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Natura e scienza: contrasto reale o inventato?
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La querelle sul rapporto esistente fra Natura e Scienza continua sul sito di Apitalia (chi volesse leggere i precedenti interventi è sufficiente che li visioni su Apitalia.net). Quella che a prima vista può sembrare una contrapposizione sterile e frutto di visioni personali, in realtà sottende una riflessione che è frutto del pensiero dell'uomo sin dagli albori della sua comparsa sulla Terra. Dunque, non siamo di fronte a una questione di “lana caprina” ma a un tema che agita le nostre “anime”. Ciò che raccomanda Apitalia è di mantenere il livello dello scambio sul piano delle idee, evitando di scendere sul piano personale. Perché? Beh, le argomentazioni, anche se forti, possono nascere dalla volontà di uno scambio per crescere insieme (e questo approccio ci trova d'accordo) oppure da una contrapposizione fine a se stessa (e ciò ci trova meno d'accordo)


Egr. Direttore editoriale,

sulle questioni poste dal Crocini, che ritengo siano state sufficientemente dibattute e confutate in pubblico, non aggiungo altro e ho avuto con lo stesso Crocini un chiarimento in sede privata che, se lascia inalterate le questioni di metodo, se non altro normalizza i toni a un altro livello. Non ho mai affrontato le questioni tecniche in modo dogmatico, cosa che sarebbe in contrasto con la loro natura appunto tecnica, e mi sono sempre riferito a quanto pubblicato su riviste scientifiche. Neppure sono in contrapposizione ideale con chi aspira a “imparare dalla natura” e direi che nei fatti non lo è neppure la scienza attuale, considerato che i tempi non sono più quelli di M.me Curie e la sensibilità dei ricercatori è piuttosto diversa da quanto si racconta in giro. Naturalmente esiste anche molta spazzatura, ma come in tutti i campi bisogna saper distinguere. Tutte le ricerche che ho avuto modo di leggere negli ultimi due/tre anni o più, in particolare, e che in parte ho pubblicato o sintetizzato anche su Apitalia, danno delle indicazioni pratiche molto precise che dovrebbero guidare gli apicoltori in una direzione di maggiore rispetto della biologia - quindi della natura vera - dell'alveare. Dalla nutrizione alla epidemiologia, le ricerche più autorevoli e pionieristiche ci dicono che si dovrebbero avere conduzioni apistiche più coscienti e aderenti ai ritmi e alle caratteristiche biologiche dell'ape. Di questo mi pare di aver sempre scritto e, siccome )scripta manent), ciascuno può verificare. Pertanto, conoscendo certi studi, non comprendo la polemica contro una scienza che nei fatti non esiste o è molto marginale, e forse alberga ancora solo nella mente di divulgatori superati, alfieri più che di scienza di un polveroso scientismo, oppure è una scienza di comodo, una caricatura, creata da chi non ha mai voluto conoscere realmente e con umiltà questo mondo complesso e variegato. La romantica contrapposizione scienza/tecnica contro natura mi pare onestamente un po' "d'antan"). Molto letteraria e poco concreta. Se prendiamo ad esempio quanto la scienza dice a proposito della nutrizione, dovremmo rivedere molte pratiche apistiche contemporanee, mettere in discussione e modificare urgentemente diversi surrogati commerciali (canditi e sciroppi) per renderli più vicini a due elementi naturali comunque insostituibili per la salute delle api: il miele e il polline. Questo si ricava - tra migliaia di altre indicazioni - dalla scienza, e non è quindi questione di chimica o prodotti farmaceutici, dei quali semmai si abusa solo in assenza di conoscenze reali e approfondite della biologia dell’alveare. La conoscenza della biologia dell’alveare è conoscenza della natura e della salute dell’ape, e in contrasto con tutto ciò vedo solo quelle conduzioni approssimative e ispirate dall’incompetenza che, perpetuando tecniche apistiche obsolete, operano autentiche violenze agli alveari. Ne abbiamo esempio in chi partendo da 10 alveari forma 20 o più nuclei, senza curarsi dello stress che procura all’alveare, della sua popolosità e della possibilità che, così salassato, non sia più in grado di bottinare e mantenere le proprie competenze immunitarie. In sintesi di sopravvivere. E con questo non mi riferisco al Crocini - lo preciso per evitare ennesimi fraintendimenti - ma al settore in generale, il quale concede purtroppo numerosi esempi di questo tipo.
Essendo personalmente impegnato anche in alcune associazioni ambientaliste, posso dire al contrario che molti ricercatori sono una risorsa importantissima per l'ecologia, e che tra i maggiori detrattori, ad esempio, degli OGM, ci sono ricercatori scientifici. Certo poi ci sono anche orientamenti diversi o prezzolati, ma considerare solo questi come esponenti del mondo scientifico, temo sia un clamoroso autogol e un grande favore concesso proprio a chi distorce o condiziona le acquisizioni scientifiche. In conclusione, direi che questa visione dualistica scienza versus natura sia piuttosto illusoria e denoti, me lo si conceda, scarsa conoscenza di quella realtà che si ritiene pregiudizialmente un avversario nella sua totalità. Forse una lettura di Rabelais chiarirebbe bene i termini della questione sui rapporti natura/scienza.
Quindi mi fa piacere l’affinità del Crocini con l’amico Colafemmina, ma siccome ho avuto modo di intrattenermi con Colafemmina circa diverse questioni apistiche anche per il fatto che si collabora con la medesima rivista, posso dire che anche in questo caso certe contrapposizioni non esistono. Naturalmente, possono esservi dei distinguo e delle differenze di formazione e giudizio, ma non mi pare che si possa parlare di mondi paralleli laddove vi è l’onestà intellettuale per creare effettive condizioni di salute per gli alveari.

Cordialmente
 
(by Luca Tufano - 14.10.2014)