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Aethina è arrivata in Europa per restarci
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Continua il nostro focus su Aethina. Francesco Colafemmina, in questo caso, e tutti gli altri redattori di Apitalia, ci hanno permesso di fornire agli apicoltori un'informazione capace di comprendere il fenomeno, senza inutili allarmismi. Dulcis in fundo, la redazione di Apitalia e Melitense porgono i più energetici auguri alla famiglia Colafemmina, allietata dall'arrivo di Matteo


Con il ritrovamento di un focolaio di Aethina tumida in Sicilia, per la precisione a Melilli, in provincia di Siracusa, i tentativi di eradicazione del parassita appaiono sempre più velleitari. Il rischio ventilato ad Apitalia già agli inizi di settembre dal professor Vincenzo Palmeri - il primo a segnalare l'arrivo del coleottero in Europa - di una estensione dell'infestazione alla Sicilia, attraverso nomadisti rientrati ad agosto sull'isola, si è tramutato in realtà. In due mesi tuttavia, anzi con tutta certezza in almeno 4 mesi (ipotizzando un arrivo del parassita fra giugno e luglio, sebbene siano in molti a pensare che l'insetto ci sia già dagli inizi della primavera), l'Aethina non ha mietuto vittime dirette. Su 12.000 alveari ispezionati in Calabria negli ultimi mesi, le larve del piccolo scarafaggio degli alveari sono state ritrovate in soli 3 alveari. Per il resto gli adulti non hanno dato segni di indebolimento delle famiglie.
Le vittime sono api uccise dall'uomo, anzi direttamente dalle istituzioni italiane che a oggi hanno ordinato il rogo di più di 2000 alveari e non demordono nonostante l'Aethina sia ormai fuori controllo. Una nota inviata, infatti, il 7 novembre scorso dal ministero della Salute alla Commissione Europea, nel comunicare il caso scoperto in Sicilia aggiunge che:
 «Dopo la conferma da parte del ministero della Salute sono state implementate le seguenti misure:
1) distruzione dell'apiario infestato (parliamo di 2 coleotteri adulti ritrovati!!!) ;
2) indagine epidemiologica: tutto l'apiario viene tracciato e vengono disposti controlli;
 3) definizione di una zona di protezione del raggio di 10km;
 4) nella zona di protezione un certo numero di apiari viene sottoposto a controlli clinici;
 5) saranno usate trappole e controllate ogni settimana; 
6) queste misure saranno riviste in base ai risultati del programma di sorveglianza». Ora, occorre anzitutto considerare che ad oggi il Ministero non ha ancora chiarito quale sarà il limite da porre al processo di eradicazione. Gli apicoltori italiani devono sapere fino a quando gli alveari saranno dati alle fiamme. Devono sapere fino a che punto bisogna aspettare che l'Aethina si diffonda sul territorio nazionale per dichiararne l'endemicità o quanto meno fermare i roghi. Infine, è evidente che i monitoraggi potranno essere eseguiti fino a quando le api andranno in glomere e se l'inverno sarà rigido, come molti prevedono, si potrà comprendere il grado di presenza del coleottero solo a primavera inoltrata. 
In tutta questa vicenda sembra che il settore apistico si sia fatto prendere da un'ansia spropositata, da un parossismo di paura per il “pericolo” Aethina che pure abbiamo cercato di smorzare attraverso interviste ad esperti di fama mondiale e apicoltori di paesi colpiti da questa “peste minore” delle api. Bisognerebbe, forse, cercare di imparare a conviverci, senza alimentare paure anche negli altri paesi europei. D'altro canto ci sono nazioni europee (penso alla Francia) che poco hanno fatto per arrestare l'avanzata del pericolo velutina. L'Italia non dovrebbe, dunque, far la parte del bravo scolaretto che elimina i problemi in maniera fin troppo zelante. Il realismo e l'esperienza di altre nazioni occidentali ci portano a credere che l'Aethina non si potrà arrestare, ma solo contenere attraverso adeguate pratiche apistiche. Sarebbe ora di provvedere a un piano di gestione della presenza di questo parassita, al di là dell'emotività e dei legacci della burocrazia che quando si occupa di api spesso non sa neppure come sia fatto un alveare.
Urge, dunque, una risposta delle istituzioni ai quesiti sempre più incalzanti di apicoltori, associazioni apistiche nazionali e internazionali (come Coloss che il 4 novembre scorso ha annunciato che l'aethina tumida “è arrivata in Europa per restarci”).
 
(by Francesco Colafemmina - 10.11.2014)