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A proposito di Api infette
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In merito alla notizia di sequestro di Api infette nella zona di Castellaneta (TA) abbiamo sguinzagliato un nostro inviato, si è trasformato nel commissario Montalbano, che ci fa sapere...



La notizia è stata diffusa in questi giorni, ma i fatti risalgono a due settimane fa. Presso una azienda del tarantino sono stati sottoposti a sequestro circa 180 pacchi d'api in partenza per la Finlandia e successivamente distrutti. Il provvedimento sarebbe scattato contestualmente al vincolo sanitario posto sul capannone dell'azienda, per la presenza di alcuni alveari morti per sospetta peste americana e stoccati in attesa di essere distrutti. Il Comandante della Stazione Forestale di Castellaneta (TA), Giovanni Prisciantelli, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione ha confermato la notizia, aggiungendo che l'ispezione contestuale di ASL e Corpo Forestale è scattata dietro denunce di altri apicoltori della zona che lamentavano furti di regine.
In attesa di maggiori chiarimenti sulla vicenda, che rischia di danneggiare non solo l'azienda coinvolta, ma l'intero settore, ci teniamo a sottolineare come denunce di apicoltori ai danni di altri apicoltori rischino di instaurare un vero e proprio far west in apicoltura. La dedizione delle Istituzioni nell'arginare fenomeni di diffusione di patologie è d'altro canto un segnale di positiva attenzione che dovrebbe accrescere il senso di responsabilità degli operatori nel mantenere sani gli apiari.
Il sequestro dei pacchi d'api andrebbe in ogni caso, stando alle testimonianze raccolte, distinto dalla vicenda del caso di peste americana. Dopo aver posto il vincolo sanitario a seguito della presenza di materiale che si sospettava infetto, infatti, la ASL e il Corpo Forestale avrebbero effettuato un secondo sopralluogo, riscontrando la presenza in azienda di 180 pacchi d'api pronti alla partenza. E in questa seconda occasione è stata decisa la distruzione dei pacchi e l'effettuazione di un prelievo sia sui favi degli alveari morti e stoccati, sia su alcuni alveari a campione dell'apiario aziendale.
I campioni sono stati poi inviati all'Istituto Zooprofilattico di Foggia che ha riscontrato la presenza di sporidi del paenibacillus larvae solo sul campione dell'alveare stoccato e non sui campioni di alveari dell'apiario. Abbiamo sentito al riguardo il Prof. Franco Mutinelli dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie che ha precisato come se da un lato la normativa comunitaria preveda la possibilità di esportare pacchi d'api solo dietro comprovata certificazione sanitaria attestante l'assenza di patologie come la peste americana, d'altra parte è anche vero che questa patologia va riscontrata attraverso test in campo. La circolare ministeriale del 2012 stabilisce infatti che non basta la presenza di sporidi di paenibacillus larvae riscontrata in laboratorio a far scattare il vincolo sanitario. Serve invece riscontrare la presenza della malattia su favi di covata di alveari vivi.
Mutinelli ci ha anche precisato che i pacchi d'api sono raramente dei vettori della patologia. Le api adulte, infatti, possono contenere sporidi all'interno del miele contenuto nelle loro sacche mellifere. Una volta consumate le scorte il rischio di trasmissione si riduce drasticamente.
In attesa di ulteriori aggiornamenti e nella speranza che eventuali malintesi ed equivoci possano presto chiarirsi, riteniamo queste precisazioni utili sia a tranquillizzare gli apicoltori in merito all'entità del problema, sia a rassicurare i consumatori che non hanno mai sentito parlare di “peste americana”.
 
(by Apitalia - 30.05.2014)