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Moria di api: miele friulano a rischio
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Prodotti appena 5 chili per alveare, anziché i tradizionali 20. Dalle mappe elaborate, si stima che il numero delle arnie presenti sui territori dei comuni colpiti sia superiore alle 6 mila unità, sui 19 mila totali denunciati


Gravemente compromessa. La produzione di miele deve fare i conti con la moria di api che ha caratterizzato molte zone del Friuli centrale e collinare, oltre a Gemona, Terzo d’Aquileia e Cividale. Da un primo controllo pare che la produzione di miele per alveare da una media di circa 20 kg, che in genere si realizzava in questo periodo, sia scesa a non oltre 5 kg per alveare, fa sapere il presidente del Consorzio apicoltori della provincia di Udine, Giorgio Della Vedova. Le conseguenze, dunque, si annunciano terribilmente pesanti per il settore. Dalle mappe elaborate si stima che il numero degli alveari presenti sui territori dei comuni colpiti sia superiore alle 6 mila unità sui 19 mila totali denunciati; si evidenzia che in questa valutazione non si è tenuto conto delle autorizzazioni concesse dalla Commissione Apistica per gli spostamenti in corso da parte degli apicoltori nomadisti per la raccolta dei mieli delle fioriture primaverili (sul territorio provinciale si muovono per il nomadismo circa 7 mila alveari l'anno che si concentrano maggiormente nelle zone collinari e montane; nei comuni interessati dagli spopolamenti del 2014, per le fioriture primaverili, la Commissione apistica Provinciale ha concesso autorizzazioni per lo spostamento di circa mille alveari).
Sebbene i calcoli finali si annuncino di segno meno, il fenomeno che aveva fatto scattare l’allarme, comunque, sta gradualmente rientrando, dopo l’apice toccato fra marzo e aprile, quando è stata accertata la moria probabilmente originata, anche se per ora si tratta di ipotesi, da un insetticida. La problematica aveva coinvolto anche altre aree del nord Italia. Dai vertici del Consorzio si apprende che la situazione sta lentamente migliorando: «Non stiamo più vedendo fenomeni di moria – dichiara Della Vedova - le api stanno riprendendo a lavorare, seppure con difficoltà». Intanto, l’assessore provinciale alle Attività produttive Leonardo Barberio, che aveva inviato una lettera al ministro Beatrice Lorenzin, sta ancora aspettando la risposta: «Speravamo in un’attenzione diversa da parte del governo che però risulta ancora latitante”. Nella missiva l’assessore scriveva: «L’allarme, lanciato da molti addetti ai lavori, non può passare sotto silenzio, anche perché in gioco c’è anche la tenuta dell’ecosistema: è noto che da questi insetti, che sono un indicatore molto sensibile dell’equilibrio ambientale,dipende più del 70% dell’impollinazione delle specie vegetali». Intanto, Barberio rivolge un nuovo appello alla Regione in modo che verifichi se è possibile stanziare misure specifiche a sostegno di questo settore messo gravemente in ginocchio.
E’ necessario verificare la possibilità di indennizzo in caso di danno agli alveari arrecato da trattamenti insetticidi, assicurare gli alveari anche per morie per avvelenamento; adottare nel PSR azioni finalizzate a ridurre l'utilizzo di insetticidi in agricoltura e ad aumentare i pascoli nettariferi per gli insetti pronubi (azioni con altre finalità, ad esempio, colture interessanti anche dal punto di vista faunistico); predisporre azioni che promuovano investimenti nelle aziende apistiche professionali.

Nel frattempo, per essere certi dell’origine della moria, sono state effettuate le dovute campionature e adesso il Consorzio sta aspettando l’esito da parte dell’Istituto zooprofilattico delle tre Venezie di Padova dove si trova il Centro di riferimento nazionale per l’apicoltura. E’ in corso una valutazione dei danni sopportati dalle aziende apistiche professionali.
 
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(by www.ilfriuli.it - 22.05.2014)