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Aethina tumida
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E' stato pubblicato dall'EFSA (l'ente europeo per la sicurezza alimentare) un lungo e dettagliato documento su sopravvivenza, insediamento e sviluppo dell'Aethina tumida in Italia. Questo studio lascia intendere che potrebbe a breve cambiare l'impostazione delle autorità in merito all'eradicazione, passando, dunque, a un semplice contenimento del problema. (http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/scientific_output/files/main_documents/4328.pdf).
Fra le righe si ricorda infatti l'ostilità di alcune “organizzazioni apistiche” nei riguardi dell'azione di eradicazione. Cogliamo così l'occasione per ricordare che recentemente sono circolate attraverso i social network, e ufficialmente attraverso il sito di Unaapi, immagini allarmanti di un alveare calabrese portato al collasso da centinaia di esemplari di AT. Le immagini mostrano non solo numerose Aethine adulte, ma anche molte larve sviluppatesi addirittura nelle spugnette sintetiche, il cui uso fu suggerito da un apicoltore australiano durante il convegno degli apicoltori professionisti tenutosi a Bergamo agli inizi del 2015. Inoltre, nelle foto si scorgono strane striscette (né Apistan e né Apivar), probabilmente imbevute di qualche farmaco (Perizin?).
L'Efsa sembra rispondere d'altra parte alle preoccupazioni degli apicoltori segnalando che, comunque, (ad esempio in Australia) ci sono annualmente perdite di circa il 10% degli alveari causate da AT (perdite cui dalle nostre parti vanno sommate quelle causate dalla varroatosi che in Australia non esiste).

L'Efsa nelle sue conclusioni segnala che in generale “c'è una assenza di dati epidemiologici dettagliati sul focolaio italiano che potrebbero consentire una maggiore conoscenza su introduzione, sopravvivenza, diffusione e insediamento dell'Aethina tumida”. Soprattutto indica, secondo quanto già scritto più volte su Apitalia nei mesi scorsi, che AT è un parassita essenzialmente stanziale, quindi: “la movimentazione di alveari infestati potrebbe diffondere AT sulle larghe distanze. Modelli matematici sulla diffusione dell'AT in assenza di movimentazione di alveari suggeriscono che, soltanto con una diffusione naturale, il coleottero potrebbe impiegare più di 100 anni per raggiungere l'Abruzzo dalla Calabria” .
Chiaramente per l'EFSA, AT non è stata eradicata. Cosa fare a questo punto? Mantenere alta la sorveglianza e raccogliere il più possibile dati sull'evoluzione della parassitosi e sulle sue interazioni su api, anche sui bombi usati per l'impollinazione.
Di sicuro sembra impensabile una autorizzazione della movimentazione di alveari nelle zone infestate, visto quanto affermato dall'Efsa e confermato dalla ricerca scientifica. C'è da augurarsi - una volta tanto - che un sano pragmatismo e un diffuso senso di responsabilità possa pervadere il settore alla ricerca di soluzioni condivise per scongiurare l'invocazione di una irresponsabile quanto dannosa deregulation.
 
http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/scientific_output/files/main_documents/4328.pdf
 
(by Francesco Colafemmina - 17.12.2015)