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Parlamento Ue: Moria api per patologie e più ricerche su neonicotinoidi
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A fronte delle “gravissime difficoltà” che, in tutto il mondo, e in particolare in Europa, sta incontrando il settore dell’apicoltura, il Parlamento europeo ha adottato - con 458 voti favorevoli, 13 contrari e 5 astensioni - una risoluzione in cui sollecita di reagire “senza indugio alla crisi sanitaria apicola in modo appropriato e con strumenti efficaci”. Più in particolare, il Parlamento esorta la Commissione a proporre un meccanismo di aiuto finanziario per le aziende del settore, in difficoltà a seguito della moria del loro patrimonio apicolo, e a invitare tutti gli Stati membri ad assegnare aiuti immediati al settore. Anche perché il 76 per cento della produzione alimentare destinata al consumo umano dipende da esso. Secondo il Parlamento dell’Unione a 27 bisogna anche far fronte “alla concorrenza sleale dei prodotti dell'apicoltura provenienti da paesi terzi che, per effetto di costi di produzione inferiori penalizza il settore comunitario”. E ritiene “fondamentale” per questa ragione “rendere obbligatoria l’indicazione del paese d’origine del miele d’api sull’etichetta”. Mentre è “indispensabile” introdurre l'obbligo di analizzare il miele importato “per rilevare l'eventuale presenza di bacilli della peste americana”.

Poi la moria di api. Nel notare che tra i fattori all'origine della crisi sanitaria apicola sono da annoverare la presenza continua nelle arnie del parassita Varroa, la sindrome dello spopolamento degli alveari e la diffusione del Nosema ceranae, il Parlamento invita la Commissione a intensificare quanto prima la ricerca sui parassiti e sulle malattie che stanno decimando le api, mettendo a disposizione ulteriori risorse di bilancio a tale fine. Ma chiede maggiori ricerche anche sulle altre cause potenziali di questa moria, come l'erosione della diversità genetica e le colture geneticamente modificate. E si torna a bomba ai neonicotinoidi, i pesticidi sistemici prodotti da Basf, Bayer e Syngenta che entrano nel ciclo vitale delle piante fino a persistervi in epoca di fioritura. Rendendo il fiore un inganno letale per i preziosi insetti che vanno a bottinare. Il Parlamento auspica, infatti, l'avvio di una ricerca sul nesso tra la moria delle api e l'utilizzo dei prindipi attivi dei peticidi in questione, il thiametoxan, l’imidacloprid, il clotianidin e il fioroni, “per adottare le misure del caso quanto all'autorizzazione di tali prodotti”. La Commissione dovrebbe anche integrare la ricerca e la lotta contro le malattie delle api nella sua politica veterinaria.

A rischio la biodiversità. Con la scomparsa delle api si va incontro a una mancata impollinazione che porterebbe nel giro di pochi anni a una riduzione delle specie vegetali. Osservando che l’84 per cento delle specie vegetali, coltivate in Europa, dipende dall’impollinazione, il Parlamento chiede alla Commissione di promuovere le misure necessarie per “limitare i rischi di un'impollinazione insufficiente”, tanto per gli apicoltori quanto per gli agricoltori, la cui produzione potrebbe aumentare considerevolmente. E l’apicoltura entra nella Pac. Il Parlamento Ue invita, infatti, la Commissione a introdurre, nell’ambito della “valutazione dello stato di salute” della Pac, misure volte a creare zone di compensazione ecologica (quali i “maggesi apicoli”) e chiede che queste aree siano situate nelle parti più difficili da coltivare, “dove piante quali la phacelia, la borragine, la senape selvatica o il trifoglio bianco potrebbero svilupparsi e rappresentare importanti fonti nettarifere nella zona di raccolta delle api”.

Secondo i dati trasmessi dagli Stati membri relativi al 2005, il numero complessivo di apicoltori nella Comunità è di 593 mila, di cui 17.986 sono considerati professionali (almeno 150 alveari). Per quanto riguarda la percentuale di apicoltori professionali, al primo posto si trova la Spagna con il 76 per cento e al secondo la Grecia. In assoluto, gli apicoltori professionali si concentrano in cinque Stati membri: la Grecia, la Spagna, la Francia, l'Italia e l'Ungheria. Il numero totale di alveari è di 11.631.300, di cui 4.321.901 appartenenti ad apicoltori professionali. In altre parole, il 3 per cento degli apicoltori possiede all'incirca il 40 per cento degli alveari. Gli Stati membri che hanno il maggior numero di alveari sono la Spagna, la Grecia, la Francia e l'Italia. Fra gli Stati membri che hanno aderito all'Ue nel 2004, il numero di alveari più elevato è stato registrato in Polonia e Ungheria. Nel 2005/2006 la produzione totale di miele dell'Ue, secondo Eurostat, era pari a 201 mila tonnellate, sufficiente a garantire un auto-approvvigionamento di poco superiore al 60 per cento. Le maggiori produzioni si sono registrate in Spagna (32 mila t), Germania e Ungheria (20 mila t), Romania (18 mila t), Grecia, Francia e Polonia (16 mila t), e Italia (13 mila t). A livello mondiale, il maggiore produttore è la Cina, mentre gli altri principali produttori sono gli Stati Uniti e l'Argentina, che raggiungono entrambi 85 mila t di miele.
 
(by Il Velino - esp)