Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Apicoltore o domatore?
[Torna all'indice generale]
  
Riceviamo e pubblichiamo, come fatto con il Sig. Crocini, alcune considerazioni di Gianni Savorelli in merito all'intervento che lo stesso Crocini ha formulato su Apitalia online. L'obiettivo? Chiarire aspetti che, per la conduzione apistica e il controllo delle patologie, sono centrali


Egregio direttore Editoriale,


in relazione a quanto recentemente apparso su ApItalia Online, la lettera del Sig. Crocini, vorrei dichiarare quanto segue... Ho partecipato all'inizio degli Anni Novanta, per conto dell’Associazione Apicoltori Professionisti Italiani, a un progetto pluriennale di ricerca relativo al possibile impiego dell’acido citrico per il controllo della varroasi realizzato dal Dr. Liebig dell'università di Hohenheim, Stoccarda. Posso produrre copia della rivista il “Produttore” che riportò i risultati. Tale rivista era regolarmente ricevuta anche dal Sig. Mussi. Ne sono sicuro perché era mio compito stamparla e spedirla. Degli stessi anni è il lavoro del professor Milani pubblicato su Apidologie del quale è già stato scritto e che descrive, in maniera mirabile, la tossicità dell’acido nei confronti della varroa. Vi è, dunque, oggettiva differenza tra quanto risulta essere stato studiato e quanto di fatto a conoscenza del Sig. Crocini che lamenta il nulla. In altra parte della querelle, si è asserito che sarebbe stata scoperta un nuova via di efficacia della sostanza, ovvero quella sistemica e che è questo fatto a produrre i miracoli. Tralasciando il discorso relativo alle pubblicazioni scientifiche che producono al Sig. Crocini solo perdite di amici (ma se vuole le può trovare archiviate sul sito pubmed. Le più recenti sono state tradotte in italiano dal sito archiviomilani.wordpress.com senza perdite di amici, anzi acquistandone), si ha l'impressione che lo scrivente e colleghi non riescano a trasferire l'ottima cultura che, indubitabilmente, mostrano nel campo della biologia (applicata alle api). Provino gli stessi, e chi altro vuole, ad acidificare il loro cibo in maniera costante (ammesso e non concesso che effettivamente le api se ne nutrano, non essendo per nulla stupide) per accoppare pidocchi e zanzare, per vedere come si sentiranno e come si sentirà il loro stomaco. Come digeriranno bene e come assimileranno i nutrimenti con relativa espressione potenziale di difese immunitarie. Si perché il concetto è che una sostanza tossica per la varroa (che viene a contatto ogni tanto con l’ ape) deve essere mantenuta costantemente e a livello molto più alto su tutte le api per le quali può, analogamente, mostrare effetti di tossicità cronica o acuta con diminuzioni di aspettativa di vita e diminuzione di capacità lavorativa; e le api già “campano” troppo poco e troppo male in relazione a quanto potrebbero in conseguenza delle infezioni, più o meno silenti, da patogeni. Lo stomaco è decisamente l’organo dell’ape più attaccato dai patogeni. Allora è il caso di chiedersi: è un’idea geniale indebolirlo ulteriormente tentando un improbabile (per le attuali conoscenze di fisiologia e tossicologia) effetto sistemico? Ora a livello scientifico (e pur avendo la scienza indubitabilmente preso le sue notevoli cantonate delle quali si può discutere) è noto che non ci sono sostanze attive per via sistemica. Tuttavia, ammesso, ma non concesso, si avrebbe una cura che è come la malattia, se non peggio. La presenza continua nell’emolinfa dell’ape di sostanze, alla meglio, alteranti la normale fisiologia non è uno scherzo. Ma andare all’ingrosso è il punto di forza del settore coi risultati poi visti da tutti. E in questo sta la questione. Un settore che sta producendo, come “trattamenti” e conduzione, risposte a volte peggiori delle malattie. È da dire che l’apicoltura razionale da quando è stata inventata ha prodotto più che degli apicoltori dei domatori di api che, sopportando qualche puntura, producono modificazioni comportamentali dell’ape, riuscendo a sfruttarne a proprio vantaggio, fin qui, le autonome capacità lavorative sempre più ridotte da patogeni, scarsità di risorse ambientali e conduzione stessa. Ora l’ape è debole e più che un domatore con frusta e forca chi si occupa di api dovrebbe divenire un premuroso infermiere, ma la realtà è tutt’altra. La distanza dalla scienza migliore del Crocini e del settore intero è molto più che siderale, e da ciò è facile presagire un disastro di dimensioni bibliche con enormi ripercussioni ecologiche ed economiche. In altre parole, se da un lato la scienza, quella vera, sta producendo una quantità impressionante di conoscenze, dall'altro l'assorbimento di queste conoscenze da parte del settore è pari a zero. Se può essere più che comprensibile una incapacità del Sig. Crocini (che mostra una notevolissima capacità letteraria) di rapportarsi al mondo scientifico: accademico e della ricerca (un ministero cosa può dirti di più che: manda una relazione tecnica allo Zooprofilattico competente? No... si vuol far la chiacchierata...), molto meno lo è di diverse altre figure variamente deputate. Il settore non ci sta “capendo” nulla di microscopici patogeni invisibili, di sistemi immunitari e di alimentazione a essi collegata. Fatti complicati, assai più complicati, ora, con l'arrivo di Velutina e Aethina che, visibili a occhio, attrarranno molte energie intellettuali, a scapito dei molto letali patogeni invisibili che proprio per la loro invisibilità sono ignorati da anni. Anche al Sig. Crocini sfuggono molte cose (è suo pieno diritto), pur facendo presente che in un paese in qui tutti hanno facili soluzioni rischia in buona fede per voler far del bene, di far molto male. Il problema e che a “troppi” sfuggono “troppe” cose e perciò e ormai facile il presagio di catastrofe annunciata.
 
(by Gianni Savorelli - 1.10.2014)