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Non è mio costume servirmi del sito di Apitalia per veicolare il mio pensiero. Ora, però, per quello che è accaduto, è d'obbligo fornire una lettura dell’Assise apistica organizzata dalla rivista Apitalia.
Vengo al dunque. Lo scorso 16 gennaio, a Palazzo Valentini, ho aperto i lavori, leggendo ciò che avevo già preparato prima dell’evento. La ragione? E' semplice, non sono uso a parlare in pubblico e, soprattutto, non volevo andare fuori tema. Per farla breve, una filosofia d'attenzione, quella che mi ha guidato, verso tutti i convenuti. Durante la lettura mi sono emozionato perché, per la prima volta, in platea erano presenti i tre presidenti delle Associazioni Nazionali Apistiche e pensavo si potesse arrivare ad una concertazione operativa; eppoi, l'intento che ci eravamo preposti era proprio quello di fare, esclusivamente, qualcosa per tutta l’apicoltura Italiana.
Comunque, senza personalismi, da parte mia, nei confronti di chi mi ha ceduto una rivista prestigiosa, alcune considerazioni sono tenuto a farle. Subito dopo la cessione, la FAI ha rieditato una nuova testata imitandone persino il nome e mettendo confusione nei lettori stessi e con l'intento, non molto velato, di mettermi in difficoltà. Non è successo grazie al gioco di squadra che ha portato avanti il nuovo gruppo. Anzi... in difficoltà sono andati altri. Ma non è solo ciò che non posso tollerare, visto che non tollero neppure quanto di personale è emerso in una giornata il cui tema era solo quello di parlare di tutti i problemi dell’Apicoltura Italiana. Il momento è drammatico e l'apicoltura è in un vicolo cieco da cui noi di Apitalia intendiamo tirarla fuori, insieme a chi vorrà lavorare con noi.
Inoltre, è inammissibile che un altro presidente, venuto dal nord, lanci dei messaggi senza speranza, accusandoci di essere il partito degli antibiotici e alla lettera dell'apicoltore laziale, che ha perso i suoi alveari, risponda solo affermando che il problema delle morie è ciclico: si ripete a scadenze ben precise. Così, a suo parere, senza piangersi addosso, basta solo andare avanti. Sembra quasi che voglia far finta di non sapere che cosa voglia dire perdere intere famiglie di api e, in virtù di un treno che parte, subito dopo il suo intervento, non trovi di meglio che lasciare la platea, senza un contraddittorio.
Come che sia, ringrazio quanti hanno partecipato all’Assise: ricercatori e apicoltori (rappresentano migliaia di alveari) che sono venuti da lontano, in una giornata dal clima decisamente avverso. Chiudo, ribadendo come già anticipato al termine dell’Assise: “Non posso accettare il personalismo di presidenti che, è apparso del tutto evidente ai più, non parlano a nome dell'Associazione che rappresentano ma solo a titolo personale”.
 
(by Fabio Marucchi, Editore Melitense - 21.01.2013)