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Moria di api: Una partita ancora tutta da giocare
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Il decreto di sospensione dei neonicotinoidi, i pesticidi che sembrerebbero essere i maggiori responsabili della moria di api a causa delle loro proprietà di rimanere nella linfa vitale delle piante fino al momento della fioritura, “è a tempo indeterminato”. Lo rivela un’autorevole fonte del ministero della Salute al VELINO. Ecco quindi svelato il mistero che aveva dato origine, nei giorni scorsi, a una serie di supposizioni da parte del mondo dell’agricoltura e dell’apicoltura. E a non poche polemiche. Il decreto emanato dal direttore generale della sicurezza degli alimenti del ministero della Salute lo scorso 20 settembre, ad alcuni non sembra parlar chiaro. Non menziona infatti né la dicitura “a tempo determinato” tantomeno la dicitura “a tempo indeterminato”. A fare ancor più confusione nel bailamme generato da polemiche accese da tutti, ma proprio tutti (agricoltori, apicoltori, industriali, ditte sementiere, ricercatori e politici), è stata la dichiarazione del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia secondo il quale il decreto sarebbe stato “della durata di un anno”. Ipotesi non confermata dal ministero della Salute. “Qualcuno ha detto un anno, ma il decreto è di competenza della Salute e non abbiamo mai parlato di un periodo di sospensione di tale durata”.

E il dubbio degli operatori del settore rimane. Se infatti non viene menzionata la durata effettiva del periodo di sospensione precauzionale – durante il quale sarà svolto un lavoro di monitoraggio su tutto il territorio nazionale proprio al fine di valutare se quella della sospensione dei neonicotinoidi è la strada giusta da percorrere per scongiurare la moria di api – i pesticidi tanto odiati dagli apicoltori “potrebbero tornare nei campi fra qualche mese”. Un’ipotesi questa che potrebbe però avere poco credito. I neonicotinoidi vengono usati soprattutto come concia delle sementi per la semina di mais e girasole, che inizia i primi di ottobre. Quindi saltato ormai il giro, se ne potrebbe davvero riparlare fra un anno, tranne in alcune regioni in cui la semina di mais si compie anche in primavera. “La sospensione durerà quanto serve”, precisa ancora la fonte al ministero della Salute. “Vale a dire sei mesi, un anno o anche due anni”.

Praticamente è ancora presto per tirare le somme. È presto per gli industriali della chimica per abbandonare il campo di gioco come è presto per gli apicoltori per gridare vittoria. La partita è ancora tutta da giocare e non è detto che nei prossimi mesi non ci siano regole nuove. Nel frattempo, se da Confagricoltura lanciano l’allarme ipotizzando un eventuale calo di produzione di mais a causa di malattie come la diabrotica trattate fino ad ora proprio con i pesticidi sistemici, dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) stanno raccogliendo dati in base a quanto già accaduto in Francia, dove questi pesticidi sono stati sospesi nel 2004. “C’è chi vuole fare allarmismo ma la verità è che le ditte sementiere non si vogliono neppure porre il problema di trovare delle soluzioni alternative”, spiega al VELINO il responsabile economico della Cia Enzo Mastrobuoni. “In Francia i neonicotinoidi sono stati sospesi da molti anni e la produzione non è calata. Anzi – conclude – la Francia rimane il paese europeo maggior produttore di mais”.
 
(by Il Velino - Edoardo Spera)