193 art. 69 somministrazione agli animali di sostanze farmacologicamente
attive non in forma di medicinali veterinari autorizzati
Euro 20.650,00;
− L.283/62 art. 5 penale.
Tralascio le sanzioni derivate dall’applicazione della Legge Regionale. Sono misure, evidentemente, molto forti che il legislatore ha inteso stabilire come efficace strumento deterrente per i male intenzionati.
Chi intraprende strade illegali sa bene a quali rischi va in contro.
Chi sbaglia paga ed è giusto che sia così.

Nel caso specifico il Ministero, a salvaguardia del patrimonio apistico nazionale duramente provato, ha concesso all’apicoltore di salvare le api, a patto che sia eliminato tutto il materiale inquinato presente dentro le arnie, evidentemente pericoloso e oggetto di continuo e futuro inquinamento dell’ambiente alveare e degli animali produttori di alimenti.
L’apicoltore sarà libero di scegliere la soluzione a lui più conveniente tra l’eliminazione totale degli alveari o il travaso delle famiglie su materiale pulito, operazione questa da effettuarsi alla giusta epoca ed in presenza di pubblico ufficiale con sequestro sindacale dell’apiario sino a quel momento.
Successivamente all’applicazione di tali provvedimenti e per un periodo di almeno 12 mesi le aziende appartenenti allo stesso allevatore saranno sottoposte ad un controllo ufficiale più rigoroso e così pure le aziende e gli stabilimenti a questo collegate in filiera.
Oggi è capitato all’apicoltore della Romagna o del Trentino. Ieri a quello dell’Umbria o del Lazio. Domani potrebbe capitare a tutti quelli che, associati o no, si comportassero allo stesso modo.
Purtroppo però dell’esperienza altrui non si tende a fare tesoro.
E’ compito quindi delle Istituzioni informare con chiarezza l’utenza che si dimostri fragile nell’accettare cattivi consigli e nell’indursi in facili tentazioni ed è quello che si è cercato di fare a Siena da tre anni a questa parte con le giornate di Educazione Sanitaria per gli Apicoltori Senesi, promosse dalla Provincia di Siena, dalla USL 7 e dalle Università di Siena e di Pisa.
E’ compito delle Associazioni informare con chiarezza i propri associati su quali pericoli corrono coloro che si comportino illecitamente e sulla oggi sempre più elevata probabilità di esser scoperti.
Sarebbe auspicabile che le stesse, più che assoldare avvocati in aiuto di tali associati, che definirei comuni “farabutti”, dimostrassero un energico disappunto e una ferma disapprovazione nei confronti di chi si comporta così.
Non credo che D’Agostino e la Sua Associazione si identifichi con questa categoria di produttori ed intenda proteggerli! Questi produttori, infatti, mettono in grande pericolo tutti il mercato del miele ed il suo indotto.
Quale associazione può sostenerli? … e semmai, perché?
Le ricordo che il miele al Cloramfenicolo ed alla tetraciclina è prodotto dalla Cina a prezzi decisamente più concorrenziali dei nostri, quindi è una produzione inutile da intraprendere in Italia.
Sarebbe anche opportuno che le Associazioni mostrassero fiducia e riconoscimento negli organismi di controllo che lavorano nell’interesse di tutti gli apicoltori onesti e a salvaguardia della salute di ogni cittadino.
Ricordo anche che Le associazioni usufruiscono di finanziamenti pubblici, pertanto, è indispensabile che si riconoscano nelle Istituzioni e ne sostengano l’operato.

Sono certa che ciò che è capitato a quell’apicoltore (e non solo purtroppo !!) non capiterà mai ad uno dei Suoi Iscritti.
La invito in futuro ad una chiarezza su fatti e norme, puntuale, in modo che i lettori ricevano forte e chiaro il senso del Suo messaggio e ne traggano il dovuto beneficio ed insegnamento.
 
(by Dr.ssa Giuliana Bondi)