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Aethina? C'è o non c'è?
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Riceviamo dal nostro inviato pugliese, Francesco Colafemmina, queste considerazioni sull'eventuale presenza di Aethina tumida in Italia. Pubblichiamo perché riteniamo sia essenziale mettere in allarme gli apicoltori e perché i ricercatori facciano tutte le considerazioni del caso. Speriamo che si tratti solo di un brutto sogno e di poterci risvegliare sapendo che è stato un sogno

L'Aethina tumida spaventa l’Italia e ancor più l’Europa. In ogni caso non dobbiamo farci prendere dal panico. Giova rammentare che l'Aethina è attualmente diffusa in numerosi scenari apistici del globo: dagli USA al Canada, dall’Australia alle isole Hawaii. E non mi sembra che in Australia - per fare un esempio - gli apicoltori abbiano chiuso bottega dopo la sua comparsa. Chiaramente molto dipende dalla natura del suolo, dalle condizioni climatiche e dallo stato di salute delle api.

L’arrivo in Europa pone, tuttavia, nuovi rischi dati essenzialmente da due fattori: l’amplissimo numero di apicoltori europei - spesso piccoli o piccolissimi e la lenta macchina burocratica che rischia di intervenire a giochi ormai fatti.

Dopo la scoperta del primo caso di Aethina in 3 nuclei del professor Palmeri dell’Università di Reggio, in un’area - località Sovereto - praticamente a ridosso del terminal container del porto di Gioia Tauro, 8 esemplari di Aethina sono stati ritrovati in un secondo apiario della zona, grazie allo strenuo lavoro del professor Franco Mutinelli dell’IZSV e del team europeo presente attualmente in Calabria. Il punto è che allo stato attuale l’apiario, sito nel comune di Rosarno e composto da 44 alveari (in 4 era presente l'Aethina) non è stato ancora distrutto, non si comprende bene per quale ragione. I controlli procedono senza tregua ma secondo quanto discusso con alcuni veterinari esperti di apicoltura e patologie apistiche attualmente le azioni da intraprendere potrebbero essere le seguenti:

a.
Valutare la possibilità di riammettere l’uso del coumaphos sotto controllo veterinario. Se a primavera, infatti, ci saranno nuovi casi di Aethina è impensabile dover intervenire distruggendo apiari qua e là lungo la penisola, specie se le infestazioni scoppiano in apiari di nomadisti passati dalla zona di prima introduzione del parassita. Ed è impensabile pensare di arrestare lo sviluppo delle larve con semplici trappole. Occorrerebbe, dunque, intervenire sin da ora riammettendo l’uso dell’unico principio attivo efficace nella lotta all’Aethina, pur con tutte le eccezioni e le precauzioni necessarie.

b.
Bloccare in maniera preventiva la spedizione di regine, nuclei e quant’altro dalla Calabria al resto d’Italia.

c.Dotare tutti gli apicoltori calabresi e delle regioni cuscinetto (Sicilia, Puglia e Basilicata) di sistemi di monitoraggio/trappole per Aethina, gratuitamente. Una trappola, in vendita negli USA, costa solo 50 centesimi di dollaro. Al suo interno si possono disporre strisce di coumaphos nel caso in cui si accerti l’infestazione.

d.
Effettuare controlli a tappeto in tutte le aziende che hanno effettuato nomadismo in Calabria nel 2014. E dotare anch’esse di sistemi di monitoraggio.

e.
Dato poi che la politica - quella calabrese in maniera speciale - è sempre prodiga di finanziamenti ed elargizioni, la regione Calabria dovrebbe stanziare subito dei fondi volti a rimborsare tutti gli apicoltori che subiranno distruzioni di alveari o di interi apiari. E’ l’unico modo per incentivare i casi di anchina a venire allo scoperto.

Intanto alcuni brevi cenni sui metodi di contrasto di questo odioso coleottero. In questi giorni abbiamo contattato la Food and Environment Research Agency del Regno Unito. Si tratta di una agenzia governativa che da anni è impegnata nella prevenzione di una infestazione di Aethina. Sorvolo per un attimo sul fatto che - sempre da anni - l’agenzia ha sviluppato una rete di “alveari esca” sparsa su tutto il territorio britannico, individuando persino i probabili punti di accesso dell’Aethina. In Italia nulla di tutto ciò: persino gli alveari del professor Palmeri non erano - come la stampa continua a ribadire - alveari “esca”, bensì nuclei sperimentali casualmente posizionati nei pressi del porto.

L’Agenzia britannica ha diramato un interessante vademecum sull'Aethina che è disponibile in lingua inglese. Consiglio a tutti di sfogliarlo. E’ impressionante, lo so, ma conviene sapere a cosa si va incontro. E non avere paura di denunciare casi di presenza dell'Aethina.

Una possibile buona notizia ci giunge sempre dall’agenzia britannica. Il team del dottor Andrew Cuthbertson ha, infatti, sperimentato in laboratorio negli ultimi anni l’uso di nematodi per combattere le larve di Aethina che si annidano nel terreno circostante gli apiari. I risultati sono estremamente promettenti. Ciò non toglie, però, che all’interno degli alveari al momento l’unica soluzione sia rappresentata dall’uso del coumaphos e laddove non autorizzato – ad esempio in Australia – l’uso di vari tipi di trappole.

Le trappole, poste solitamente nella parte alta dell’arnia o tra i favi, hanno lo scopo di agevolare le api nella loro azione di contrasto degli adulti di Aethina. Funzionano solo se si hanno famiglie forti. Le famiglie deboli inevitabilmente sono destinate a perire, specie quando d’estate si raggiungono i 30 gradi e l'Aethina si moltiplica a ritmo serrato, nutrendosi di larve di api e di miele che fa contemporaneamente fermentare. La finestra operativa per chi sta monitorando gli alveari è dunque assai breve. Entro l’inverno infatti gli adulti di Aethina, eventualmente presenti negli alveari calabresi, entreranno nel glomere confondendosi mimeticamente con l’odore delle api e saranno impossibili da individuare.

Indipendentemente dalla possibile diffusione di Aethina possiamo già dire con certezza che questo evento rappresenta una calamità per gli apicoltori italiani. E’ infatti pressoché certo che nel 2015 il mercato estero non acquisterà più dall’Italia pacchi d’api o regine. Molte aziende saranno, dunque, in forte difficoltà. Per questa ragione occorre che immediatamente le associazioni e federazioni apistiche si mobilitino perché il ministero dell’Agricoltura di comune accordo con quello della Salute possano individuare sin da ora fondi da mettere a disposizione del settore e della ricerca di nuovi efficaci metodi di contrasto dell'Aethina tumida.
 
(by Francesco Colafemmina - 19.09.2014)