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Senotainia tricuspis
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Senotainia tricuspis

Riceviamo e pubblichiamo, invitando Apicoltori, Ricercatori e Istituti a dire la loro sul problema


Comitato Regionale Apicoltori Sardi


San Priamo, 11 dicembre 2013


Dottor Felicioli,

sono un apicoltore professionista sardo e il referente del Comitato Regionale Apicoltori che, informalmente, riunisce gli apicoltori sardi e a nome del quale la interpello.


Situazione
Nella zona in cui opero, Sub Regione del Sarrabus, costa orientale a Sud Est dell'isola, a Settembre, abbiamo purtroppo dovuto rilevare, in quasi tutte le aziende della zona, disastrosi spopolamenti con perdite di centinaia di alveari. Le analisi condotte dal Tecnico Apistico Regionale hanno dato come esito l'infestazione di Senotainia Tricuspis, con una percentuale di infestazione delle bottinatrici tra il 60 e l'80%.

Le ricerche di Nosema ceranae hanno dato esito negativo, la Varroa era sotto controllo. Le famiglie avevano prodotto molto bene su Eucalyptus (nel Sarrabus) ed erano, ai primi di Agosto, popolatissime.

E' stato accertato, da accurate ricerche da me personalmente condotte presso le aziende, che i danni si sono avuti nelle apicolture che hanno praticato il blocco di covata, cosa che tuttavia stanno praticando da tre anni senza questo tipo di grave e anomalo danno.

La forte presenza di Senotainia, abbinata al blocco di covata e alla logica mortalità delle bottinatrici che hanno prodotto tutto quel miele, ha probabilmente provocato il danno.
Nel resto dell'Isola lo stato delle api è normale.


Ipotesi
Considerato che Senotainia T. è segnalata in Sardegna dal 1954 e che, ad oggi, non ha mai dato danni evidenti e considerato che il Sarrabus è stata l'unica zona dell'Isola così gravemente colpita e l'unica zona in cui nello scorso Autunno – Inverno, e da tre anni a questa parte, non è piovuto in modo consistente, avanzo l'ipotesi che l'assenza di precipitazioni,m non annegando le larve impupate nel terreno, abbia favorito il moltiplicarsi a dismisura del parassita. L'ipotesi sarebbe suffragata anche dall'anomala espansione, nella zona, di altre specie tipo bruchi di nottua, tarme della cera, termiti e cavallette.


Domande
1) Nel 1993 in Toscana si ebbero gravi danni da S. Tricuspis, problema del quale lei si è ampiamente occupato.
Le chiedo se anche in quel frangente vi era stata nella vostra Regione una siccità protratta da anni e se, di conseguenza, l'ipotesi sopra avanzata sia da considerarsi ammissibile.

2) Sono favorevoli a S.T. i terreni sciolti o quelli argillosi?

3) Esistono oltre ai piatti bianchi e vischio sui tetti degli alveari e alla pacciamatura o fresatura del terreno circostante le postazioni, altri sistemi di lotta, magari con antagonisti.

Stiamo cercando di organizzare per la prossima annata una forma di lotta efficace che ci consenta di lavorare in maniera accettabile almeno per la sopravvivenza delle aziende viste le tante difficoltà in atto.

Ringraziando per l'attenzione cordiali saluti.

Per il Comitato Regionale Apicoltori Sardi, Giuseppe Bellosi.
Mail: apicoltura.bellosi@tiscali.it

Considerazioni
Felicioli si è molto interessato del problema della mosca Senotainia Tricuspis, dal '93, quando in Toscana si ebbero gravi danni con ingenti perdite di alveari. In una lunga e appassionata telefonata, in risposta a quanto in allegato, mi ha comunicato il frutto delle sue indagini.

La mosca (ognuna dotata di circa 600 larve per parassitare le api) è in grado di procurare seri danni quando l'infestazione raggiunge il 70/80% delle bottinatrici. Ma anche se la percentuale d'infestazione è più bassa i danni possono essere gravi se alla sua azione si somma qualche altra situazione che indebolisce le api, vedi eccessivo carico di Varroa o altro... oppure... oppure... il blocco di covata... che impedisce per un arco di tempo nuove nascite.

Ciò corrisponde perfettamente a quanto rilevato nel Sarrabus... chi non ha fatto il blocco non lamenta, infatti, danni anomali.

Dalla Calabria, inoltre, (Apicoltura Albo Luigi) mi è stato confermato quanto ipotizzo nell'allegato, ovvero che il protrarsi della siccità favorisce enormemente la S.T. e nel Sarrabus le piogge sono state molto scarse dall'autunno 2010. Nel resto dell'Isola dove ha piovuto bene, non a caso, non si lamentano danni...

Il rimedio (altro lavoro in più) è il posizionamento sui tetti di piatti bianchi rovesciati, onde non si colmino d'acqua e cosparsi di colla entomologica, opportunamente bloccati per il vento (abbiamo usato vecchi coprifavi e fissato con puntine).
I piatti vanno collocati ai primi di Maggio per bloccare l'aumento numerico già alle prime generazioni.

Oppure, vista l'esperienza di quest'anno nel Sarrabus, non bloccare la covata... sì ma che facciamo?
Apilifevar, Apiguard e Tymovar al Sud indeboliscono anche loro gli alveari... Apistan e Apivar (Amitraz) sono chimici... il formico assai complicato... beh non ci rimane, forse, che sperare nelle strisce di Luppolo e forse... forse... andremo a tutta birra.

Saluti e auguri a tutti Giuseppe Bellosi

Per maggiori informazioni consulta il pdf allegato
 
(by Giuseppe Bellosi - 30.12.2013)
 
 
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