Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Programmare l\'apicoltura del Futuro
[Torna all'indice generale]
  
Per l’Apicoltura italiana il 16 gennaio, nel bene e nel male, rimarrà una data importante. Il nostro obiettivo non era certo «un volemose bene» generalizzato e un buonismo d’accatto, come qualcuno ha affermato. Né di essere insultati. Noi non insultiamo nessuno. Il nostro obiettivo era quello di aprire un tavolo delle tre Associazioni nazionali, per analizzare lo stato agonico (malattie dell’alveare, strumenti farmacologici scarsi, reddito degli apicoltori) del settore. Il metodo è in auge in tanti paesi e gli States al riguardo hanno molto da insegnare. Unaapi e Fai, almeno così ci è sembrato, hanno detto no. Ne prendiamo atto, noi, si rassicurino gli apicoltori, andremo avanti per la nostra strada con chi ci vorrà essere.

Pubblichiamo la lettera di Leonardo Manfredini perché fa parte del Dna della Rivista: le sue pagine sono aperte a tutti. E sì, noi siamo il giornale di tutti, non di una fazione.

Massimo Ilari, Direttore Editoriale
Fabio Marucchi, Editore Melitense


Caro Francesco,

ti scrivo perché, dopo l’incontro organizzato da Apitalia lo scorso 16 gennaio a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, ho sentito il bisogno di esprimerti ciò che penso riguardo al futuro dell’apicoltura italiana.
Ho gradito molto, come tutti i presenti in sala, il fatto che tu, Cirone e D’Agostino, finalmente, dopo anni vi siate incontrati di fronte ad una platea.
Sono emerse chiare le difficoltà del settore e il disagio è grande. Personalmente, avrei preferito si parlasse meno di antibatterici e più di metodi e prospettive per la lotta alla varroa credendo che le batteriosi, comparate con la varroatosi, siano meno gravose; ciononostante credo che dobbiamo dare peso a quello di cui si è parlato, anche se con posizioni spesso lontane l’una dall’altra; ma non ci sono verità assolute, anche se credo fermamente in ciò che hai espresso all’inizio del tuo intervento e cioè che il mondo sta cambiando e l’apicoltura con lui e chi rimane indietro semplicemente è destinato quanto meno all’isolamento.
Tuttavia, non credo che l’una.api abbia centrato in pieno ciò che serve per sanare la maggior parte dei disagi che ci sono, in primis, per la lotta alle patologie apistiche e soprattutto per contrastare al meglio la varroa, rendendo le aziende apistiche competitive e capaci di trarre un buon reddito.
Certo questa è la mia posizione, a grandi linee, ma oggi ho letto il tuo editoriale su lapis di questo mese intitolato “l’apicoltura che verrà…”
Ho colto bene le tue preoccupazioni e le ho condivise riguardo alle condizioni climatiche che cambiano e alle grandi colpe che l’uomo ha in tutto ciò oltre ai veleni che noi esseri umani continuiamo a distribuire sui terreni di questo mondo ferito dall’umanità poco responsabile. Sicuramente, anche noi apicoltori nel nostro piccolo abbiamo alterato l’equilibrio naturale degli alveari, importando a suo tempo la varroa (beh, nell’importazione della varroa gli apicoltori c’entrano ben poco; la storia è andata in tutt’altro modo, ndr) e rendendola sempre più aggressiva in 30 anni di tentato sterminio della stessa. Mi chiedo: c’era forse alternativa? Siamo stati semi abbandonati o no dalle Istituzioni? I ministeri, gli enti di ricerca e i veterinari potevano aiutarci efficacemente per poi trovarci oggi in una condizione migliore? Io credo di no, semplicemente perché nel nostro settore ancora girano pochi soldi quindi, siccome e purtroppo, l’interesse per le realtà in questo mondo “marcio” arriva, soprattutto, quando si può fare denaro, di conseguenza troppo pochi vogliono chiudere i buchi che fanno affondare la nostra apicoltura…
Francesco, ti chiedo, onorando anche questa volta il valore in cui credo che è il dialogo, collaborazione e più sensibilità verso la reale situazione che oggi affligge gli apicoltori con più di 500 alveari (500 per rendere l’idea della soglia approssimativa oltre la quale non è possibile fare ingabbiamento di regina e conseguente blocco di covata) e d’altronde tale soglia delinea abbastanza bene la quantità minima con cui si può vivere di sola apicoltura.
In effetti, mi ha colpito la tua durezza di posizioni di fronte alle grandi sfide da affrontare e vincere, sembra che vuoi andare avanti da solo senza confrontarti con gran parte dei professionisti apistici e con molte delle grandi esperienze dell’apicoltura italiana… (noi pensiamo che per analizzare lo stato dellapicoltura occorra partire da dati oggettivi. Solo eseguendo questo iter si potranno attuare i provvedimenti del caso. E’ il metodo scientifico, dal quale non si può transigere, ndr).
Credo veramente che se vogliamo fare passi importanti per il nostro futuro ci vogliono posizioni meno rigide, senza per questo tradire le proprie convinzioni; se nel dialogo emergono orizzonti degni di uno sguardo, guardare e valutare è opportuno perché, c’è, come credo che ci sia, molta luce nelle tue posizioni, e credo altrettanto che qualcosa luccicante ci possa essere in giro ma sempre se…; non devi rinunciare alle tue nobili posizioni ma devi dialogare e non è una forzatura secondo me voler unire le parti in tempo di grandi difficoltà, non credo che sia come tu hai detto nel tuo intervento e cioè un “forzato buonismo” quello di voler collaborare ma è solo la necessità di aiutarsi e comprendersi per sopravvivere a questa grande battaglia che stiamo vivendo…
Molti apicoltori ti sono stati vicino quando, l’anno scorso, ti hanno aiutato a riprenderti dalla grande moria di api che hai avuto; ma tanti come te passano i guai ogni anno per andare avanti ed un caso che mi sta particolarmente a cuore è quello di mio cugino Luca Manfredini che, per la seconda volta in 6 anni, è in ginocchio per aver seguito le direttive sanitarie Una.api, e non voglio dire con questo che non sia una strada giusta la tua e del tuo gruppo, in prospettiva, perché, come ti ho detto, ne condivido i principi. Credo, però, che sia irresponsabile pensare che possa essere una soluzione per tutto il comparto: dobbiamo confrontarci di più, ma non solo io e te bensì un po’ tutti i principali operatori e non solo una volta o due ma a cadenza regolare almeno ogni 6 mesi o qualcosa del genere per i prossimi anni a venire.
Francesco, il tuo impegno è stato a dir poco lodevole per l’apicoltura; considera ciò che ti esprimo e soppesa tutta la mia buona volontà.

Un abbraccio
 
(by Leonardo Manfredini - 18.01.2013)