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Focus sull'Aethina
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Un utile approfondimento, il nostro inviato, Francesco Colafemmina, ha scovato e intervistato un professore, James Ellis, uno dei massimi esperti mondiali di Aethina e l’ha sentito per Apitalia



Il professor James Ellis, docente di Entomology e Nematology dell’University of Florida è considerato a ragione, nonostante la sua giovane età, fra i massimi esperti mondiali dell’Aethina tumida, nota in inglese con la sigla di SHB (Small Hive Beetle, piccolo scarafaggio dell’alveare) . Dottorato di ricerca conseguito presso la Rhodes University del Sud Africa con studi dedicati proprio all’Aethina che da lì si è diffusa, poi, nel resto del mondo. Fino ad approdare in Italia.
La piacevole conversazione con il professor Ellis, che peraltro ha messo a nostra disposizione alcuni dei suoi studi più recenti, ci ha rasserenato non poco. «Il piccolo scarafaggio è considerato qui una peste minore delle api, simile alla tarma della cera». Così esordisce Ellis che aggiunge: «Da quando è arrivato qui in Florida nel 1996 in questo Stato mantiene la più alta popolazione di tutti gli USA. Certo, all’inizio è stato un grosso problema per gli apicoltori locali, specie se sommato alla varroa, all’uso dei pesticidi, ecc». Col tempo è, però, diventato una “minor pest” .

Professor Ellis, ha sentito dell’arrivo del SHB in Italia, secondo lei cosa occorre fare per sradicare l’infestazione?
Credo che sia un utile tentativo, ma nello stesso tempo mi lasci dire che potrebbe essere solo fatica sprecata. Il SHB si muove in volo coprendo notevoli distanze, si impupa nel terreno anche a una distanza di 4-10 metri dall’alveare e può insinuarsi in sciami selvatici o sciami di bombi. Se davvero ha avuto modo di riprodursi in tre nuclei poi distrutti ormai sarà difficile fermarne l’avanzata. Servirebbero numerosi veterinari in azione contemporaneamente, assieme ad apicoltori che si controllino a vicenda. In ogni caso tentar non nuoce e, certo, credo sia utile prevedere degli indennizzi per gli apicoltori i cui apiari vengano distrutti nell’ambito del programma di sradicamento.

Negli States sono stati previsti dei rimborsi analoghi?
Niente affatto, perché qui sin dal primo momento non si è cercato di sradicare l’infestazione. Qualche apicoltore ha perso degli alveari, ma sin da subito si è intervenuti con le trappole e con tecniche di gestione degli apiari volte a mantenere sotto controllo la popolazione dell’Aethina, che è ormai parificata alla tarma della cera… Se posso dirle di più, ho quasi smesso di fare ricerca sul SHB da quando è diventato un problema secondario delle api.

Venga in Europa allora. Le si aprirà una nuova carriera sfolgorante! Battute a parte, che cosa possono fare gli apicoltori italiani per controllare l’Aethina tumida?
Usare le trappole. Ce ne sono diverse in commercio. La più efficace è quella chiamata “beetle blaster” (foto in queste due pagine), si tratta di una piccola vaschetta che viene collocata in alto tra due favi e riempita con aceto di mele o aceto di vino. La trappola sfrutta il comportamento delle api che tendono a relegare - sempre che la famiglia sia in buono stato di salute - gli esemplari adulti di Aethina in delle “prigioni” propolizzate ai margini esterni superiori dei favi. Per questo è bene collocare queste trappole fra il primo e il secondo favo o tra il nono e il decimo (prendendo come esempio un’arnia da 10 e assumendo che i telai siano tutti coperti di api). Con questo sistema si riesce a catturare più del 50% di esemplari adulti, consentendo alle api di ripulire le eventuali cellette nelle quali le femmine tentano di riprodursi. Un’altra soluzione estrema, quando si voglia verificare la possibile presenza del coleottero, è quella di scuotere tutti i favi su una tavola di legno e rimuovere uno per uno gli esemplari.

E il coumaphos?
Non lo ritengo un prodotto efficace. Da studi effettuati risulta che le strisce di coumaphos riescono a eliminare più o meno il 40% di adulti. Questo perché per non danneggiare le api le strisce vengono poste all’interno di cartoni plastificati collocati sul fondo dell’alveare, ma non sempre l’Aethina finisce là dentro. Sono molto più attratte dall’aceto di mele o dall’aceto di vino. Ora, in Australia si usa un prodotto chimico a base di fipronil, l’apithor che è risultato essere estremamente efficace nella lotta all’aethina…

La interrompo: il fipronil è vietato in Europa (anche se viene usato nel rinomato Frontline, un prodotto antipulci e zecche per cani)!
Allora non so che dirle… Di sicuro, il fipronil funziona meglio di ogni altro prodotto chimico.

E in merito all’uso di feromoni o della lotta biologica?
I feromoni sono stati studiati da un gruppo di ricercatori in maniera estensiva ma senza risultati significativi. Tant’è che ci si è spostati su un lievito che il coleottero porta sul suo corpo e che imita il feromone dell’allarme delle api. Questo lievito che è anche causa della fermentazione del miele mangiato dalle larve può essere utilizzato come un attrattore del SHB, ma i risultati non si discostano molto dalla capacità attrattiva dell’aceto di mele o di vino.
C’è poi un fungo che sembra dare risultati promettenti nella distruzione delle larve, così come alcuni tipi di nematodi che vanno diffusi nel terreno e che portano alla rapida distruzione delle larve che escono dall’alveare per impuparsi.

Quando usare le trappole?
Qui mettiamo le trappole a partire da marzo fino a settembre. Normalmente si verifica la presenza dell’Aethina nel giro di poche settimane.

Da quello che lei dice sembra davvero che l’Aethina tumida non corrisponda alle paure e alle reazioni emotive degli apicoltori italiani ed europei delle ultime ore…
Certo. Capisco le difficoltà delle aziende che vendono pacchi e regine, ma purtroppo quando si sviluppano questi problemi si tende sempre a limitare la movimentazione di api. Serve tuttavia applicare in maniera attenta e minuziosa pratiche di buona gestione degli alveari. Quello che qui consigliamo agli apicoltori di piccola dimensione (200-500 colonie) è di gestire tutto ciò che è gestibile: varroa, peste americana, pulizia. Bisogna avere colonie in forza, restringere gli spazi per far sì che le api possano agevolmente presidiare tutti i favi, mantenere forti i mininuclei (tra le prede preferite dall’Aethina), mettere delle trappole specialmente nel periodo di massima riproduzione ossia più o meno a giugno.
Bisogna, poi, evitare di lasciare pezzi di favi nell’apiario e tenere puliti i laboratori, dove larve di Aethina presenti nel miele possono facilmente creare dei danni. Detto questo, il SHB resta sempre un problema secondario rispetto alla varroa o ai pesticidi. Va solo gestito in maniera consapevole.

Che mi dice poi dell’interazione fra Aethina e suolo o condizioni climatiche?
Se posso esserle franco credo proprio che l’Aethina resterà una peste minore in Europa perché il clima non sarà appropriato al suo sviluppo. Per crescere ha bisogno di temperature alte e umidità elevata: condizioni che si trovano nel sud est degli Stati Uniti e in Australia oltre che nel suo paese d’origine. Di sicuro, le zone di agrumeti irrigui come quelle della Calabria sono aree assai simili alla Florida e costituiscono un terreno favorevole allo sviluppo del coleottero. Terreni umidi: sono questi i luoghi preferiti dal coleottero. Dunque, eccettuate alcune aree del sud Italia, trovo molto difficile che l’Aethina possa sopravvivere agli inverni rigidi del nord e trovare le condizioni ideali per svilupparsi tanto da poter causare gravi problemi agli apicoltori.

Professore, che dirle, grazie per i suoi chiarimenti che per noi non sono altro che utili strumenti per fronteggiare una nuova emergenza e al contempo un conforto in questo momento di confusione.
Felice di potervi aiutare e in bocca al lupo agli apicoltori italiani!
 
(by Francesco Colafemmina - 23.09.2014)
 
 
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