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Il mondo delle api a misura d'uomo
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Partecipo volentieri all’iniziativa di Apitalia, portando il mio contributo di ricercatore e docente universitario in igiene e tecnologie alimentari, insieme a quello di appassionato apicoltore, alle prime armi. Ringrazio gli organizzatori per avermi consentito di presenziare a questo incontro, che mi mette nelle condizioni di acquisire nuove informazioni su un settore che solo da poco tempo ho avuto modo di conoscere.

Porto volentieri la mia testimonianza, anche perché condivido le motivazioni che hanno mosso gli organizzatori. C’è davvero bisogno di “ascolto delle realtà del mondo apistico e dalla messa a fattor comune di esigenze e proposte di miglioramento”.

Non è difficile rilevare come l’apicoltura, gli apicoltori, le api, stiano attraversando un momento talmente critico da non avere precedenti di cui si ricordi. Il progressivo peggioramento delle condizioni in cui tutti gli attori di questo settore esercitano la loro professionalità sembra evolvere in direzioni che non offrono prospettive di miglioramento.

In chi minimizza la situazione drammatica, basta segnalare come, anche a prescindere da molte altre motivazioni, in nessun altro settore zootecnico si verificano annualmente mortalità del 25, 30, 50%. Pensate ad immaginare un allevamento suino, un allevamento ovino, un allevamento bovino: epidemie quali quelle che trovano modo di esprimersi patologicamente nelle api provocherebbero il trasformare stalle e ovili in cimiteri. Qualcosa simile alle campagne di abbattimento volontario di massa, quali quelle che si svolgono per contrastare la diffusione di malattie infettive, come l’afta epizootica. Una situazione insostenibile !

Rispetto a tutto questo, il chiederci “che fare” assume addirittura un imperativo etico. Guai a lasciare spazio alla frustrazione: intere professionalità di grande tradizione sembrano non trovare il bandolo per offrire risposte adeguate. Guai a lasciare spazio alla frantumazione: non serve attribuire ad altri responsabilità dalle quali non scorgiamo suggerimenti utili. Guai a lasciar spazio alla rassegnazione, l’isolamento neutralizza sempre le risorse migliori.

Dobbiamo creare le condizioni per poter ripartire. Ripartire da alcuni punti fermi, non negoziabili.

La fiducia che i consumatori ripongono verso i prodotti delle api. Si tratta di un valore elevatissimo, costruito in anni di lavoro. Non deve essere messo in discussione. A contrario necessita di essere ben compreso e tutelato; con le unghie ! Se serve.
Si tratta di un bagaglio senza prezzo. Quando c’è, sembra sostenuto da un sogno, ma può essere annullato da fatti anche infinitesimali.

E’ un valore che le api per buona parte sostengono direttamente. Dimostrano infatti di suscitare un fortissimo sentimento di empatia. E’ facile volergli bene. Come non riconoscerci in questo insetto. Come non specchiarsi per vedere riflessi i nostri valori, ma anche le nostre ansie. È l’organismo che meglio di altri rappresenta il paradigma della nostra esistenza:
l’etica del lavoro, l’unica che conta, l’unica che dimostra di essere capace di consentire un riscatto umano; la fragilità all’evolvere di condizioni climatiche ed ambientali, sulle quali sentiamo di avere responsabilità pesanti.

Sono venuto ad ascoltare, a capire, a trovare conforto. Ma sono venuto anche ad ascoltare per mettere a disposizione le mie competenze nell’elaborare strategie di miglioramento.

Carlo D'Ascenzi

Associate Professor of Food Hygiene and Technology
Director of Regional Lifelong Training and Education Center in the Field of Veterinary Public Health and Food Safety (CERERE)
Department of Veterinary Science, Viale delle Piagge 2 – 56124 Pisa
tel. segr. (+39) 050 2216720 telefax (+39) 050 2216706
University of Pisa - Department of Veterinary Science
Viale delle Piagge, 2 - 56124 PISA
tel. Uff. 050 2210212 - 050 2216986
telefax 050 2216941
 
(by Carlo D\'Ascenzi - 16 gennaio 2013)