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Il mondo delle api a misura d'uomo
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L’aria è inquinata, lo dice l’ape
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Riceviamo dal professor Emilio Caprio e pubblichiamo. Si tratta di una ricerca che
è durata due anni, ed è stata pubblicata sul numero di giugno 2015 della Rivista scientifica internazionale Plos/One. La ricerca sarà pubblicata su Apitalia di ottobre. Gli autori? Ilaria Negri, Marco Pellecchia (Koiné-Environmental Consulting S.n.c., Parma, Italy), Christian Mavris (Department of Earth Sciences, Natural History Museum, London, United Kingdom), Gennaro Di Prisco, Emilio Caprio (Dipartimento di Agraria, Laboratorio di Entomologia E. Tremblay, Università degli Studi di Napoli Federico II, Portici - Napoli)




Si tratta di una ricerca che è durata due anni, e che ha visto la pubblicazione su Plos/One di Giugno 2015, una rivista scientifica internazionale.
S’intitola “Honey Bees as active samplers of airborne particula te matter” ed è il primo studio al mondo fatto con le api sul particolato atmosferico, ossia il pulviscolo più nocivo. Dice che l’Iglesiente (Iglesias) è inquinato, fortemente contaminato da metalli pesanti come il piombo e il bario. E svela poi che la salute di chi ci vive potrebbe essere compromessa, se non lo è già, dall’alta concentrazione di ferro, silicio e alluminio. Rivela ancora, con scientifica precisione, da dove provengono le micro particelle di queste impercettibilissime polveri: dalle miniere dell’Iglesiente e dalle industrie di Portovesme.
Signori, questi “dati assolutamente incontrovertibili” sono il frutto delle laboriose api di Bingiargia.

LE API
Le api, esatto. Quei meravigliosi insetti con sei settimane di vita al massimo, noti agli scienziati per essere i migliori bioindicatori da inquinamento ambientale. Api in volo a bottinare per le campagne di Iglesias, in un raggio di sette chilometri, tornate nelle loro arnie completamente sporche, con tracce di particelle solide altamente pericolose, proprio perché di dimensioni che vanno da miliardesimi di metro a mezzo millimetro: «Quelle che s’insinuano nei polmoni e nel cervello, provocando tumori, stati infiammatori, disturbi cardiovascolari e infarti».

LO STUDIO
Lo affermano i promotori dello studio: l’entomologa e zoologa Ilaria Negri e il biologo Marco Pellecchia della società di consulenze ambientali Koiné. Una coppia di ricercatori di Parma che nel novembre 2013, dopo essere stati ospitati dall’apicoltore di Iglesias Sergio Serra, per certificare i risultati ottenuti si sono poi avvalsi della collaborazione di Christian Mavris del Natural history museum di Londra, e di quella di Gennaro Di Prisco ed Emilio Caprio dell’università Federico II di Napoli.

I RICERCATORI
Mossi dagli studi epidemiologici sull’Italia altamente inquinata, hanno deciso di cominciare dal Sulcis Iglesiente: la zona in cui il rapporto “Sentieri” (finanziato dal ministero della Salute) ha rilevato l’aumento di mortalità per tumore ai polmoni e malattie respiratorie.
«Cercavamo una conferma, il nostro lavoro ha messo in luce, per la prima volta, che le api sono formidabili campionatori di particolato atmosferico, la cui pericolosità per la salute è ormai ampiamente dimostrata. È possibile individuare con certezza anche le fonti di emissione».

I METALLI
«Ferro, silicio e alluminio», accerta Ilaria Negri, «provengono dalle miniere dell’Iglesiente e dalle industrie di Portovesme sulla costa, comprese le centrali per la produzione di energia». A svelarlo, le particelle di cristalli di sale marino trovate su ali, capo e zampe delle api, come i metalli pesanti. Questi piccoli insetti potrebbero dunque diventare validi alleati per la salvaguardia della salute pubblica: «Sono imbattibili, forniscono informazioni molto più dettagliate rispetto ai dati di monitoraggio delle Agenzie regionali di protezione ambientale.
 
(by Ilenia Mura, L\'Unione Sarda del 10.07.2015, Cronaca, Sulcis Iglesiente - 21.07.2015)