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Aethina tumida (Murray, 1867)
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A seguito del preoccupante comunicato divulgato dal CRA-API in data odierna (12-09-2014), relativo al ritrovamento di un focolaio di Aethina tumida in provincia di Reggio Calabria, pubblichiamo una breve nota informativa su questo coleottero dell’alveare. Si tratta di un relativamente piccolo coleottero nititulide, grande circa un terzo di un’ape operaia, originario di alcune regioni del sud del Sahara, da cui poi si è diffuso in vari paesi del mondo. È stato individuato in Florida nel 1998, manifestando in questo territorio tutta la sua pericolosità e dannosità per il comparto apistico, successivamente in Egitto (2000), in Canada e Australia (2002), in Portogallo (2004) in Messico nel 2007 e 2010. A questi rilevamenti si aggiunge, malauguratamente, l’Italia, con il ritrovamento di cui il CRA-API ha dato notizia. Il 2014, già caratterizzatosi come un anno difficilissimo per l’apicoltura non solo italiana ma europea, segna un altro dato estremamente preoccupante: l’introduzione di un nuovo pericoloso ed esotico nemico degli alveari. Il caso del Portogallo, in cui prontamente si individuò il coleottero all’interno del candito utilizzato nelle gabbiette per il trasporto di api regine, dimostra che l’eradicazione, con un intervento deciso e mirato in un’area di diffusione limitata, è possibile. In Portogallo si verificò l’eradicazione di Aethina tumida e l’apicoltura europea tirò un sospiro di sollievo, resta da vedere cosa accadrà in Italia, così come restano da conoscere le vie attraverso le quali il coleottero è stato introdotto e quali sono esattamente le sue aree di diffusione attuali.
I danni prodotti da Aethina tumida sono a danno sia delle api adulte che delle forme pre-imaginali. A parte l’impupamento del coleottero, che avviene sul terreno di fronte alle arnie, il resto del suo ciclo biologico avviene all’interno dell’alveare, fino a compiere ben 5 generazioni all’anno. Gli adulti di A. tumida risultano essere attratti dagli odori non delle singole api o dei loro prodotti ma dagli odori dell’alveare nel suo insieme, odori che possono captare anche a più di 10 km di distanza. Gli adulti di A. tumida introdottisi nell’alveare si cibano principalmente delle uova deposte dall’ape regina, di covata, di miele, di polline. Potremmo dire che si tratta di un antagonista delle api pressoché «onnivoro». Le larve del coleottero si nutrono di polline e miele danneggiando seriamente i favi a causa delle gallerie che scavano nei favi stessi e sono inoltre in grado di inquinare il miele con le proprie feci. Il miele così contaminato tende a fermentare e fuoriuscire dalle celle, sporcando l’alveare e diffondendo in questo modo la miscela di miele lordato. Possono esservi danni anche ai telaini immagazzinati, così che i danni provocati da A. tumida si potrebbero sommare a quelli prodotti da Galleria mellonell a (la cosiddetta tarma della cera).
Le serie preoccupazioni destate dalla diffusione di questo coleottero dipendono in larga misura sia dalle scarse conoscenze relative a questo insetto, con il risultato che si hanno strategie di contenimento e controllo poco efficaci (strisce di coumaphos all’interno dell’alveare hanno dato comunque buoni risultati contro A. tumida), sia dal fatto che mentre nei paesi di origine il coleottero dell’alveare tende ad aggredire le famiglie più deboli e causa danni limitati, in Florida ha dimostrato capacità di adattamento e modificazione del comportamento notevoli.
 
(by Luca Tufano - 12.09.2014)