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A che punto è la ricerca sull'Aethina tumida
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Si moltiplicano in Calabria i focolai di Aethina tumida stando ai pittoreschi bollettini quotidiani della FAI. Pittoreschi perché pur senza voler mettere in dubbio gli sforzi e le energie profuse nel tentativo di arginare la diffusione del parassita, restano delle perplessità riguardo alle priorità. E’ infatti prioritario scrivere diari di bordo che ricalchino lo stile di Ignazio Silone in Fontamara o piuttosto cercare di attivare sin da ora contatti commerciali con gli States, l’unica nazione che il prossimo anno potrà assorbire l’offerta di regine e api delle aziende italiane messe ufficiosamente al bando nell’UE? In ogni caso noi di Apitalia continueremo a fornire informazioni utili agli apicoltori italiani nella massima apertura e con il più equanime spirito di collaborazione con le associazioni nazionali che sono attive sul campo sin dalle prime ore


Pur restando un parassita secondario rispetto alla varroa, l’Aethina tumida costituisce una potenziale minaccia per le api oltre che per gli apicoltori. Ne abbiamo parlato con uno fra i massimi ricercatori europei in tema di Aethina tumida, il dottor Marc Schäfer del Friedrich Loeffler Insititut di Riems, Istituto che è anche il laboratorio di riferimento nazionale per le malattie delle api in Germania. Il dottor Schäferè principale contributore di importanti studi sullo small hive beetle che ne dimostrano la potenziale natura di vettore di virosi letali per le api. Un recente studio firmato da uno dei collaboratori di Schäfer, il dottor Michael Eyer dell’Istituto di ricerca svizzero Agroscope, sarà pubblicato sul numero di novembre di Apitalia. Abbiamo intanto sentito Schäfer per rivolgergli alcune domande in merito all’infestazione di aethina e ai potenziali danni per l’apicoltura italiana ed europea.

Dottor Schäfer, un suo commento a caldo sull’arrivo dell’Aethina in Europa
Posso solo dire che da un certo punto di vista siamo fortunati perché prima di arrivare in Europa l’Aethina è già arrivata in USA e Australia. Dunque, possiamo solo migliorare e approfondire la ricerca sul coleottero. A proposito di ricerca, i suoi studi sulla natura del SHB quale vettore di virosi delle api non lasciano presagire nulla di buono per gli apicoltori europei… Guardi, è importante sottolineare un fattore: molte delle malattie apistiche sono multisettoriali. Il principale agente è la varroa, ma spesso la condizione di un alveare è determinata da altri agenti, e uno di questi potrebbe essere lo SHB. Di certo, la diffusione di fenomeni come il CCD negli States potrebbe avere come concausa gli effetti dovuti alla presenza dello SHB e la sua natura di vettore di alcune patologie apistiche.

Il professor Jamie Ellis dell’University of Florida ci ha detto, in ogni caso, che si tratterebbe di un problema minore per l’apicoltura. Lei può confermare questa prospettiva?
Sì, rispetto alla varroa è un problema minore, ma bisogna esser pronti a fronteggiarlo. Il clima europeo è in linea generale simile a quello degli Stati Uniti e per certi versi di alcune aree dell’Australia. Così anche l’apicoltura. Ci sono già diverse trappole in commercio, ma bisogna fare i conti anche con l’uso di prodotti vietati in Europa come il coumaphos.

In alcuni studi da lei condotti in laboratorio è stata dimostrata l’efficacia di alcuni acidi organici contro l’Aethina o le sue larve. In particolare mi ha colpito l’uso del formico nelle stesse concentrazioni usate per trattare la varroa (dalla prossima settimana dovrebbe essere autorizzata la vendita di un nuovo prodotto a base di formico anche in Italia). Un acido risultato particolarmente efficace nel trattamento delle larve di Aethina. Quali prodotti fanno ben sperare?

I risultati iniziali sono stati ottimi. Ma la loro riproduzione sul campo non ha dato alcun risultato. Sia il formico che l’acetico hanno avuto un’ottima efficacia sulle larve, tant’è che l’acido acetico è particolarmente efficace nei magazzini, per proteggere i favi in cui resta un po’ di miele o di polline e nei quali le larve di Aethina possono proliferare. Tuttavia il trattamento effettuato in campo ha dato esito negativo sugli adulti che normalmente volano via per poi ritornare quando l’ambiente dell’alveare non presenta più minacce per la loro salute.

A proposito di magazzini e melari, è stata testata l’efficacia del B401, ossia del bacillus thuringiensis già usato nel trattamento della tarma della cera?
Credo di sì, ma senza particolari risultati. La questione dei magazzini è importante perché un’eventuale presenza di Aethina obbligherà a delle procedure standard per lo stoccaggio dei melari. In particolare si renderà necessaria la smielatura entro massimo due giorni dall’arrivo in magazzino dei melari. Qualora non sia possibile effettuarla subito basterà mettere i melari in cella frigo a circa 10 °C. Questa procedura viene usata in Australia e garantisce l’assenza di danni al miele da parte delle larve di SHB. Naturalmente occorre anche prevedere delle procedure per evitare che le larve possano svilupparsi in melari stoccati nei quali restano piccole quantità di miele o polline.

Ci sono rischi anche per il miele già estratto?
No, perché la fermentazione comincia solo quando c’è un enorme numero di larve nei favi e le api hanno abbandonato l’alveare. In ogni caso il miele già estratto è al sicuro.

A proposito di gestione dell’apiario si raccomanda solitamente in caso di presenza di aethina di mantenere famiglie forti. Cosa si intende con “famiglie forti” a suo avviso?
Le api devono essere capaci di controllare tutti i favi. Specie perché se ci sono favi di sponda ricchi di polline e miele è lì che l’Aethina ama riprodursi. D’altra parte, anche se si ha una grossa colonia esemplari di Aethina ci saranno comunque, sebbene sotto controllo da parte delle api. Serve in ogni caso una migliore gestione. Bisogna controllare la popolazione di SHB, estrarre subito il miele, gestire al meglio gli alveari evitando di mantenere famiglie deboli o orfane per troppo tempo.
Con una buona gestione l’Aethina non dovrebbe costituire un grosso problema, ma ci potrebbero essere luoghi o situazioni in cui di sicuro sarà un problema. Penso ad esempio agli allevatori di regine o ai produttori di pacchi d’api…

In questi giorni ci si interroga in Italia sulla utilità o meno di una eradicazione dell’Aethina (siamo già al nono focolaio). Cosa pensa che dovremmo fare?
Credo serva unire alla preparazione ad una futura diffusione del problema aethina, il contrasto immediato. Abbiamo bisogno d’altro canto di maggiori informazioni sullo stato dell’infestazione e sulle sue radici. Sembra in ogni caso una situazione difficile, ma se ci sono dei risultati nelle operazioni di eradicazione, allora bisogna andare avanti. E dobbiamo comunque cominciare a prepararci al controllo del problema. Serve sorveglianza. Serve monitorare la presenza con trappole posizionate sotto o tra i favi. Insomma, non dovete perdere la speranza di sradicare la presenza dell’Aethina dal territorio italiano ed europeo.
 
(by Francesco Colafemmina - 29.09.2014)