Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Le api rischiarono la fine dei dinosauri 65 milioni di anni fa
[Torna all'indice generale]
  
Circa 65 milioni di anni fa, la grande estinzione di massa che segnò il passaggio dall’era mesozoica a quella cenozoica, non spazzò via solo i dinosauri. A quanto pare a farne le spese furono anche le api. Secondo ricercatori dell’Università del New Hampshire, capire cosa è successo in passato a questi insetti impollinatori può essere utile a comprendere meglio e fronteggiare i rischi che corrono oggi, e non solo per arginare gli effetti sulla biodiversità ma anche per le possibili ripercussioni sull’agricoltura, che dipende dalle api per l’impollinazione di molte coltivazioni.

API CARPENTIERE
Come spiega Sandra Rehan, insieme a colleghi australiani della Flinders University e del South Australia Museum, per molto tempo si è ipotizzato che il diffuso declino delle api carpentiere (della sottofamiglia Xylocopinae), verificatosi in concomitanza con la scomparsa dei grandi dominatori del pianeta, al termine del Cretaceo e all’inizio del Paleocene, fosse legato all’estinzione delle piante con fiori, le angiosperme, che erano fondamentali per la loro sopravvivenza. «Ma diversamente dai dinosauri, non ci sono numerose tracce fossili di api, quindi è sempre stato molto difficile confermare questa ipotesi», precisa Rehan, docente di scienze biologiche all’Università del New Hampshire.

FILOGENESI MOLECOLARE
Per ovviare alla mancanza di consistenti resti fossili, il team di ricercatori ha utilizzato una tecnica chiamata filogenesi molecolare. Hanno cioè analizzato le sequenze di Dna di 230 specie appartenenti a quattro «tribù» di api carpentiere, di tutti i continenti, per comprenderne la storia evolutiva e individuare somiglianze e differenze emerse nel corso del tempo. Incrociando i dati fossili con le analisi genetiche, i ricercatori hanno, dunque, elaborato un modello che fa luce sulla grande moria di api che si è verificata in passato. E hanno riscontrato che «qualcosa di importante è accaduto a queste popolazioni di api, proprio mentre i dinosauri si estinsero».

LA STORIA EVOLUTIVA
Le loro analisi indicano alcuni aspetti cruciali della storia evolutiva delle Xylocopinae: la loro origine risale al Cretaceo medio, circa 150-100 milioni di anni fa, in parallelo alla rapida espansione delle eudicotiledoni, un importante gruppo di angiosperme. Poi, sostengono i ricercatori, indipendentemente dai diversi fattori che possono aver contribuito a modificare gli ecosistemi terrestri al termine del Cretaceo e all’inizio del Paleocene (l’impatto di un meteorite, i cambiamenti climatici dovuti a mega-eruzioni e quelli del livello dei mari), ci sono prove evidenti che proprio circa 65 milioni di anni fa il rapporto insetti-piante è stato stravolto. «E data la stretta relazione tra eudicotiledoni e api, è plausibile che il declino delle piante fiorite ha avuto un impatto sulle api, e viceversa» spiega l’autrice dello studio. Insomma, alle api è toccata la stessa sorte delle piante che impollinavano.

SALVIAMO LE API
Capire come questi insetti impollinatori hanno risposto alle perturbazioni ambientali in passato può essere determinante anche per fronteggiare i pericoli che corrono oggi. «E se si potesse raccontare tutta la storia evolutiva delle api, forse oggi ci preoccuperemmo di più di proteggerle», conclude Rehan, ricordando quanto le api siano fondamentali (insieme ad altri colleghi impollinatori) per l’agricoltura e non solo. Infatti, sono preziose per l’ambiente, in quanto favoriscono la biodiversità impollinando numerose colture e piante selvatiche. Ma da decenni ormai si assiste alla sindrome dello spopolamento degli alveari: le api stanno cioè scomparendo. E a mettere a rischio la loro sopravvivenza sono diversi fattori, tra i quali l’uso dei pesticidi e l’infestazione di parassiti che possono provocare esplosioni virali incontrollate. Così come sotto accusa è finito anche l’inquinamento prodotto dai gas di scarico delle automobili, perché interferisce sulla capacità delle api di impollinare i fiori, alterando la loro capacità di riconoscere gli odori floreali.
 
http://www.corriere.it
 
(by Simona Regina - 20.11.2013)