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38% Apicoltori medita di abbandonare mestiere
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Il 38% degli apicoltori medita di abbandonare per sempre il proprio mestiere, perché, dicono, "non ci consente più di sopravvivere". Sono i risultati del sondaggio, rivolto a 200 apicoltori professionisti di tutta Italia, promosso dalla “Settimana del Miele” di Montalcino, uno degli eventi più importanti del settore, che si svolgerà dal 12 al 14 settembre.
Nonostante ritengano ancora l'apicoltura “una passione bellissima”, gli intervistati concordano con l'affermare che “non c'e' più alcun ritorno economico, a causa della tragica moria delle api dovuta ai pesticidi, ai continui investimenti necessari a sostituirle, alla produzione di miele quasi azzerata a livello nazionale”.
“Si tratta di un gravissimo segnale di allarme - afferma Hubert Ciacci, presidente della 'Settimana del Miele” - non solo perché gli apicoltori avrebbero il diritto di svolgere il proprio lavoro, come sancito dalla Costituzione. Ma anche perché rappresentano le “sentinelle” delle nostre campagne, tra i pochi che ancora vigilano regolarmente e con grande attenzione nei territori silvestri e meno frequentati”. L'esodo degli apicoltori, stima Ciacci, può comportare un danno economico pari a 2,5 miliardi di euro.
Il principale fattore della crisi del settore è la moria che ha contribuito allo spopolamento del 40% degli alveari italiani, con picchi fino al 50% in alcune regioni del Nord come la Lombardia. A questo si aggiungono le recrudescenze delle malattie tipiche della specie, come la varroa, e lo stress dovuto ai cambiamenti climatici. “Rimpiazzare una singola famiglia di api - spiega Francesco Panella, presidente dell'Unione Nazionale degli Apicoltori Italiani - costa mediamente 100 euro, che, moltiplicati per 250 arnie fanno 25.000 euro, un enorme investimento che ultimamente viene rinnovato ogni anno solo per riportare il numero delle api a quello di partenza”.
Di fronte a una situazione così difficile, si sottolinea sempre da parte degli organizzatori della “Settimana del miele”, il 10% degli apicoltori ha già rinunciato. Si tratta soprattutto di hobbisti, per i quali l'apicoltura è una passione o un secondo lavoro. Chi invece svolge questo mestiere come occupazione principale ha compiuto enormi investimenti economici e sta cercando di resistere, ma, spiegano i professionisti che hanno partecipato al sondaggio, non può andare avanti ancora per molto: “se la crisi perdura, anche gli apicoltori più tenaci saranno costretti ad abbandonare per sempre il proprio mestiere”.
 
(by AGI)