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Il Parlamento europeo lancia gli aiuti agli apicoltori in crisi
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La crisi sanitaria che sta colpendo il settore dell’apicoltura ha portato il Parlamento europeo a chiedere l’istituzione di un meccanismo finanziario di aiuto e sostegno alle aziende che si trovano in difficoltà a causa della moria del patrimonio apicolo che li ha colpiti. Il testo contiene anche un invito a tutti gli Stati dell’UE per assegnare aiuti finanziari al settore.
Il Parlamento chiede, inoltre, azioni a tutela del mercato comunitario che contrastino la concorrenza sleale da parte di Paesi terzi che beneficiano di costi di produzione inferiori: in particolare si cita lo zucchero e la manodopera.

E’ sottolineata la necessità di rendere obbligatoria l’indicazione del paese d’origine del miele delle api sull’etichetta, ma anche la necessità di analizzare il miele importato per verificare la presenza del cosiddetto bacillo della peste americana. Tra i fattori che hanno determinato la crisi sanitaria c’è la presenza continua nelle arnie del parassita Varroa, oltre alla sindrome dello spopolamento degli alveari e alla diffusione del Nosema ceranae.

Le misure previste dal Parlamento comportano un’intensificazione della ricerca sui parassiti e sulle malattie che stanno decimando le api anche attraverso un maggiore stanziamento di risorse del bilancio. Il documento approvato contiene anche un invito ad approfondire lo studio per scoprire quale sia il nesso tra la moria di api e l’uso di pesticidi. Sono citati il tiametoxame, l’imidaclopride, il clotianidin e fipronil come i prodotti da mettere sotto osservazione.

Infine, il Parlamento chiede alla Commissione europea di introdurre, nell’ambito della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune, delle misure per creare delle zone di compensazione ecologica. Si tratta di maggesi apicole, da dislocare nelle parti più difficili da coltivare «dove piante quali la phacelia, la borragine, la senape selvatica o il trifoglio bianco potrebbero svilupparsi e rappresentare importanti fonti nettarifere nella zona di raccolta delle api».

Lo scorso luglio l’Italia, tramite la Coldiretti, aveva evidenziato che la moria delle api si sarebbe rivelata rischiosa anche per la produzione di mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza. I dati forniti dalla Coldiretti sottolineavano che le api concorrono per l’80% al lavoro di impollinazione, e l’alimentazione umana dipende per un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro degli insetti; in Italia ci sono oltre 1,1 milioni di alveari per un giro d’affari di 60 milioni di euro. In Italia gli apicoltori sono 50.000, di cui 7.500 "professionisti" che totalizzano un fatturato di circa 25 milioni di euro. Nell’UE gli apicoltori sono 593.000, di cui 17.986 sono considerati professionali, cioè con almeno 150 alveari.

Gli apicoltori si concentrano in cinque Stati dell’UE: oltre all’Italia, Grecia, Spagna, Francia e Ungheria. Nel 2005/2006 la produzione totale di miele dell’UE era pari a 201.000 tonnellate, sufficiente a garantire il 60% dell’approvvigionamento. Le maggiori produzioni si sono registrate in Spagna (32.000 t), Germania e Ungheria (20.000 t), Romania (18.000 t), Grecia, Francia e Polonia (16.000 t), e Italia (13.000 t). A livello mondiale, il maggiore produttore è la Cina, mentre gli altri principali produttori sono gli Stati Uniti e l’Argentina, che raggiungono entrambi 85.000 tonnellate di miele.

Green Planet
 
(by Matteo Fornara Rappresentanza a Milano della Commissione Europea)