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L'Italia è un paese per Apicoltori?
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Riceviamo e pubblichiamo. L'apicoltore Crocini avvia un grosso dibattito che, da quanto apprendiamo, è stato aperto da Apitalia. Una considerazione. Agricoltura e Salute si sono molto avvicinati al mondo dell'Apicoltura e mostrano una particolare sensibilità per il comparto, sentendo anche la voce degli apicoltori. Certo il grido di allarme lanciato da Crocini è perfettamente motivato


Egregio Direttore Editoriale,

mi spinge a scriverLe il contenuto del Suo editoriale “A proposito di farmaci veterinari”, pubblicato sull’ultimo numero 11/2013 di Apitalia e in particolare l’affermazione che chiude l’articolo: «Gli apicoltori vivono in un paese sempre meno ospitale per le api e sono circondati da una nuvola chimica».
Mi sembra un’efficacissima sintesi di quanto sono andato via via leggendo sui vari articoli apparsi in questo ed in precedenti numeri della Sua rivista.
Mi riferisco in particolare:
- a quanto ha scritto Francesco Mussi con il suo articolo “L’alveare armonioso” e con i suoi precedenti sull’ape Ligustica e sulla necessità della sua conservazione;
- alla interessantissima ed estesa replica a questi ultimi del Sig. Luca Tufano;
- a tutte le altre accorate preoccupazioni espresse da molti altri apicoltori che si trovano a dover affrontare ogni giorno ostacoli e avversità sempre crescenti.
Sempre più diffusamente traspaiono stati d’animo di sconforto e amarezza che alimentano un angoscioso senso di impotenza di fronte ai fatti, ormai certi, del fallimento della ricerca scientifica da una parte e della sordità dei cosiddetti “Organi Preposti”, dall’altra, presso i quali le voci allarmate che si levano dal mondo dell’apicoltura non hanno trovato finora alcuna eco.
Ci sono ben due Ministeri “competenti”, Salute e Agricoltura, che sono vasi non comunicanti e oltretutto, non raramente, in conflitto fra loro, dai quali ci si attenderebbero iniziative concrete e fattive, risultati della ricerca efficaci e indirizzi chiari; in una parola, gli apicoltori avrebbero necessità di un qualificato e QUALIFICANTE aiuto che, invece, non è mai arrivato, nonostante quello che appare una grande impiego di risorse intellettuali, che però si è risolto finora solo in un grande dispendio di risorse economiche pubbliche che sono state elargite a piene mani a vari livelli e che da tempo si sono rivelate enormemente sproporzionate rispetto ai pochi, e finora deludenti, risultati pratici ottenuti.
In prima persona, ho provato queste amarezze e delusioni quando ho vissuto l’esperienza dei due viaggi a Bruxelles insieme all’amico Francesco Mussi.
Con nostra non poca sorpresa ci era stata data occasione, in quei due incontri, di presentare ad alcuni parlamentari europei le risultanze degli esperimenti che avevamo condotto per la lotta alla varroa con la somministrazione di acido citrico; in quella circostanza non mancammo di illustrare anche il nostro pensiero sulla drammatica realtà delle numerose avversità che affliggono gli alveari. A questo proposito, però, constatammo che i vari deputati che avvicinavamo, dopo averci cortesemente ascoltato, spostavano però il discorso sui neonicotinoidi, dicendosi convinti che esclusivamente a questi fosse da attribuire la responsabilità di tutti gli inconvenienti.
A parole, ricevemmo molti apprezzamenti. In concreto, però, tutto si è risolto in un nulla di fatto. Tutto è stato avvolto e sepolto in un assoluto silenzio e sono convinto che le carte che distribuimmo siano state destinate a non altro che ad alimentare le macchine “mangia-documenti”: troppi e troppo vasti gli interessi che ruotano intorno al settore!!
Venne, quindi, spontaneo pensare che, forse, l’argomento “neonicotinoidi”, dei quali, peraltro, non si può disconoscere la nocività, era un “escamotage” per eludere tutte le altre avversità ed evitare di affrontarle, mantenendo invece accesi i riflettori su un problema che arreca sì danni, e che in realtà, però, sono circoscritti (le api muoiono anche nelle zone dove i neonicotinoidi non vengono usati), ma sul quale si ritiene opportuno e utile concentrare l’attenzione, forse al fine di procurare alla ricerca scientifica un ottimo motivo per stendere specifici piani di studio e ottenere lauti finanziamenti per la loro attuazione.
Era consequenziale per me il dubbio che fra coloro che, ad ogni livello, detengono il potere di condurre i giochi, fosse cementata una precisa, concorde volontà di “gestire” la drammatica situazione che l’apicoltura sta soffrendo sotto molteplici aspetti, per utilizzarla strumentalmente al fine di piegarla a potenti interessi tanto inconfessati ed inconfessabili quanto ormai del tutto palesi.
Dubbi che ora, mi creda senza alcuna soddisfazione ma anzi con senso di angoscia e timore, constato che prendono certezza alla luce dell’ottimo articolo di Francesco Colafemmina.
Mi sento in dovere di porgere a questo Autore un caloroso ringraziamento per avere, con alta competenza, con coraggio, con illuminante chiarezza e senza peli sulla lingua, messo il dito nel profondo della piaga, portando allo scoperto, con dovizia di particolari circa le motivazioni e i disegni sottostanti, le “MANIPOLAZIONI IDEOLOGICHE E I CONDIZIONAMENTI DI MASSA CUI SONO SOTTOPOSTI GLI APICOLTORI DA COLORO CHE HANNO NON SOLO UNA FORMAZIONE SCIENTIFICA MA ANCHE ALTISONANTI TITOLI ACCADEMICI”
Ce n’è da “far tremare le vene e i polsi” per lo sconcerto e l’indignazione, tanto più che è sorprendente scoprire ora, tramite il detto articolo, che il Dottor Carli minimizza l'azione negativa dei neonicotinoidi nei confronti delle api e quindi ne tenta una difesa in piena contraddizione con l'opinione dei parlamentari di cui ho riferito più sopra. E' anche questa, da parte del dottor Carli, una “manipolazione?” Tutto quindi è una manipolazione?
Si agitano in me molte domande dalle quali traggo impulso a rivolgere un appello, tramite Lei, a tutti gli apicoltori di “buona volontà”.
Viviamo, non so per quanto altro tempo ancora, vista l’attuale situazione di generale caos politico ed economico, in un regime di democrazia rappresentativa, in cui i pochi che siedono al vertice hanno un’imprescindibile necessità di conservarsi il consenso dei molti senza il quale “perderebbero” le poltrone.
Orbene, in questo generale caos, siamo in tanti a vivere la brutta realtà dell’apicoltura, a soffrirne i disagi, i pericoli e le incertezze, mentre i politici, gli accademici e gli affaristi ne stanno traendo vantaggi come parassiti; e se siamo in tanti perché non prendiamo l’iniziativa di una consapevole ed energica reazione, riunendo la forza delle idee che scaturiscono da ogni singola esperienza per amalgamarle in uno o più gruppi di lavoro che in modo costruttivo, formulino e presentino a chi di dovere concrete proposte operative che facciano sentire alta e forte la voce della cosiddetta “base” e gettino sassi nel putrido stagno creato da coloro che hanno tutto l’interesse a mantenere lo “status quo”?
Sono convinto, cioè, che solo un deciso, esteso, intelligente e propositivo movimento “dal basso” possa far uscire allo scoperto e mettere pubblicamente di fronte alle loro responsabilità i “signori” del potere politico, economico, scientifico e tecnologico ed indurli a riflettere che è giunto anche per loro il momento di cambiare, di mettersi in atteggiamento di attento ascolto del grido di allarme che si leva da più parti, di scendere a più miti consigli e di indirizzare finalmente al servizio del vero bene delle api e dell’apicoltura le loro capacità ed i finanziamenti elargiti dalla comunità.
Questa iniziativa potrebbe anche servire, stimolando l’attività delle loro Associazioni, a diffondere tra gli apicoltori conoscenze, indirizzi di formazione, suggerimenti e supporti che finora, come ben osserva F. Colafemmina, sono sempre del tutto mancati, lasciando gli apicoltori completamente abbandonati a se stessi.
La ringrazio per l’attenzione e per quanto potrà fare in relazione al mio quesito.

Con stima
 
(by Luciano Crocini - 19.12.2013)