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Buone pratiche apistiche
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Troppo spesso, ultimamente, sento utilizzare queste tre parole: Buone Pratiche Apistiche.
Dobbiamo interpretarle come un ammonimento? Si riferiscono al ragazzo che ha appena iniziato l'attività o ai professionisti?
Vanno inserite in un contesto ristretto o più ampio?
Vengono dette genericamente, tanto per parlare, poiché non si è in grado di formulare precise indicazioni per contrastare efficacemente diverse patologie che stanno distruggendo i “nostri” alveari?
Ma che cosa significa “BUONE PRATICHE APISTICHE?”
Vediamo nel dettaglio:
1) Sostituire ogni anno 2/3 telaini con foglio cereo o anche più?
2) Tenere sollevate dal terreno le arnie per proteggerle dall’umidità tagliando periodicamente l’erba davanti al predellino?
3) Tenerle leggermente inclinate in avanti per non avere ristagno di acqua e di condensa?
4) Travasare, ogni 2/3 anni in arnie pulite e manutenzionate, utilizzando pitture idonee?
Entriamo nel dettaglio, se si conducono degli alveari non si può parlare di Buone Pratiche Apistiche, in questo modo. E sì perché si offende, senza voler alzare troppo i toni, il lavoro dell'apicoltore.
Noi non vogliamo certo far morire le “Nostre” api e come potrebbe essere altrimenti?
Un po' di chiarezza per tutti. Noi Apicoltori abbiamo tutti gli interessi affinché le api stiano in salute, al fine di produrre quello “strano prodotto” che si chiama Miele, per poi venderlo. Una parte del ricavato (sempre più esiguo) è il “Nostro” guadagno e il resto si chiama Tasse.
Che fine fanno questi denari?
Servono per la “Scuola”, per la “Assistenza Sanitaria”, per le “Opere Pubbliche”, per i “Festini Rosa” di alcuni e per lo “stipendio e la pensione” dei dipendenti pubblici e tante, tante altre cose ancora… Tutto giusto, ma per dire che gli apicoltori mettono la loro parte. E che cosa riceviamo in cambio?
Oppure, la capziosità di queste tre parole è indirizzata a coloro che nel passato, nella più completa disperazione hanno utilizzato principi attivi non autorizzati?
Ma c'è mai stato qualcuno disposto a sentire “Noi Apicoltori” quando urlavamo e urliamo le nostre difficoltà? E veniamo al dunque.
Buone Pratiche Apistiche io le interpreto come “Buona Professionalità” e per questo vi invito a leggere attentamente gli atti dei processi a capo di molti apicoltori… non la sentenza finale, ma gli sviluppi emersi nei dibattimenti.
Forse, Buone Pratiche Apistiche era inteso anche su come fare i prelievi e le analisi dei mieli! Alla lettura non sembra proprio così.
Stiamo vivendo una forte e grave crisi economica che a mio parere ci impone una grande prudenza e una volontà collettiva per metterci in condizione di produrre al meglio, aprendo bocca con effettiva cognizione di causa.
Per me , e penso per molti altri - facciamo questo lavoro da tempo - dirci di applicare Buone Pratiche Apistiche è offensivo perché noi già le applichiamo. E le sappiamo applicare visto che la nostra schiena è sempre china sugli alveari: “Tutto il resto è noia” come canta Califano.
 
(by Sergio D’Agostino, Presidente A.N.A.I. - 13.11.2012)