Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Evitare involontari malintesi
[Torna all'indice generale]
  
Egr. Direttore Editoriale,

sono stato molto lieto di apprendere, dalle Sue note agli articoli pubblicati sul n.2/2014, che quanto ho scritto ha suscitato tanto interesse e che il dibattito che ne è scaturito sia “la prima volta che accade in apicoltura”.
Sono, inoltre, molto grato, per i suoi favorevoli commenti, al Sig. Francesco Colafemmina, con il quale mi sento in profonda sintonia nell’ammirazione per l’armonia della natura e nella visione dell’essenza dell’apicoltura come fonte per noi di meraviglia e stupore e quindi di amore e rispetto per quanto di bello esiste intorno a noi e che ci è stato dato in dono.
Il Sig. Tufano compie un’analisi dello stato dell’apicoltura, come sempre approfondita, e dice che essa ha molti nemici “interni” ed “esterni”; nulla di più vero, ma fra questi e quelli, a mio avviso, credo occorra fare una distinzione di peso specifico delle responsabilità.
Gli apicoltori devono correggere molti dei loro comportamenti, ma dalla loro hanno l’alibi di essere sempre stati abbandonati a se stessi.
I nemici “esterni”, invece, credo che abbiano responsabilità molto maggiori: Istituzioni statali, burocrazie, Centri di ricerca, associazioni ecc. ecc., democraticamente costituiti, dispongono, ciascuno nel proprio ambito, di potere decisionale e di consistenti mezzi finanziari e hanno quindi obblighi ben precisi quali il farsi carico di informare e formare, educare e indirizzare, regolamentare e supportare, rendere ragione del loro operato, ma sono sempre mancati a questi loro doverosi compiti.
Detto questo, la lettera del Sig. Tufano, per vari aspetti – come ho detto - molto interessante, mette attenzione, con l’encomiabile scopo di “evitare involontari malintesi”, su di un preciso riferimento alla mia persona, a proposito del quale sento di dover formulare, con lo stesso spirito chiarificatore, qualche precisazione in replica ad alcune sue affermazioni che riporto, punto per punto.

A) Crocini parla del trattamento con acido citrico e lo fa come se fosse la scoperta di alcuni apicoltori, persuasi peraltro della sua assoluta efficacia... ”

Penso che al Sig. Tufano sia sfuggita la lettura di alcuni importanti punti della relazione sull’acido citrico redatta da Francesco Mussi e da me. Lì affermiamo con molta chiarezza la nostra consapevolezza che non siamo scienziati, che, quindi, consideriamo “empirico” il nostro esperimento e che auspichiamo che la ricerca si interessi alla nostra iniziativa e ne approfondisca i vari aspetti, esprimendo un giudizio autorevole sulla sua effettiva efficacia, o meno.
Nessuno ha mai preso in considerazione la questione!

B) “… tanto da recarsi in sede europee ad illustrare le proprie idee!”

Anche qui penso che al Sig. Tufano sia sfuggito ancora qualcosa, in questo caso qualcosa della mia lettera che egli commenta. Avrebbe dovuto, infatti, ricordarne il punto in cui mi sono premurato di precisare che, con nostra non poca sorpresa, ci era stata data l’occasione di presentare ad alcuni parlamentari europei le risultanze dei nostri esperimenti.
Mussi e io, lo dico con la mano sul cuore, non abbiamo mai cercato per noi stessi visibilità e tanto meno riconoscimenti; anche in questo caso non abbiamo cercato noi quel contatto ma l’iniziativa di proporcelo fu presa da una terza persona che aveva la possibilità di procurarci un appuntamento con quei parlamentari. Sulle prime esitammo, ma in considerazione che da quella proposta avrebbe potuto concretizzarsi un importante aiuto all’apicoltura, decidemmo di accettarla.

C) “En passant, ci chiediamo, inoltre, se prima di andare a Bruxelles era stato tentato e proposto un confronto serio in Italia con i qualificati operatori del settore apistico: forse avrebbe giovato alla causa più generale della lotta alla Varroa, meglio di quanto non facciano iniziative isolate e non coordinate.”

Non posso fare a meno di notare, en passant, che in questo punto il Sig. Tufano cambia repentinamente il suo modo di esporre e passa dall’uso della prima persona singolare al “noi”, quasi a voler dare, con questo che appare un breve e certamente casuale sconfinamento nel “plurale majestatis”, maggiore forza, incisività e autorevolezza alla sua opinione.
Sento, perciò, doveroso rispondere a questa forte presa di posizione e desidero sottolineare alcuni particolari a chiarimento dell’operato di Mussi e mio.
Il “prima di andare a Bruxelles” è formato dall’inanellarsi di molti, molti anni della vita che Francesco Mussi ha passato accanto alle api ad allevarle, curarle e osservarle. In questi molti anni non si contano i tentativi da lui fatti per cercare un serio confronto “con i qualificati operatori del settore apistico” e nei molti convegni, riunioni, congressi a cui ha partecipato non ha mai mancato di stimolare il loro interessamento alle sue idee; e, creda, lui di “operatori” ne ha incontrati tanti in più di sessant’anni di attività, ma è sempre rimasto nell’incertezza di quanti e di quali fra quelli incontrati fossero “qualificati”! Tutto quello che ha raccolto da questi tentativi sono stati, in ordine di crescente disagio per lui, indifferenza, derisione, avversione, contrapposizione, tentativi di plagio.
A proposito di “iniziative isolate e non coordinate” vengo alla specifico dell’esperimento:

a) Abbiamo distribuito a bassi ed alti livelli il contenuto della nostra relazione.
b) Nel corso del 2011 un ricercatore universitario, che aveva letto la relazione, impostò su quelle risultanze un piano di ricerca, ma non ritenne di chiedere la nostra collaborazione nello stendere il progetto ed i criteri operativi; qualcosa della nostra esperienza, travasata nel protocollo, forse avrebbe potuto essere utile per la sua riuscita.
In seguito abbiamo saputo da altri apicoltori, che avevano applicato le metodologie indicate da quel ricercatore, che ne erano stati delusi.
c) Nel febbraio 2012 fui incaricato di presentare una relazione sull’esperimento al 5° Convegno Apistico Nazionale di Massa, nel quale erano presenti anche 2 ricercatori di due diverse Università.
d) Sempre nel corso del 2012 la nostra relazione è stata pubblicata sui nn. 4 e 5 di Apimondia mentre sul n. 4 di Apitalia è stato riportato il mio intervento al Convegno di cui sopra.
e) Nel gennaio 2013 abbiamo anche tentato di avere un contatto con il ministero della Salute – Direzione Generale della sanità animale e del farmaco veterinario, alla quale Mussi chiese un colloquio. Il colloquio non fu concesso e la risposta, in perfetto burocratese, fu di inviare loro un documento che spiegasse le tecniche che avevamo messo a punto, documento da far valutare, scrissero, dal loro “Centro di referenza per l’Apicoltura”!


In conclusione, mi limito ad osservare che non poche cose sono “sfuggite” al Sig. Tufano, ma mi fermo qui perché penso che tutto quello che precede sia ampiamente sufficiente a comprovare che Mussi in tutta la sua vita (e io con lui, da quando lo conosco) non ha mai desiderato che le sue iniziative rimanessero “isolate e non coordinate”... Al contrario, l’auspicio che su queste convergessero attenzione e interesse delle “Autorità Competenti” è stato sistematicamente frustrato dalle personalità ripetutamente contattate che avrebbero dovuto, invece, accogliere le richieste, almeno per quanto concerne l’incontro ed il colloquio.
Grato fin d’ora per l’ospitalità che vorrà cortesemente concedermi, La saluto con cordialità ed immutata stima.
 
(by Luciano Crocini - 30.09.2014)