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Il mondo delle api a misura d'uomo
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Honey Flow
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Si chiama Honey Flow e rischia di rivoluzionare l'apicoltura mondiale. L'innovazione viene dall'Australia, terra di grandi spazi poco antropizzati, terra in cui la varroa è bandita e le api sono ancora esenti da "trattamenti". Cos'è Honey Flow? E' la più recente evoluzione di vari esperimenti per raccogliere il miele direttamente dai favi da melario senza doverlo estrarre, ma lasciandolo "colare" attraverso un'azione meccanica. Il brevetto degli Anderson, padre e figlio apicoltori appassionati, consiste in un favo di plastica in cui le cellette sono sostanzialmente tagliate longitudinalmente. Le api riempiono le celle e le opercolano, quindi arriva l'apicoltore che con l'uso di una semplice leva aziona il congegno che "alza" una metà delle cellette, rompendo gli opercoli e facendo così colare, verso un collettore sul fondo del favo, il miele che può essere comodamente raccolto per caduta.

Dal 23 febbraio gli inventori che hanno lanciato un crowdfounding attraverso una campagna mediatica mondiale e un'ottima strategia di marketing, è stato raccolto più di un milione e mezzo di dollari. Molto più di quanto si aspettassero.

Veniamo quindi ai commenti. E' difficile esprimere un parere su una nuova rivoluzionaria invenzione, ma se ci atteniamo al taglio che è stato dato all'iniziativa, possiamo anche individuarne i lati meno positivi. Il taglio è quello ambientalista: un nuovo sistema, si dice, che non "disturba" le api. Sotto un certo profilo si tratta del tipico sogno dell'apicoltore: lasciare le api in un luogo e andare solo a raccogliere il miele. Sappiamo tuttavia che ciò non è possibile. Le api vanno difese e curate. Siamo apicoltori, non apifruitori. Solleticando così le corde più suscettibili di tanti apicoltori amatoriali worldwide che vedono così avverarsi il sogno di far miele senza dover effettuare corsi, senza dover manipolare le api, senza doverle difendere da parassiti e malattie, i signori Anderson rischiano di dar vita ad una invenzione che potrà solo danneggiare l'apicoltura. Perché la spinge verso la semplificazione accidiosa, verso l'hobbysmo estremo, verso insomma una penosa prevalenza della comodità egoistica tipica della società contemporanea. Il tutto però in nome di una ipocrisia etica: il rispetto delle api.

Intanto resta un dato per certi versi allarmante: 1,5 milioni di dollari in pochi giorni per finanziare un'arnia che stilla miele, ma quanto tempo ci vorrà per finanziare adeguate ricerche genetiche per disarmare la varroa? Quanto per finanziare campagne internazionali di messa al bando di pesticidi e diserbanti dannosi per l'uomo e per le api? Quanto per migliorare il nostro ambiente devastato da anni di indifferenza? Il sogno di poter ottenere il miele senza alcuno sforzo allettano solo la nostra pigrizia e il nostro egoismo. Ed è significativo che quando sui media si parla di api non lo si fa mai per invitare la società e le istituzioni al cambiamento, ma solo quando c'è qualche curiosa stranezza: dai furti di alveari, ai roghi di alveari, al miele prodotto senza sforzo...
 
(by Francesco Colafemmina - 23.02.2015)