Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
S.O.S. Apicoltura
[Torna all'indice generale]
  
S.O.S. Apicoltura
Progetto presentato da un gruppo di Apicoltori professionisti all’onorevole Amalia Schirru (PD). «Noi condividiamo appieno l’iniziativa di porre il problema apicoltura alle Istituzioni. Crediamo, inoltre, che da questo dialogo possa nascere la crescita di tutto il comparto. L’Apicoltura ha bisogno di nuove idee e nuovi atteggiamenti. A.N.A.I. è nata proprio per questo» ha dichiarato Sergio D’Agostino Presidente di A.N.A.I.

Apitalia non può che essere d’accordo con questa linea che ha sempre contraddistinto l’attività della Rivista. Noi siamo per gli Apicoltori e l’Apicoltura: per la loro crescita, tutto il resto viene dopo. Ci impegneremo a portarla avanti. Uniti per l’Apicoltura.

Del resto, Apitalia, recentemente, aveva già dato risalto al lavoro della Schirru in favore delle Api. L'Onorevole si era battuta al fianco degli apicoltori sardi per contrastare la Psilla Lerp «Psilla produce dei danni che determinano la contrazione produttiva del miele di eucalipto, tra il 50-60%, dunque chiedo, previa verifica di impatto ambientale, l’impiego dell’insetto Bliteus Psyllaephagus»

Massimo Ilari, direttore editoriale Apitalia

*/*

Vista l’assenza totale di presidi sanitari per difendersi dalle forme non sporigene (peste europea), attualmente, l’apicoltore deve o sopprimere le famiglie in toto o eliminare completamente i telai all’interno dell’arnia (messa a sciame) con risultati di risanamento inferiori al 50% il 1°anno e, nel 50% rimanente, ritrovarsi un ulteriore 20% di reiterazione della batteriosi al 2° anno. Sempre con le attuali regole, risulta che un problema risolvibile immediatamente al 100%, attraverso l’uso consentito di presidi sanitari battericidi, viene nei fatti risolto soltanto in minima parte e con notevoli perdite economiche e di forza lavoro per le aziende.
Il problema delle batteriosi è assolutamente endemico, attualmente viene poco denunciato dagli apicoltori che preferiscono rinunciare immediatamente alle famiglie malate, altrimenti assolutamente curabili, in quanto alcuni rimedi proposti risultano, apparentemente, peggiori delle batteriosi stesse, anche perché, se non completamente estinte appena diagnosticate, rischiano di contagiare l’intero apiario.
L’incidenza della batteriosi non sporigena (peste europea), negli ultimi anni, è valutabile intorno al 15-20% medio del numero degli alveari condotti, mentre dai dati ufficiali, stante la quasi inutilità e l’antieconomicità degli interventi senza presidi sanitari, la percentuale media dei casi denunciati non rende assolutamente evidente il problema.
Rimedi proposti
L’apiario, qualunque sia il numero degli alveari, professionalmente e sanitariamente, va visto come un corpo unico esattamente come tutti gli altri allevamenti intensivi e ciò prevede a nostro avviso :
1) blocco immediato della batteriosi con l’eliminazione dei soli favi di covata malata in apiario;
2) diagnosi veloce da parte dell’autorità preposta (24-48 ore);
3) immediata cura con prodotti battericidi degli alveari che presentano i sintomi conclamati;
4) monitoraggio da parte dell’ASL in collaborazione con l’apicoltore.
Risultati previsti
1) completo e immediato risanamento dell’alveare che può continuare la stagione, completando i pochi favi eliminati, senza pericolo di reiterazione della batteriosi e andare a raccolto risanato;
2) eliminazione, alla radice, della prolificazione della batteriosi all’interno dell’apiario e del suo raggio di volo, senza soppressione della famiglia e conseguente grave perdita economica per l’apicoltore e l’ambiente impollinato;
3) portare all’evidenza dei numeri un problema sanitario che potrebbe essere gestito dai veterinari liberi professionisti, con, eventuale e auspicata collaborazione degli IZS di riferimento.
Per non dar luogo ad equivoci, ripetiamo che per le forme sporigene, come la Peste Americana, confermiamo l’assoluta necessità di sopprimere l’alveare e distruggere tutti i favi.
Nell’ottica, sempre assolutamente prevalente che soltanto collaborando con le istituzioni si riuscirà ad arrivare a soluzioni stabili e definitive, è urgente che si attuino ulteriori iniziative affinché al più presto vengano autorizzati presidi sanitari al pari di tutti gli altri comparti del mondo animale.
Gli alveari in Italia, il cui numero è stimato in 1.200.000 -1.400.000 unità, circa, è condotto all’80% da aziende professionistiche, mentre soltanto il 20% da apicoltori semiprofessionisti o da altri cosiddetti hobbisti.
Comunque, l’opera di questi tre gruppi di operatori del settore è assolutamente positiva in quanto la sola gestione delle api sul territorio produce ricchezza in chiave ambientale a costo zero e senza impatti negativi a nessun livello.
Il numero degli alveari condotti da un’azienda professionistica varia da 800 a 1500, mediamente, e i metodi di conduzione sono diversi dalle altre due “categorie” per quanto concerne l’organizzazione nei laboratori e negli spostamenti da apiario ad apiario e da apiario al laboratorio.
Le tecnologie, specialmente negli ultimi anni, hanno soltanto velocizzato le operazioni nell’estrazione del prodotto in sede, sul campo, però, la manualità è la stessa di 100 anni fa, rimanendo, infatti, insostituibile l’opera dell’apicoltore che deve aprire gli alveari, valutare, diversificare e decidere le varie operazioni in relazione al contesto ambientale e stagionale.
Infatti, la produzione reale e potenziale di una Azienda Apistica è determinata dalla capacità tecnica dell’apicoltore, derivante da decenni di esperienza e dalla formazione che ha saputo dare ai suoi collaboratori.
In definitiva, affermiamo con forza che le Api sono un capitale per l’ambiente mentre per l’apicoltore il vero capitale rimane il lavoro che riesce a svolgerci sopra, per cui il fattore tempo, in tutte le operazioni sul campo, è assolutamente determinante.
Avere a disposizione Presìdi sanitari nuovi e una normativa efficace, agile e leggera valgono molto di più di contributi a fondo perduto.
Attualmente, lamentiamo ritardi nella ricerca di nuovi Presìdi sanitari o assenti (peste europea) o, ad oggi, a rischio di farmaco resistenza, oltre che costosi (varroasi).
Nella lotta alla varroasi, i tempi di applicazione di metodi alternativi agli acaricidi (vedi ricerca ed ingabbiamento delle regine) risultano assolutamente non praticabili dalle aziende professionistiche, quindi accessibili soltanto ad apicoltori che gestiscono pochi alveari.
Si è creata negli anni una situazione in cui almeno due delle tre Associazioni nazionali si sono dimostrate più sensibili a tutelare i problemi degli apicoltori non professionisti, numerosi nelle iscrizioni, piuttosto che quelli dei professionisti.
Più volte si è tentato di far capire che un cosa è risolvere un problema all’80% degli apicoltori ed altro è risolvere lo stesso problema all’80% degli alveari.
Chiediamo che per la varroasi vengano sperimentati e approvati nuovi Presìdi sanitari molti dei quali già esistono a livello europeo, ripetendo che nella loro applicazione in campo, il fattore tempo è determinante.
Ribadiamo che il problema, sempre a livello professionistico, sia per le pesti e le varroasi, sta diventando drammatico e mette a rischio la sopravvivenza di centinaia di aziende e di migliaia di posti di lavoro, nonché dell’80% della produzione nazionale.
Si sottolinea che non servono interventi di assistenza economica, ma soprattutto di una normativa che consenta agli apicoltori di operare con nuovi Presìdi sanitari adatti ad arginare malattie e parassitosi.
Piace ricordare:
1) che l’ape italiana è la migliore del mondo;
2) che gli apicoltori italiani sono padroni di tecniche di conduzione assolutamente all’avanguardia che ci invidiano e ci copiano dall’estero;
3) che questi saperi, acquisiti in decenni di lavoro sul campo e tramandati di generazione in generazione, rischiano di andare persi per sempre;
4) che, mediamente, in Italia utilizziamo soltanto il 30% del potenziale nettarifero delle nostre colture e che addirittura importiamo migliaia di tonnellate di miele ogni anno per soddisfare le richieste interne.
Ovviamente ci rendiamo conto che non è naturale che un gruppo di Apicoltori, anche se assolutamente rappresentativo per numero di alveari condotti, chieda direttamente un fattivo interessamento ai problemi del settore quando i naturali interlocutori dovrebbero essere le organizzazioni nazionali, ma questo dà anche l’esatta misura dell’importanza del problema sanitario e dell’urgenza nell’adozione di provvedimenti adeguati.


Un gruppo di apicoltori professionisti


 
(by Apitalia / 31.10.2012)