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Sempre a proposito di Aethina
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Riceviamo e pubblichiamo il servizio del nostro inviato pugliese, Francesco Colafemmina, perché come lui afferma nell'articolo gli apicoltori hanno a disposizione poche informazioni su Aethina. E poi, se ci sarà un danno economico ci batteremo perché i diretti interessati, gli apicoltori, ricevano il giusto sostentamento scientifico dalle Istituzioni e i giusti finanziamenti monetari per fare fronte all'emergenza. L'Apicoltura, tutta, non può essere lasciata da sola

Sempre a proposito di Aethina

L’Aethina tumida ormai è al terzo focolaio accertato ci dicono le Associazioni apistiche nazionali. C'è Apitalia, poi, attraverso la quale cerchiamo di offrire informazioni agli apicoltori. E le fonti istituzionali?

In questi giorni purtroppo non c’è tempo da perdere, ma a quanto pare la situazione sul campo non è così rosea. E’ questo infatti il parere del titolare di una importante azienda apistica della provincia di Vibo, a poche decine di chilometri dal porto di Gioia Tauro, Nicola Ferraro, allevatore di regine.

Ferraro non nasconde la sua inquietudine mista a rassegnazione per quello che sta accadendo in queste ore. «C’è chi già si affretta ad accusare noi allevatori di regine, sostenendo che le larve sarebbero arrivate attraverso il candito, ma noi non acquistiamo regine da paesi nei quali c’è l'Aethina». Ed effettivamente riesce difficile pensare che l'Aethina possa essersi sviluppata senza alcun danno all’interno di aziende che allevano regine, con mininuclei spesso non sempre al massimo delle loro energie e dunque succulente prede del temibile coleottero.
«Io credo - aggiunge Ferraro - che non ci raccontino la storia così com’è. Vorrei capire le responsabilità del professor Palmeri. Vorrei capire come sia stato possibile far sviluppare l'Aethina all’interno di nuclei lasciati vicino al porto per mesi senza controlli».

Effettivamente Palmeri l’aveva detto ad Apitalia che quei tre nuclei “devastati” non erano “esche” e non erano stati visitati per almeno un mese intero (agosto). Dato che i tempi di sviluppo delle larve di Aethina sono guidati anche dalle temperature la possibilità che una femmina di coleottero sfuggita da un container del vicino porto possa essere stata attratta dall’odore di quei 3 nuclei deboli e che vi si sia riprodotta senza alcun contrasto da parte delle api e dell’uomo è piuttosto elevata (un ciclo completo di Aethina varia dalle 4 alle 6 settimane). Come è elevata la possibilità che alcuni coleotteri sfuggiti alla distruzione dei 3 nuclei, in assenza di nuovi nuclei “esca”, si siano diffusi nell’area alla ricerca di nuovi nidi d’api.

«Naturalmente il problema scoppia adesso che i polli sono già scappati dalle gabbie». Secondo Ferraro, infatti, «sono numerosi i nomadisti siciliani ed emiliani che frequentano la zona della piana di Gioia Tauro» e «se uno di questi è stato per caso visitato da qualche esemplare di coleottero riprodottosi con successo nei tre nuclei iniziali adesso come lo si scopre?».

L’allevatore calabrese punta poi il dito sui controlli: «Ho chiesto alla mia Asl se per caso verranno a controllare la mia azienda. Io non so come riconoscere o scovare questo insetto nel caso in cui sia riuscito ad arrivare fin qui. Loro mi hanno risposto che per ora non sanno, che forse, mah, vedremo…». Per non parlare del problema degli indennizzi: «Mi hanno già chiamato dalla Svezia, un mio grosso cliente, per chiedermi cosa stia succedendo. E’ ovvio che se andiamo avanti di questo passo non venderemo più regine almeno nel prossimo anno. E nessuno prevede indennizzi. Che faranno? Ci lasceranno morire?»

Dello stesso avviso Michele Taverniti, altro noto allevatore vicino all’area in cui l\'Aethina è stata avvistata per la prima volta: «Si prevedono indennizzi per tutti gli altri settori agricoli, ma l’apicoltura è la ruota di scorta del settore… non ha alcun peso». Gli chiediamo cosa pensa della questione e la sua risposta è che: «siamo nel caos. Ogni anno arrivano da queste parti autotreni carichi di arnie. Scaricano in una notte e poi ripartono dopo qualche settimana. Quest’anno mi hanno scaricato almeno 300 arnie a poche decine di metri da un mio apiario. Ho denunciato la cosa alla ASL e alla Forestale. Entrambi mi hanno risposto di essere a corto di personale e di non poter venire ad effettuare controlli sul nomadista abusivo». E’ chiaro che oggi, con l’emergenza Aethina in atto questi nomadisti non è possibile più rintracciarli. Ma c’è la speranza che se l'Aethina si sia riprodotta solo all’interno dei tre nuclei vicini al porto, molti nomadisti se ne siano andati ben prima che il coleottero avesse il tempo di finire nei loro alveari.

Per Taverniti poi il problema è anche quello dell’informazione: «Sto passando ogni sera incollato al pc per cercare su internet informazioni su questo insetto. Ma possibile che le informazioni me le debba trovare da solo? Nessuno mi ha neppure detto come fare a riconoscerlo, a scovarlo, questo coleottero? Cosa sono le trappole? Come si mettono? Quale efficacia hanno?». Ferraro se la prende anche con le associazioni: «Ho chiamato il presidente della FAI regionale ma dopo l’annuncio della notizia del ritrovamento non abbiamo avuto altre informazioni. Il tempo stringe e non vorremmo ritrovarci nei guai nella prossima stagione».

Serve, in sintesi, una maggiore informazione e coordinamento. «Noi apicoltori calabresi - aggiunge Taverniti - siamo i più danneggiati. Viviamo del nostro lavoro, viviamo dei nostri allevamenti, del nostro miele. E non possiamo muoverci da qui. Chi pensa che in realtà l\'Aethina si sia già sviluppata nella scorsa stagione non sa quel che dice. Tenendo conto di quanto poco ne sappiamo anche noi che siamo professionisti, avremmo avuto già le aziende distrutte da questo insetto. E chi dice che in Calabria gli apicoltori hanno usato il coumaphos lancia accuse infondate».

Noi di Apitalia abbiamo anche contattato Gianni Savorelli per chiedergli se vi siano state nella scorsa stagione richieste di “fondi di magazzino” di coumaphos. Savorelli ha smentito questa ipotesi, aggiungendo che il coumaphos è vietato e per acquistarlo bisognerebbe ricorrere a prodotti per uso veterinario (per i cani ad esempio), che spesso richiedono prescrizione medica.

«Siamo alla deriva» è questo il grido disperato degli apicoltori calabresi più vicini all’area in cui è stato scoperto il primo focolaio di Aethina. Le istituzioni latitano, non si prevedono indennizzi, gli ordini caleranno drasticamente entro il prossimo anno, le aziende saranno portate sul lastrico con il divieto di movimentazione di api. Il tutto è sacrosanto se si vuole eradicare il problema, ma il sospetto è che in Italia non solo sia mancata una programmazione preventiva per arginare l’arrivo dell'Aethina, ma manchi in queste ore un piano per contenere o sradicare l’infestazione. Manca l’informazione, manca la protezione di un settore strategico per l’agricoltura. Tutto è demandato alla libera iniziativa di apicoltori, veterinari, associazioni e riviste come la nostra. Speriamo davvero che questa emergenza non abbia già assunto delle dimensioni incontrollabili. In ogni caso noi di Apitalia saremo sempre in prima linea nella difesa degli apicoltori e dell’intera filiera apistica. Perciò offriremo nei prossimi giorni puntuali informazioni sia sull’evoluzione dell’emergenza sia sui mezzi di contrasto dell'Aethina attualmente impiegati nel resto del mondo.
 
(by Francesco Colafemmina - 22.09.2014)