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Il mondo delle api a misura d'uomo
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Lettera aperta al Dr Gianni Savorelli
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Egregio Dottore,

ho meditato a lungo se fosse il caso o no di rispondere alle Sue affermazioni su di me contenute nel Suo scritto del 1°/10 pubblicato su “Apitalia online”.

Se si fosse trattato di una normale contro-argomentazione sulle idee, che è un sacrosanto diritto di ogni persona, avrei taciuto perché ciascuno può, grazie a Dio, pensarla come vuole e si sarebbe rischiato di portare avanti una sterile polemica, tutto sommato fine a se stessa.

Ma Lei, anziché rimanere costruttivamente nell’alveo di una legittima critica tecnico-scientifica, ha ritenuto di percorrere anche la strada dell’attacco personale, così come aveva fatto il Sig. Luca Tufano.

Ed è questo che, per prima cosa, mi sconcerta perché non ne vedo la “ratio”: io ho replicato ad un attacco del Sig. Tufano ed a quel mio scritto risponde inopinatamente Lei con un altro attacco personale ed una veemente e provocatoria filippica, degna, mi creda di miglior causa.

Io non ho mai sferrato attacchi personali, ho solo esposto le mie idee e se sono sceso, come ora scendo, sul piano personale è solo perché costretto a rispondere ad una non giustificata e non giustificabile chiamata in causa personale da parte di altri.

Per tutto questo non posso fare a meno di intervenire per cui “quivi sanza timor disnudo il brando” e Le rispondo “apertis verbis”, cioè, come si dice, parlando fuori dai denti.

Vede, Dr Savorelli, è nel Suo pieno diritto, ovviamente, essere convinto che l’acido citrico sia dannoso per le api ma, in relazione al mio “modus operandi”, nulla l’autorizza a definirmi un “domatore con frusta e forca”, né, tanto meno, a prendersi la libertà di esprimere su di me questo drastico giudizio senza conoscermi affatto. Questa Sua affermazione oltre ad essere inelegante e gratuita è anche peggiorativa del simbolismo contenuto nella figura anteposta all’articolo che rappresenta un circense armato, sì, di frusta ma non di forca poiché sta impugnando un meno acuminato sgabello di legno.

Lei usa questa allegoria per contrapporla alla figura di un apicoltore-infermiere che si dovrebbe chinare sulle api con amorevole premura. L’allusione è chiara: gli infermieri amorevoli sono da tutt’altra parte mentre io, che cerco di somministrare alle api sostanze naturali, sarei un domatore.

Chi sarebbero, Dr Savorelli, gli infermieri amorevoli? Sono forse coloro che ìdeano e sfornano a pieno ritmo prodotti di sintesi velenosi ed inquinanti? E Lei, che commercializza quei prodotti, fa parte della nobile categoria dei premurosi? E tutti questi “attori” sono coloro che appartengono a quella che Lei definisce la “migliore scienza”? Quella che produrrebbe “una quantità impressionante di conoscenze”?

A proposito di tutte queste domande, Le fornisco due indicazioni:

1) In data 6/12/2010, al termine di una lunga indagine sulla tragica situazione dell’apicoltura in Europa e nel mondo disposta nel 2007, la Commissione Europea ha inviato al Parlamento Europeo una comunicazione “relativa alla salute delle api” dalla quale estràpolo i seguenti due passaggi:

CAPITOLO III. Fattori che incidono sulla salute delle api
Negli ultimi dieci anni vari problemi sanitari hanno colpito il settore dell'apicoltura in diversi paesi nel mondo. In particolare, negli ultimi anni è stato più volte segnalato un aumento della mortalità delle api tanto all'interno quanto all'esterno dell'UE.

Questo ha sollevato grave preoccupazione in tutto il mondo, ma gli studi scientifici non sono stati in grado di determinare né le cause precise né la portata di questo incremento della mortalità.

CAPITOLO XI. Ricerca in materia di salute delle api
L'Unione europea sostiene progetti di ricerca nel campo della salute delle api mediante il settimo programma quadro (FP7).

Nel complesso il bilancio UE ha già destinato circa 10 milioni di euro alla ricerca in materia di salute delle api e degli altri impollinatori.

2) Nel corso dell’esperimento sull’uso dell’acido citrico erano sorti diversi interrogativi ed uno riguardava la struttura molecolare della varroa; una risposta precisa a questa domanda avrebbe fornito molti chiarimenti.
Per cercare di trovare qualcosa in proposito, mi misi a navigare in internet cliccando su varie combinazioni di parole e, per successivi passaggi su argomenti correlati, venni a conoscenza che il settore ricerche della facoltà di agraria di una Università aveva, nel 2007, impostato una ricerca proprio sulla composizione bio-mineralogica della struttura del terribile acaro e che il programma era stato terminato nel 2010; sul sito, però, non erano stati pubblicati i risultati.
Scrissi allora diverse e-mail al Rettore, al Preside di Facoltà , al Responsabile del team di ricercatori; scrissi e sollecitai e risollecitai, ma non ebbi mai risposta.
Nel frattempo un apicoltore residente nella regione in cui si trova l’Università, aveva preso visione della relazione sull’acido citrico ed aveva stabilito un ricorrente contatto telefonico con me. In una di queste conversazioni gli confidai la mia delusione per la mancata risposta dell’Ateneo della sua Regione. Si mostrò subito interessato, dicendomi che l’Università era vicinissima a casa, e che lì aveva un buon amico e si offrì di farmi da tramite, chiedendo al suo amico di procurargli il resoconto della ricerca.
Ne fui veramente contento e mi considerai fortunato.
Dopo qualche settimana mi telefonò, profondamente rammaricato, dicendomi che, in conseguenza della sua insistita richiesta di quella cortesia, Aveva perso l’amico!

Così vanno le cose, Dr. Savorelli! Come meravigliarsi che gli apicoltori navighino nel buio e l’apicoltura si trovi in stato comatoso? Dove risiedono, mi domando, le maggiori e più pesanti responsabilità?
Alla luce di questi fatti, sono io sideralmente lontano dalla “migliore scienza” o non è piuttosto questa ad essere completamente chiusa nella sua “turris eburnea” e lontana, molto lontana dalle effettive esigenze dell’apicoltura e degli apicoltori, perché, forse, ha nascostamente molti altri “interessi” da perseguire?
E qual è, Dr Savorelli, la “migliore scienza?”. Quella che ha beneficiato di enormi somme di danaro senza alcun risultato apprezzabile, meritandosi quel sonoro ceffone dalla Commissione Europea sommata a quella che mi ha negato la visione dei risultati di una sua ricerca?
Ed in proposito Le chiedo: perché i risultati delle ricerche del Prof. Milani non sono stati portati a conoscenza delle Associazioni degli Apicoltori in modo che da queste fossero informati gli associati? Lei dice che sono state pubblicate su “Apidologie”; ebbene, Le domando: quanti sono gli apicoltori che ricevono regolarmente questa pubblicazione? Si tratta di una edizione specialistica che, forse, circola fra i soli “addetti ai lavori?”.
Infine, non Le nascondo che mi ha fatto sorridere, perché carica di ridicolo, la Sua affermazione che dipenderebbe da me e dalle persone come me la “catastrofe annunciata”. Se fosse così, basterebbe ignorarci perché siamo una sparuta minoranza senza alcun potere in mano. La verità, purtroppo, è che il contenuto della Comunicazione della Commissione Europea certifica che la catastrofe non è più “annunciata” ma è già pienamente in atto (e lo è da molti anni!!!). Ed io sono convinto che il degrado dell’ambiente su tutto il nostro pianeta e con esso la tragica situazione dell’apicoltura ricadano sotto la piena responsabilità degli apprendisti stregoni della chimica, responsabilità che è ormai pienamente accertata e sempre più diffusamente riconosciuta a vari livelli.
Proprio qui, dr. Savorelli, è il nodo della questione: in sostanza, tutta questa diatriba pone in risalto che la differenza fra noi è che Lei ha fiducia nella scienza ed io no. Lei crede che dai centri di ricerca possano scaturire le soluzioni agli enormi problemi dell’apicoltura, mentre io non mi fido affatto di chi “manipola” gli elementi e la mia diffidenza è a ragion veduta, considerati i pessimi effetti, forse irreversibili, che quelle “manipolazioni” hanno procurato all’ambiente su scala planetaria.
Io mi affido alla natura che ha risorse immense e credo che sia dovere dell’uomo intelligente scoprirle e adoperarsi ad usare quelle energie nel pieno rispetto della natura stessa, senza manipolarle. E grazie a Dio non sono solo perché anche altri, spero sempre più numerosi, la pensano come me. Ad esempio, mi sento in profonda sintonia con il Prof. Colafemmina, che ringrazio di cuore perché, nel suo articolo “Imparare dalla natura” pubblicato sul n. 2/2014 di Apitalia, spezzò una lancia a mio favore ed affermò di condividere la certezza che solo nella natura ci sono i veri rimedi ai danni provocati dalle sconsiderate scelte dell’uomo.
Sono certo che sia così, che davvero l’uomo si renda conto che deve imparare dalla natura; ne sono persuaso perché altre esperienze pratiche, oggi ancora in embrione, mi stanno sempre più convincendo che prossimamente potremo trarre concreti vantaggi da quanto la GRATUITA generosità della natura ci sta indicando e suggerendo circa l’uso di altri suoi elementi che appaiono ancora più benefici e salutari e che soddisferanno ancora meglio le esigenze delle nostre meravigliose api.
Concludo sulla Sua affermazione che “il settore sta producendo come trattamenti e conduzione, risposte a volte peggiori delle malattie”.
Ebbene, premesso doverosamente che il mio “mentore” è Francesco Mussi al quale debbo infinita riconoscenza per avermi guidato, sulla base delle sue intuizioni, a seguire i suoi suggerimenti, io tratto gli alveari con sostanze naturali da ben 4 anni e non sono più ricorso a prodotti di sintesi. Per quanto riguarda l’acido citrico preciso che, pur senza informativa circa i risultati delle ricerche del prof. Milani, si è sempre proceduto con molta prudenza e nel dubbio che dosi eccessive di questa sostanza potessero presentare controindicazioni si sono somministrate concentrazioni bassissime, riscontrandole ugualmente efficaci.
Comunque, come ho detto sopra, si stanno seguendo anche altre strade, sempre in armonia con la natura.
Nel corso di questi 4 anni non ho rilevato inconvenienti; se l’acido citrico fosse così deleterio per le api, come Lei dice, il mio apiario dovrebbe essere in condizioni fortemente precarie. Al contrario le colonie sono tutte in ottima salute, le api all’interno delle arnie sono strabocchevoli ed hanno scorte abbondantissime, non ho mai avuto la necessità di fare sostituzioni con nuovi nuclei artificiali ed ho lasciato che ciascuna “famiglia” si regolasse da sé seguendo i propri istinti ancestrali.
Il risultato? Con lo stesso numero di alveari ho triplicato il raccolto di miele rispetto a quello dello scorso anno!!
Tanto Le dovevo.

La saluto ben distintamente ed anche, mi comprenda, ben distantemente.

Monte Argentario, 10 Ottobre 2014
 
(by Luciano Crocini - 13.10.2014)