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Incastrata la “banda del miele”. Furti di arnie, poi api avvelenate
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Riceviamo dal presidente A.N.A.I., Sergio D'Agostino, e pubblichiamo. «Grazie all'impegno dell'Associazione e delle Forze dell'ordine è stata sgominata una banda che ha gettato sul lastrico numerose aziende della zona. Gli apicoltori stiano tranquilli la nostra vigilanza sarà costante. Ciò che ci riempie d'orgoglio è che a fare pulizia in casa nostra siamo stati noi» ci ha detto Sergio D'Agostino

UNA STRAGE di api, un danno economico incalcolabile che ha coinvolto 21 aziende della provincia di Lucca e di Pisa. E una vera e propria banda criminale che ha agito in modo indisturbato per tre mesi, rubando arnie e miele. Il primo furto lo scorso febbraio colpì Sergio D’Agostino, apicoltore di Titignano e Presidente nazionale dell’associazione apicoltori italiana (A.N.A.I.): due milioni di api avvelenate con l’insetticida, un lavoro di anni distrutto. Nei tre mesi successivi i ladri hanno rubato intere famiglie di api dalle aziende di Borgo a Mozzano, Villa Basilica e Altopascio, ma anche Santa Maria a Monte e San Miniato. Furti non da poco: colpi da 30-50 alveari (e ogni alveare contiene almeno 50mila api, per un valore minimo di 700 euro l’una). «Hanno messo in ginocchio intere aziende - conferma D’Agostino -. Azioni di questo genere e queste proporzioni non hanno avuto uguali finora, un milione di euro di danni». La rabbia ben presto si è trasformata in una mobilitazione capitanata dal presidente A.N.A.I. e dagli apicoltori del territorio che si sono mossi in collaborazione con il corpo Forestale e con le compagnie dei carabinieri di Lucca, Navacchio e Pontedera. La svolta è arrivata dopo il furto ad un’azienda di Santa Maria a Monte: le telecamere di una vicina villa hanno ripreso il furgone utilizzato dai ladri.
Il passaparola ha fatto il resto e ha condotto gli apicoltori e le forze dell’ordine in un’improvvisata azienda lucchese dove due uomini, un pisano e un lucchese, tenevano un centinaio di alveari (nonostante ne avessero registrate all’Asl appena 30) e un consistente quantitativo di miele, ben 27 quintali, custodito in un laboratorio abusivo.
LA VICENDA non si è ancora chiusa e le indagini sono in corso perché il numero di alveari rubati è ben maggiore, si calcolano oltre 600 famiglie di api. I due indagati, si sono visti braccati e hanno, probabilmente, iniziato a disfarsi delle altre arnie che avevano «sparso» sul territorio. Dal giorno dell’irruzione, infatti, a D’Agostino sono giunte numerose segnalazioni di arnie abbandonate, avvolte nel cellophane per soffocare gli insetti e poi gettate nei corsi d’acqua. L’ultimo recupero risale a domenica quando la squadra di apicoltori ha raccolto 30 alveari e il pugno di api sopravvissute dal Rogio, canale lungo la Bientinese. «Ma ce ne sono almeno una ventina rimaste sul fondo». In più, sono arrivate altre segnalazioni di arnie nei fossi. Nonostante su molte arnie ritrovate sia ancora visibile il marchio dell’azienda lucchese abusiva, la banda del miele sembra continuare ad agire indisturbata, mancando la flagranza. «E’ una barbarie e deve essere fermata», è l’appello del presidente A.N.A.I..
Chiunque avvistasse delle arnie abbandonate, soprattutto lungo i corsi d'acqua, può allertare la Forestale al 1515 o direttamente il presidente apicoltori Sergio D'Agostino.
 
http://www.lanazione.it/lucca
 
(by Cecilia Morello - 2.09.2014)