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Moria di api: De Castro ci ripensa, Basf “fa strage” in Uruguay
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“Piena condivisione sulla preoccupazione per la moria che sta colpendo così diffusamente il mondo delle api, una risorsa imprescindibile per il nostro ecosistema e per il mondo dell’agricoltura. È necessario fare tutto il possibile per arginare le cause del fenomeno”. Lo dichiara Paolo De Castro, vicepresidente della nona Commissione permanente del Senato (Agricoltura e produzione agroalimentare) a proposito dello spopolamento degli alveari registrato in Italia e in tutto il mondo. “Gli operatori del settore vivono da tempo uno stato di grave disagio legato all’uso, nell’attività agricola, di determinate molecole che hanno impatti negativi sulle comunità di api. Il comparto dell’apicoltura italiana – continua De Castro – soffre da numerosi anni di avvelenamenti di fitofarmaci e, senza un immediato intervento, rischia di scomparire”. Un netto dietro-front quindi rispetto a quanto De Castro aveva dichiarato al VELINO, lo scorso 8 febbraio quando era ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali: “Non credo che ci sia un legame tra moria di api e i pesticidi. Stiamo addirittura assistendo a un calo dei prodotti fitofarmaceutici e non sarebbe spiegabile il verificarsi della moria proprio quando l’uso di agrofarmaci cala”.

Si tratta dei prodotti per la concia delle sementi a principio sistemico prodotti da Bayer, Basf e Syngenta. I neonicotinodi – questo il nome dei neurotossici in questione – entrerebbero nel ciclo vitale delle piante spontanee nei pressi dei campi di semina del mais persistendovi fino al momento della fioritura. Rendendo il fiore un inganno letale per le api che vanno a bottinare. De Castro prosegue oggi: “I rischi riguardano oltre l’inevitabile perdita del patrimonio di migliaia di apicoltori italiani, anche quella più grande del dono dell’impollinazione di fiori e piante svolto gratuitamente da questi preziosi insetti. Si tratta di una vicenda che deve essere seguita con tutta l’attenzione necessaria perché vanno coniugate le esigenze di sviluppo compatibile delle attività agricole con quelle di salvaguardia degli ecosistemi e delle pertinenti collettività faunistiche”. È necessario proseguire “lungo il solco tracciato nel corso della precedente Legislatura - precisa ancora De Castro – quando, con il rifinanziamento del Piano apistico nazionale nel biennio 2008-2009, sono state assegnate risorse per 2 milioni di euro a valere sui fondi per i Piani di settore della Legge Finanziaria 2007”.

Parole apprezzate dal presidente dell’Unione nazionale associazioni apistiche Unaapi, Francesco Panella. Che però non dimentica. “Mi fa piacere che De Castro abbia approfondito la questione e mi dispiace che a suo tempo abbia espresso dei concetti così poveri e primitivi. Basati solo su parametri quantitativi”. Ma sebbene il decreto del 20 settembre siglato dal ministero della Salute abbia sospeso i pesticidi reputati responsabili della moria dei preziosi insetti, la partita sembrerebbe ancora aperta e tutta da giocare. “Chiediamo al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia e al sottosegretario alla Salute Francesca Martini che siano rese pubbliche le motivazioni scientifiche che hanno portato alla sospensione dei neonicotinoidi”. Perché, prosegue Panella, “il dato di fatto è che fino a quando non ci sarà chiarezza scientifica si rischia che qualcuno decida di riammettere in agricoltura i pesticidi in questione. A maggior ragione perché il decreto sospensivo non riporta alcuna durata di validità”.

E il presidente di Unaapi chiede che siano acquisite dall’Italia le motivazioni che hanno portato il governo francese a sospendere già nel 2004 questi principi attivi. Prima che sia troppo tardi, e non solo per quanto riguarda l’ambito nazionale. “Sappiamo per certo che il Fipronil della Basf ha causato una gravissima moria in Francia, poco prima della sospensione di autorizzazione d’uso quattro anni fa. E le associazioni degli apicoltori e i ricercatori indicano in Uruguay nel Fipronil la causa certa di un esteso avvelenamento che ha avuto luogo nel gennaio 2008 nel dipartimento di Flores. Una vera e propria strage”. A metterci il carico da dodici è Massimo Ilari, direttore editoriale di Apitalia, la rivista specializzata del settore. “L’apicoltura biologica dimostra da oltre 30 anni il rapporto diretto tra pesticidi e ambiente”, spiega al VELINO. “Vorremmo che siano forniti i dati inconfutabili che dimostrino come questi principi chimici non hanno alcun effetto sull’uomo, sugli insetti e sulla natura”. Ilari incalza e va oltre: “Ci sono attualmente 2.500 prodotti chimici i cui effetti sull’uomo non sono mai stati studiati. Fino a quando non ci saranno fornite rassicurazioni scientifiche in tal senso – conclude – il principio di precauzione rimane fondamentale”.
 
(by Il Velino - esp)