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Novità sul regime speciale IVA per gli Apicoltori.
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E’ stato varato il decreto legge n. 262 del 3 ottobre 2006, collegato alla Finanziaria 2007, recante disposizioni urgenti di carattere finanziario. I produttori apistici ed agricoli che nell’anno solare precedente (2006) hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 7.000 euro (si intende come somma degli imponibili), possono rientrare nel regime di esonero. Così, grazie alla finanziaria 2007 il regime di esonero per i piccoli produttori apistici e agricoli è passato da 2.582,28 Euro a 7.000,00 Euro previsti dal sistema attuale. Il regime di esonero dettato dalla Finanziaria prevede la possibilità per i produttori interessati, l’esonero dell’emissione del documento di trasporto e della relativa fatturazione. Per i produttori apistici che fanno parte del seguente regime di esonero, dovrà farsi carico il cliente di emettere l’autofattura che sostituisce la fattura di vendita. Nelle autofatture l’aliquota IVA applicata per i produttori agricoli è uguale alla aliquota di compensazione. Gli apicoltori che rientrano nel regime di esonero sono tenuti alla conservazione delle autofatture di vendita e alla conservazione delle fatture di acquisto. Sono inoltre esonerati dal fare la denuncia IVA a fine anno. Sono in fine esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale, fermo restando l’obbligo di numerare e conservare le fatture e le bollette doganali. I produttori agricoli e gli apicoltori hanno facoltà di non avvalersi delle disposizioni della presente legge. In tale caso, l’opzione o la revoca si esercitano con le modalità stabilite dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, e successive modificazioni.



Dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) arrivano i primi commenti al decreto legge appena approvato nella Finanziaria 2007
INCUBO IVA PER GLI AGRICOLTORI. IL NUOVO REGIME DI "FRANCHIGIA" PROVOCA NUOVI ONERI E ADEMPIMENTI BUROCRATICI

Addio semplificazioni, tutto ora si complica. A seguito del collegato alla Finanziaria 2007, i produttori agricoli si appesantiranno di nuovi obblighi contabili. In una lettera del presidente della Cia si chiede a De Castro, ministro dell’Agricoltura, una urgente revisione del dispositivo.

Il nuovo regime di “franchigia” Iva per gli agricoltori, contenuto nel decreto legge collegato alla finanziaria per il 2007, così non va e deve essere necessariamente modificato poiché appesantisce il lavoro del produttore con nuovi obblighi contabili e non risponde, quindi, all’esigenza di semplificazione degli adempimenti burocratici, che con tale decreto si intendeva eliminare. E’ quanto sollecita il presidente della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro.

Politi evidenzia, infatti, che l’equiparazione del settore agricolo agli altri comparti economici rispetto all’applicazione del nuovo regime di “franchigia” previsto dalla disciplina Iva a favore delle persone fisiche, titolari di partita Iva il cui volume di affari non supera, per anno solare, 7.000 euro, complica la gestione aziendale, caricandola di ulteriori e gravosi oneri.

Con la nuova normativa - scrive il presidente della Cia - un “banale” adempimento cartaceo, cui ora sono sottoposti gli agricoltori esonerati attraverso la sola conservazione delle fatture, “viene sostituito da un ben più complesso adempimento informatico”.

“A questo si deve aggiungere - sottolinea Politi - l’obbligo di certificare i corrispettivi mediante emissione di scontrino o ricevuta fiscale in presenza di vendite al dettaglio a consumatori finali. Obbligo attualmente non previsto nei confronti della generalità degli agricoltori che adottano il regime speciale Iva, quindi, anche degli agricoltori esonerati”.

Secondo il presidente della Cia, “l’introduzione di questo nuovo regime creerebbe una condizione sperequativa di senso contrario ad una reale semplificazione, fortemente penalizzante proprio verso quegli agricoltori che si vorrebbe agevolare. C’è poi da chiedersi a che cosa serve acquisire in via telematica l’ammontare delle operazioni effettuate se non sussiste la possibilità di riscontro con le fatture emesse regolarmente registrate sia da parte del venditore che da parte dell’acquirente”.

“Il provvedimento, nelle intenzioni di chi lo ha proposto, dovrebbe avere lo scopo di combattere fenomeni evasivi, conseguenti all’emissione di fatture di comodo da parte di soggetti con ridotte dimensioni aziendali. Sotto questo profilo il rischio, è invece, quello - afferma Politi - di ottenere un effetto contrario. Se a questi soggetti è, infatti, vietato emettere fattura, l’acquirente può facilmente acquisire beni “in nero” così da incrementare il fenomeno dell’evasione. Inoltre, l’inserimento nel regime di franchigia dei produttori agricoli crea i presupposti per un anonimato diffuso, con conseguente perdita del loro legame con il territorio e con il rischio di vanificare qualunque azione tesa a promuovere il prodotto locale e con esso il rapporto più stringente fra produzione e consumo. Va aggiunto anche che, generalmente, quando si fissano limiti dimensionali si ottengono ulteriori effetti negativi”.

"Permangono, in questo modo, a carico del contribuente agricoltore - rileva il presidente della Cia - una serie di adempimenti che attenuano la concreta realizzazione delle finalità di semplificazione (certificazione dei corrispettivi, trasmissione telematica dell’ammontare delle operazioni effettuate)”, che con il decreto si vuole realizzare.

In termini contrattuali, si ha anche - scrive Politi al ministro De Castro - “la perdita di appeal nei confronti dell’acquirente che potrebbe non avere convenienza ad acquistare prodotti presso gli agricoltori che versano nel regime di franchigia, stante l’impossibilità a detrarre l’imposta per il divieto in capo al cedente di emettere fattura. Questa situazione, concretamente, provoca un’ulteriore penalizzazione per l’agricoltore visto che, non potendo emettere fattura, non può applicare l’imposta con conseguente perdita della cosiddetta ‘rendita Iva’ determinata attraverso l’applicazione delle percentuali di compensazione.

Da qui la sollecitazione nei confronti del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali per un approfondimento su una materia che può creare nuovi ostacoli ed intralci al settore agricolo. Materia, dunque, che per il presidente della Cia deve trovare una giusta revisione.
 
(by Apitalia)